Miniesercizio 17 – Il mare


Esiste un secondo lato del mare, uno nascosto, che spesso i turisti non vedono.

La pesca e il lavoro duro che queste donne stanno svolgendo ne è una rappresentazione.
Inventate una storia di 100 parole con una di queste donne come protagonista, avendo a disposizione:
– La pesca;
– Il mare;
– Le donne della foto
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10 pensieri su “Miniesercizio 17 – Il mare

  1. L’ odore del pesce era intriso nell’aria di Phutek. Le piccole mani estraevano le viscere dei pesci appena pescati. Stamattina al porto si respirava tensione; le donne si litigavano da pulire per poter guadagnare qualcosa o almeno un pasto per i propri cari. La filettatura sul tagliere sibilava al mugugno delle giovani. I capi avevano lasciato alle donne più grandi il compito di spartire la misera pesca della giornata. Prima le mamme, poi le ragazze. Prima un pasto garantito per chi doveva portarlo ai propri figli. I volti acerbi tendevano una mano per potersi garantire alcuni spiccioli per loro.

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  2. Quando l’ alba si sveglia
    Occhi quasi aperti
    I muscoli rigidi
    Vado a pescare il tonno
    Non c’ è tempo da perdere
    Sulla strada rocciosa
    Mie compagne le vedo
    Ci salutiamo
    Tengo la pendola
    A due mani
    Ridiamo a denti aperti
    Ai nostri scherzi
    Un altra giornata
    Al mare ci aspetta

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  3. Lo sciabordio del mare accompagnava il mio lavoro, uguale e ripetitivo.
    Ero addetta alla pulizia del pesce che era stato pescato durante la notte.
    L’odore acre delle alghe e delle viscere si mischiavano con l’odore salmastro e bruciante della nafta rilasciata dalle barche.
    Era un lavoro duro come quello dei pescatori. Forse meno rischioso, anche se spesso ci tagliavamo con il coltellino molto affilato.
    A fine giornata, esausta, mentre aspettavo le poche monete della paga sorseggiavo un tè.
    Non più caldo, ormai, ma che mi aiutava a togliere dalla gola quel tanfo nel quale ero stata immersa durante il giorno.

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  4. Il mare è un luogo intimo.
    L’acqua limpida, la sabbia calda, il vento tiepido.
    Almeno doveva essere così per loro. Le vedevano tutti i giorni passare le ore sulla spiaggia, tra onde e tanto sole a riempirsi di quel dolce far niente.
    Noi? Beh, tuta un’altra storia. Il mare per noi ha sempre significato sudore, fatica, e dolore.
    L’acqua limpida, sì, e la sabbia calda, certo, ma di tanta pace e bellezza a noi arrivava solo afa e tanfo, il tanfo delle carcasse dei pesci che svisceravamo per ore.
    Non conoscevamo il dolce ozio estivo, certo, ma avevamo noi, e questo ci bastava.

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  5. ecco la mia storia che troverete anche sul mio blo http://wp.me/pNMKv-JJ

    Qualche spruzzo arrivava nella schiena come una puntura di spillo. Eliseu canticchiava stonata un motivo, mentre con il coltello squamava il pescato di Florenzo.
    Tutte in fila con alle spalle la scogliera e il puzzo di pesce, gettato dietro di loro. Marcelo si fermò. Le osservò come se fosse un fermo immagine. Gesti sempre uguali, ritmati come la melodia triste che usciva dalle loro bocche sdentate. ‘Per chi stanno preparando quel pesce povero e scarso?’ si domandò affascinato da quei gesti essenziali, dove nulla andava sprecato.
    Eliseu alzò lo sguardo. “Bel signore, ne volete comprare un po’? Solo dieci dinero”.

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  6. «Oggi vado io in città» annunciò Liang.
    «Ci vai sempre tu!» risposero le compagne ridendo, ma gliela lasciavano volentieri quell’incombenza.
    Ogni sera il pesce pulito veniva portato in città e distribuito ai ristoranti sul lungo mare.
    Il carretto era pesante, ma ne valeva la pena. Una volta finito il giro Liang poteva appartarsi per ore a osservare i turisti seduti ai tavoli.
    L’attiravano soprattutto le signore. Quanto erano eleganti coi loro abitini leggeri e colorati!
    Le guardava ridere, conversare e portarsi con delicatezza il cibo alla bocca.
    «Mangiano il mio pesce» pensava orgogliosa «un giorno anch’io come loro mangerò pesce anziché pulirlo» di ciò era assolutamente sicura.
    Finché un giorno, distratta, si avvicinò più del dovuto al tavolo dei commensali. «Vattene via, puzzi di pesce, non ti vogliamo qui» le urlò un cameriere. Liang mortificata scappò via piangendo.
    Nessuno intorno a lei si accorse di nulla, tutti continuarono a divertirsi mangiando pesce.

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  7. Una pescatrice

    Ogni giorno la solita routine: la sveglia quando ancora la notte dominava e l’alba lontana era solo un’illusione ottica, un’allucinazione, come un oasi nel deserto. Sempre lo stesso mare, sempre lo stesso odore, forte, corposo, penetrante, entrava dentro al naso prepotente, restava attaccato ai vestiti, alle mani e alla mente. S’alzava dal letto insieme al marito, Juan, poi a piedi fino alla baia dove la barca, attraccata, sapeva già dell’uscita imminente. Una vita in mare per Maria, pescatrice innamorata, donna garbata ma risoluta, colonna portante d’una famiglia che doveva tutto ai doni, naturali e disinteressati, del mare sempre gentilmente burroscoso.

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  8. Non avevano paura, loro. I mariti che partivano su gusci di noce. I figli, polmoni buoni, che si tuffavano trattenendo il fiato, giù, a strappare le conchiglie dalla roccia. Non avevano paura.
    La paura era di chi restava. Delle donne, madri, mogli e figlie, che scrutavano il mare in attesa, pregando che non venisse la tempesta. Quando gli uomini tornavano, toccava a loro una fatica certosina e ripetitiva, meno pericolosa, ma altrettanto dura: separare e ripulire ogni ostrica, forzare quella cassaforte con la punta di un coltello, alla ricerca di un tesoro che spesso non c’era.

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  9. Sveglia all’alba. Marialina apre gli occhi, sorridendo. “Anche oggi pesce, ma stavolta cucinerò qualcosa di diverso.” – si dice. Si alza e si prepara per raggiungere il marito al molo che, intanto, avrà già pescato sicuramente qualcosa. Le piace quella routine: la vita di mare ma anche la compagnia delle altre donne del paese. Diventa quasi un gioco. Dopo che i mariti hanno pescato, le mogli iniziano una gara di cucina su chi inventa il piatto più buono. Marialina oggi potrebbe vincere per l’idea avuta, ma sa che poi tutto il paese si riunirà per consumare insieme i piatti preparati. “Non c’è momento più bello.” – pensa. “Questa è già una vittoria.”

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