Esercizio extra – Cancello


Regole. Talvolta ce le autoimponiamo, talvolta ci vengono imposte.
E se volessi sapere cosa c’è dietro questo cancello? Perchè gli spazi urbani devono per forza essere preimpostati, asettici e schematici? Voglio andare oltre quel cancello!
Avete a disposizione:
– Una sfida alle regole
– Un cancello
– Questa foto

Inventate una storia di tre frasi.

cancello

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23 pensieri su “Esercizio extra – Cancello

  1. Il mio angolo di mondo è al di là.
    Varcherò i confini e sarò esattamente lì.
    Perché un cancello chiuso non può nascondere ciò che sono.

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  2. Non è giusto, io non me ne vado da qui davanti finché non ci ridaranno
    “l’underground garage” per suonare.
    Ci state tutti ragazzi?
    Alla faccia di chi ci vuol cacciare per costruire un supermercato.

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  3. OK, mi giro ancora una volta a guardare il cancello:non ci posso credere, sono libera, felice e mi fotto di paura!
    Non ci sono più regole a scandire la mia quotidianità, rassicuranti regole che ti privano della responsabilità di scegliere…
    Beh…ora sono IO e scusatemi, ma non è poco!

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  4. Istintivamente guardai oltre il cancello e mi sentii prendere da una strana pressione allo stomaco. Avrei voluto scavalcare quel ostacolo per dimostrare alla società che non esistono cancelli che possano fermarmi, ma non lo feci perché stava arrivando una pattuglia dei carabinieri. Al di là c’era il sogno, l’illusione, la mia capacità di calarmi in una dimensione estemporanea. Al di la del cancello c’era…

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  5. Buongiorno! Ieri ho visto lo stesso esercizio con quella stessa foto però c’era scritto di realizzare una storia la cui protagonista era un/una ragazzino/a delle superiore e in qualche modo doveva c’entrare anche justin bieber. È stata sostituita?! Avevo già iniziato a scrivere XD

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  6. Mi sono imposta regole che non ho intenzione di rispettare, che mi stanno male addosso, come un vestito cucito da una sarta inesperta. Voglio superare il cancello imposto con violenza dai limiti che ho sempre creduto di avere, ma che non sono me. Sguscerò al di là delle sbarre furtiva e sprezzante come un gatto selvatico, per respirare l’ignoto e aprirmi a orizzonti capaci di sorprendermi.

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  7. Non riescono a capire che non sono malato, non sono stupido, ho solo qualche problema nel controllo dell’ira e sì, potrei diventare pericoloso in certe situazioni, ma perché non posso godere degli stessi diritti degli altri quando invece i miei nervi quietano? Dopotutto sono anch’io una persona, anch’io ho bisogno di aria, di cose nuove; ho bisogno di sentirmi vivo e di trovare là fuori qualcuno che mi sappia ascoltare. Basta, non m’interessa che mi definiscano “pazzo”, non m’interessa quel che potrebbe accadere dopo; voglio uscire di qui: stanotte scavalcherò quel cancello per sentirmi libero di respirare, respirare finalmente, come mai mi è stato concesso in tutta la mia vita.

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  8. Dunque, l’immagine è la stessa di questo esercizio e il tema era/è una sfida alle regole, un/una ragazzino/a di diciasette anni e Justin Bieber.

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  9. Diciassette anni e il desiderio di volersi sentire diversi. Esatto, diversi. Non uguali e non per forza amalgamati con gli altri ragazzini della sua età. Alessandra è sempre stata una ragazza speciale, si distingueva dagli altri bambini già quand’era piccola. Si distingue per il suo sguardo sicuro, determinato e non incline alle influenze; per la sua voglia di esprimere quel che pensa in base alla situazione in cui si trova ma anche per la sua voglia di stare in silenzio quando lo ritiene opportuno, o semplicemente perché così si sente di stare, in silenzio. Un silenzio che per tanti suoi coetanei è strano, non normale al “ragazzino comune”. Invece per lei è un silenzio che urla, che comunica tanto. Questi sono tratti che l’hanno sempre caratterizzata, ma non sono in tanti a capirlo. Il punto è che ad Alessandra non importa, lei si sente se stessa e tanto le basta. Non appartiene alla grande città, è cresciuta in un piccolo paese in provincia di Torino. Forse è anche per questo che si accontenta delle piccole cose. Non pretende mai niente e si sacrifica per ciò che vuole ottenere. Non le piace la pappa pronta, ecco. Senz’altro il merito va anche ai suoi genitori che le hanno passato un certo tipo di educazione. A questa, lei aggiunge del suo. Quel che lei ha dentro è un insieme di valori che alla sua età è difficile trovare. Lei però li conserva molto gelosamente perché ci crede.
    Ha diciassette anni e non ha ancora avuto un ragazzo, non ha ancora dato il primo bacio. Avrebbe avuto diverse occasioni ma non li riteneva mai “quelli giusti”. Quando sembrava che fosse arrivato quello giusto, lui le aveva fatto chiaramente capire che voleva portarla a letto e che con lei non aveva tutte queste serie intenzioni. Alessandra l’ha lasciato perdere, non le interessava avere accanto una persona simile. Non che non ci sia rimasta male, ma in quel momento era più importante ciò in cui credeva, ciò in cui crede. Non ci tiene a far la gara con le sue amiche a chi ha avuto più ragazzi. Invece per le sue amiche sembra una questione di vita o di morte.
    Ad Alessandra inoltre non piace bere, quindi il sabato sera esce soltanto quando col suo gruppo di amici viene organizzato dell’altro, altrimenti sta a casa. Questo accade spesso, visto che i suoi amici preferiscono darsi all’alcool quasi sempre. Ha una migliore amica con la quale condivide tante cose, anche le uscite. E piuttosto lei preferisce così. Preferisce una buona chiacchierata con un’amica al divertimento senza limiti di un sabato sera in cui tutti gli altri sbiascicano parole incomprensibili o senza senso invece di parlare.
    Alessandra ha poi gusti musicali non così tipici per la sua età. Un tempo li aveva, forse. Conservava in camera sua un poster con una band del perido che, ovviamente, è sparita quasi subito, nonostante le ragazzine fossero disposte a morire per i suoi componenti. Poi quel poster è stato strappato, lasciando il posto ad un altro. Ma stavolta si trattava della squadra nazionale maschile di pallavolo. Ha una passione sconfinata per questo sport e i pallavolisti sono diventati i suoi idoli. Non ha impiegato molto a deviare i suoi gusti verso qualcosa che la interessava per davvero, doveva solo prenderne consapevolezza. Non è tipo da gregge, lei. Lei vuole sentirsi autentica, vuole sentirsi se stessa. Ha dei genitori che la accompagnano ad un concerto di Ligabue, non di Justin Bieber.
    Alessandra vive così ogni giorno della sua vita: una sfida alla normalità e una continua ricerca di se stessa.

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