Esercizio Videotelling – Idee


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15 pensieri su “Esercizio Videotelling – Idee

  1. Il mio contratto appena fermato revela la mia responsabilità unica per il bene dell’umanità. Le qualità requisite sono senz’ altro afficaccia, disponibilità e compassione. Estimo questo lavoro unico, incomparabile, incredibile anche celeste. Devo lasciare energia positiva che si traspersa il cuore. Illumina subito presto un’ affermazione solide ai dubbi momentane dal suggetto disperato.
    Così, la voglia di suicidiarsi scapa.

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  2. Di nuovo la sveglia, di nuovo il groppo in gola. Ogni giorno, ogni istante, impressi e compressi in una quotidianità diventata claustrofobica e inacidita dalla fatica costante di recitare. Di mandare giù magoni sempre più spigolosi.
    Poi, sotto la doccia, un’illuminazione inattesa.
    Continuò a pensarci lungo l’intero tragitto che lo portava al lavoro. Rannicchiato al solito posto accanto al finestrino del bus, non riusciva a nascondere la gioia per quella magnifica idea e sorrideva al pensiero di parlarne con il superiore. Come aveva fatto a non pensarci prima? Che importava, ora era arrivata e non se la sarebbe lasciata scappare.

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  3. Vivo lo stesso giorno a ripetizione.
    Ogni luogo ed ogni minuto della mia vita sono identici ai precedenti. Il calendario appeso nel mio ufficio sfiorisce pagina dopo pagina come un albero in autunno, e la primavera non arriva mai.
    Ma tutto questo cambierà presto.
    Ho inventato “l’ufficio itinerante virtuale”. Le pareti si modulano ogni giorno in uno scenario diverso. Ho venduto il brevetto per una cifra strabiliante. Finalmente, io ed i miei colleghi vivremo ogni giorno in un luogo diverso e saremo liberi, fra le quattro mura che delimiteranno il nostro spazio di lavoro.
    Nulla sarà più come prima.

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  4. Ecco la sveglia, un nuovo giorno. Nuovo? No, sarà come tutti gli altri. Aprire gli occhi al mattino e sentirsi già nervosi e svuotati. Questo accade ogni giorno a James. Inizia la giornata senza stimoli, vive di automatismi. Una storia che si ripete e nessuna gratificazione. Anche oggi si dirige in ufficio con la sua valigetta alla mano, carico di tensione. Poi tutto cambia: quando arriva, il capo si congratula con lui per la sua geniale idea sull’evoluzione dell’azienda e gli offre quindi una promozione con un nuovo contratto.
    – Ben fatto! I pannelli solari fanno proprio al caso nostro. Partirai domani per cominciare il progetto. Vado a preparare le carte. –
    – Capo, ma io veramente… –
    James non fa in tempo a parlare che il capo già gli ha dato le spalle. Sente squillare il telefono, un sms di suo fratello con scritto: “A cosa serve essere gemelli?”. E una faccina che strizza l’occhio, in segno d’intesa.

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  5. Non è un’idea da un milione di euro ma un semplice omaggio a Sergio Tofano e il suo signor Bonaventura, che mi hanno svezzato a leggere col Corrierino dei Piccoli.
    Ecco dunque il mio elaborato

    Il signor Bonaventura andava ogni giorno a lavorare come tutti i bravi impiegati con il suo giubbetto rosso e pantaloni bianchi e l’immancabile ombrello. Era sempre allegro anche quando gli capitava di cadere in un buco nero. Non perdeva il suo buon umore, neanche quando gli rubavano il portafoglio. Era sfortunato come Paperino. Non gli andava bene nulla. C’era sempre un inghippo che faceva terminare male ogni impresa. Lui aveva sempre un sorriso per tutti. Alzava le spalle e diceva: “Andrà meglio la prossima volta”. Un giorno trovò per terra un biglietto della lotteria, che vinceva un milione di euro.

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