Miniesercizio 15 – La mossa vincente


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Queste quattro persone anziane stanno giocando a Go: il gioco di strategia più complesso al mondo. Uno di loro sta per compiere la mossa vincente. Ma nessuna vittoria a Go, in questo momento, può fargli dimenticare la sua preoccupazione più grande.

In questo miniesercizio dovrai raccontare una storia di 100 parole avendo a disposizione:
– Una mossa vincente;
– Una preoccupazione;
– Questa foto

Quindi, 100 parole.

Come sempre commentate qui! E sui vostri social se volete! (Siamo contenti se ci citate).

Giovedì pubblicheremo uno dei vostri racconti! Quindi insieme allo svolgimento inserite anche i vostri contatti se volete!

Buon divertimento!

12 pensieri su “Miniesercizio 15 – La mossa vincente

  1. Erano a fine partita. I suoi avversari non lo intuivano ancora, ma lui sapeva cosa fare. E sapeva anche che gli sarebbe bastato per vincere. Nonostante la vittoria imminente, però, non riusciva a pensare ad altro che a sua moglie. Gli amici lo avevano trascinato fuori di casa per farlo distrarre da quella situazione, ma lui non poteva staccarsi dallo strazio che riempiva ogni lembo degli abiti, ogni battito di ciglia. Continuava a rivedere il corpo inerte della sua compagna di una vita adagiato sul letto, così piccolo da assomigliare a quello di una bimba, ma rattrappito dalla lunga malattia.

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  2. La mossa vincente era a portata di mano per Giuseppe. La gara nazionale di “go” era stata la sua più grande aspirazione. Essere li a giocare forse la sua ultima partita era per lui più importante di ogni cosa. L’unico rimpianto quello di non aver la certezza di poter arrivare in finale. ” la malattia mi sta portando via i giorni più belli della mia vita” ripeteva agli amici. ” ma io non mi arrendo, resisterò.” Poi gli occhi gli si gonfiavano di lacrime, non per lui, che non aveva mai avuto paura in vita sua di affrontare la vita e di sfiorare la morte, ma per sua moglie Margherita. I due avevano sempre giocato insieme fino a che lei mori. Giuseppe le giurò sul letto di morte che avrebbe vinto per lei. Dopo quelle parole sia moglie chiuse gli occhi e spirò, con il sorriso sulle labbra. Da quel giorno Giuseppe ebbe un unico pensiero, vivere per la promessa fatta a sua moglie. Ma pochi mesi prima del torneo nazionale la doccia fredda, una malattia che gli lasciava solo pochi mesi di vita. ” non gli sprecherò ” disse subito lui alla notizia, lasciando il medico sorpreso per quella reazione.

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  3. “Oggi viene mio figlio! Voglio dimostrargli che il suo vecchio non ha ancora perso la lucidità!” – disse Vittorio ai suoi amici, strizzando l’occhio e sfoggiando uno di quei suoi soliti sorrisini tipici di chi sta per combinarne una. “Guardate che cosa vi combino ora, sono pronto a scommettere che nessuno di voi ha mai concluso questo gioco in così poco tempo!” – aggiunse quasi vittorioso. Il suo nome sembrava una garanzia.
    “Dai Vittorio, fa’ l’ultima mossa e non lasciarci in agonia! Almeno dopo potremo goderci un buon bicchiere di vino!” – esclamò Pietro, con gli occhi che già brillavano.
    “Ti sei forse dimenticato dove siamo?” – domandò Umberto, con un tono di spudorata realtà. Poi continuò: “Non siamo più nel nostro tanto amato circolo. Le infermiere non ci permetteranno di toccare neanche un goccio! Ci hanno già scoperto una volta, sequestrandoci la bottiglia. Ci tengono d’occhio quelle!” –
    “Ah già…” – sospirò Pietro.
    Il volto di Vittorio intanto si fece grigio. “Le infermiere…la bottiglia sequestrata…la libertà che non abbiamo più…e mio figlio che si è dimenticato di me…ora ricordo, sono mesi che non viene a trovarmi.” Il suo sguardo si era perso nel vuoto. Fissava un punto indefinibile davanti a sé, mentre i suoi amici tenevano gli occhi bassi per paura di incontrare i suoi e leggervi tutta la sofferenza. Alzandosi senza dire una parola, abbandonò il gioco e, con una lacrima che gli rigava il volto, si allontanò, pensando all’ultimo incontro che aveva avuto con lui. Non sapeva dire se fosse assente o indifferente quel giorno, fatto sta che lui, suo figlio, gli aveva dato chiari segnali che non sarebbe più tornato. Si lasciò andare al pianto, prendendosi il viso tra le mani e sentendosi più solo che mai.

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  4. eccomi al vostro appuntamento con le sfide su 100 parole

    Sam osserva il tabellone. Tiene un piede sotto la natica. Sa di non avere scampo.
    “Forza Sam” dice Joe sicuro della vittoria e di avere la partita in pugno. Bill e John hanno scommesso che vincerà Joe. Lui è il più forte. Una mente sopraffina. Sul goban il bianco di Joe ha catturato quasi tutte le nere di Sam. Tenendo il nero tra le due dita, finge di posarla nell’unico punto possibile. Poi la mette laddove Joe non si aspetta. La mossa del suicidio. Un sussulto di Joe. Sam ribalta la situazione. Ha vinto. “Colpo da maestro, Sam” ammette Joe.

    L’ho pubblicato sul mio blog. http://wp.me/pNMKv-Jt

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  5. Quando stai per fare la mossa vincente, il tempo si cristallizza: trattieni il respiro e ti illudi che puoi ancora essere una persona normale. Una persona che, qualche volta, può ancora sorridere. A tutti e quattro i giocatori tocca almeno un istante come questo, durante la giornata. Ecco perché giochiamo sempre a Go: per dimenticare la tragedia che ci unisce, noi quattro anziani, unici superstiti di un mondo che è stato spazzato via. Quel che ne resta è solo un miraggio. Non possiamo far altro che aspettare la fine, costantemente afflitti dal senso di colpa dei sopravvissuti.

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