Miniesercizio 16 – Il monaco


Esistono quei luoghi che ci permettono di guardare all’interno di noi stessi, e vedere tutto il buono che noi abbiamo.

Siete la persona che sta guardando questo monaco buddista. State ascoltando la dolce musica serale prodotta dagli strumenti tradizionali orientali. Il resto, sta a voi. Immaginate qualunque situazione, nella forma che ritenete più adeguata!
Gli unici elementi a vostra disposizione sono:
– Un monaco
– La musica
– Questa foto

Massimo 100 parole.

Come sempre commentate qui! E sui vostri social se volete! (Siamo contenti se ci citate).

Giovedì pubblicheremo uno dei vostri racconti! Quindi insieme allo svolgimento inserite anche i vostri contatti se volete!

Buon divertimento!

IMG_9853

Annunci

10 pensieri su “Miniesercizio 16 – Il monaco

  1. I rintocchi del gong, la litania della preghiera e l’odore dolce dell’incenso accompagnavano il monaco nella sua meditazione al tramonto del sole.
    E via via che proseguiva nella meditazione il suo volto si faceva sempre più sereno.
    La sua vita, apparentemente inconcludente tra le pareti decorate con colori vivaci del monastero immerso nella natura, era più piena di quella di tanti uomini d’affari immersi nel frastuono dei clacson e nell’odore aspro dello smog.

    Liked by 2 people

  2. Un rintocco di gong e le note iniziano a vibrare nell’aria.
    Il mio sguardo va al tramonto, ai suoi colori, alle nuvole che cambiano colore di minuto in minuto in minuto, alle sagome delle montagne che iniziano a diventare sempre più scure rendendo i colori nel cielo ancora più forti. Giallo, arancione, rosa, viola azzurro fino ad arrivare alla notte, al blu puntinato di stelle. Il suono del gong accompagna il tramonto e i miei pensieri , cerco di fare chiarezza nel mio cuore, cerco di capire se i miei dubbi sono solo insidie del male. Le stelle mi aiuteranno.

    Liked by 1 persona

  3. Quella musica emanava dal più profondo spirito del silenzio, un monito che blandiva i sensi fino a condurli nell’olistica condizione del Nirvana, mi abbandonai a quell’estasi sublime con gioiosa e allegra rassegnazione come se il pensiero della morte fosse assoluta catarsi e non dolore.

    Liked by 2 people

  4. Un’escursione insieme, dopo tanto tempo. Quel giorno io ed il mio fidanzato avevamo deciso di prenderci una giornata per noi, rifugiandoci nel silenzio della montagna. Iniziammo a camminare lungo il sentiero mentre la tranquillità si faceva largo nel nostro animo. Arrivammo ad un lago, ci fermammo lì per il pranzo e tornammo indietro. Ad un tratto, sentimmo il verso di un animale. Lui si voltò chiedendomi: “Cos’è?”. Gli risposi con uno sguardo carico di perplessità. Decidemmo di seguire quel verso, spinti dalla curiosità. Arrivati nel punto in cui ci era sembrato che provenisse, percepimmo solo la quiete e null’altro. Lui non voleva arrendersi e continuò la ricerca; io vidi un’invitante roccia sulla quale adagiarmi e godere del momento. Mi ci distesi quasi a pancia in giù, era sorprendentemente comoda. Mi abbandonai al torpore che stava prendendo il sopravvento, cercando di acuire al massimo i miei sensi. Sentivo la roccia dura ma al tempo stesso accogliente sotto di me; sentivo lo scorrere del torrente non troppo in lontananza che fungeva da lieve melodia; sentivo il calore del sole accarezzarmi il viso e l’aria fresca di primavera a contrastarlo. Scivolai in un piacevole dormiveglia durante il quale corpo e spirito erano rilassati, in pace, e in cuor mio non potevo chiedere di meglio. Il meglio, forse, doveva ancora arrivare. In quello stato di sonno leggero, apparve davanti ai miei occhi un tempio circondato da un fitto bosco. Potevo sentire dei soavi boati in sottofondo ma non capivo cosa fossero; tutto era ancora un po’ confuso. Decisi di impegnarmi di più per focalizzare lo scenario che avevo davanti, temevo di svegliarmi da un momento all’altro. La struttura del tempio cominciava a definirsi maggiormente e fu in quell’istante che scorsi un’ombra. Nel sonno strizzai gli occhi, sembrava un monaco tibetano intento a suonare il gong. Ecco cos’era il boato che sentivo: il suono del gong che si era aggiunto allo scorrere dell’acqua, nell’altra realtà. Mi sentivo sempre più rilassata e, in qualche modo, felice. Le mie labbra si distesero in un sorriso per quello che stavo vivendo. Sogni e realtà si erano fusi in una cosa sola ed era difficile distinguerli.
    Un baciò mi riportò indietro ed aprii lentamente gli occhi. “Dormivi così bene che non ho voluto svegliarti prima”.
    Gli sorrisi, pensando al monaco e a quello che avevo appena vissuto. “Hai scoperto che animale fosse?”.
    “Purtroppo no. Dai, torniamo a casa”.

    Liked by 1 persona

  5. Samuel Higgins grugniva scontento in mezzo alla folla raccolta in trepidante attesa davanti al tempio: non tollerava lo spiritualismo.
    All’improvviso, in lontananza, un figurino arancione arrancava verso il gong intonando una litania lamentosa. Giunto davanti allo strumento, prese un lungo bastone e lo colpì con una forza impossibile considerate le sue membra minute.
    Samuel rimase frastornato dalla potenza imprevedibile dell’epifania. Non aprì bocca per tutto il viaggio di ritorno, e una volta a casa si rinchiuse nel suo laboratorio.
    Brevettò il gong elettrico solo un mese dopo il suo viaggio, e il mondo della musica non sarebbe mai più stato lo stesso.

    Liked by 1 persona

  6. Il suono che Valeria sentiva era allungato e vibrato, alla fine capì, era una risonanza quella che sentiva e proveniva dal monaco, che si spostava lentamente a destra e a sinistra del gong percosso, si alzava sulle punte e si accoccolava e in questo modo faceva variare il suono. Valeria rimase a lungo a fissare ed ascoltare e la sua mente cominciò a produrre pensieri su quanto tempo aveva impiegato per arrivare a quel punto della sua vita, in quel luogo e in quel modo, era cambiata ed in meglio, ora le vedeva tutte quelle cose che le erano sempre sfuggite per il desiderio di altro altrove lontano, sempre un po’ di più.

    Liked by 1 persona

  7. Il giovane monaco osservò il proprio rifesso sulla superficie opaca del gong, la testa rasata e le orecchie un poco a sventola. I suoi occhi gli restituirono uno sguardo terso e profondo.
    Fu mentre si apprestava a suonare il primo rintocco di preghiera che venne colto da un profondo tumulto: e se nella sua vita avesse compiuto passi diversi? Se in realtà il suo compito fosse stato tutt’altro che seguire la Via? Eppure era lì, con un rosario tra le mani. Si rese conto che le increspature dell’esistenza sono imperscrutabili.
    Alzò il braccio. Come un sasso scagliato nell’acqua, il gong risuonò.

    Liked by 1 persona

Commento:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...