Miniesercizio extra – Visioni


Questa ragazza ha una qualità particolare: riesce ad avere una visione delle cose che va oltre il reale. Pensa fuori dagli schemi, ha una visione più profonda.
Osservate il disegno, entrate nella testa della ragazza e scrivete qui sotto i suoi pensieri.
Nessun limite di parole o vincolo di argomento!
Disegno di Ame Soler [ Pagina FB: https://www.facebook.com/amesoler/ ]Ame Soler

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10 pensieri su “Miniesercizio extra – Visioni

  1. Si era disegnata, c’era riuscita, aveva cercato tra molte foto e infine l’aveva scelta, il suo profilo le piaceva, la matita aveva imparato ad usarla bene dopo quei 5 anni di Accademia, ma erano i suoi acquerelli a stupire, erano sempre così belli, le dicevano. E così l’accademia era finita e ora? ora la strizza di non riuscire a farci molto con quel diploma. A guardare i suoi disegni si sarebbe detto che il suo mondo era altrove , lontano da casa, la sua visione era lì,in quei particolari così zeppi complessi simbolici. E lo fece, comprò un biglietto per il Messico alla ricerca di quello che disegnava.

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  2. Essere un semplice disegno a matita le conferiva l’abilità di potersi immedesimare con quello che aveva intorno. Tutta proiettata verso l’esterno, amava il colore, le sue mille sfumature, i suoi mille toni, talvolta simili comunque diversi. Quel passerò, delicata ed enigmatica presenza sulla propria spalla con la livrea dal colore blu: lo stesso colore del cielo nel quale si libra in volo, felice di poterlo fare. Quattro pastelli, delle matite e tanta fantasia. Questi gli ingredienti per immaginare l’infinito per poi dipingerlo.
    Tutto questo è vita. Tutto questo è passione.

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  3. Davanti allo specchio di profilo disegna quello che vede. Una ragazza con un picchio sulla spalla. Frenetica la matita nera schizza il foglio senza vedere quanto è riflesso.
    Pochi tratti ed ecco prendere forma quel viso. Capelli neri, naso affilato. Ancora la mano segue il pensiero, quando il picchio si posa sulla spalla.
    “Sarà un picchio oppure una gazza?”
    Si chiede che importanza possa avere. Deve completare l’opera, mettere i colori, disegnare quello che vede. Una frenesia senza fine, un’ansia da prestazione.
    Non stacca la matita finché c’è mina. Poi la getta sul tavolo e ne afferra un’altra, più morbida, appuntita. Altri colpi violenti e il disegno acquista vita.
    Il sudore gocciola dalla fronte, scivola sul mento e si inabissa dentro di lei.
    Adesso è finito.
    Riavvolge il nastro e si ammira sullo schermo.

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  4. Il pittore pulì i pennelli e li depose nel contenitore.
    Guardò a lungo la sua opera,e si compiacque di aver colto l’attimo,quello che la ragazza aveva pensato in quel preciso istante,che lui aveva colto e riprodotto come un fotografo un fermo immagine.
    Si,in quel volto di giovane donna c’era una speranza,un ‘illusione ed un incanto.
    Ci saranno altri volti , sempre,agli occhi dei pittori incantatori.
    Altri amori uno diverso dall’altro,che scalderanno quei cuori pesanti.
    E loro sempre li tradurranno in espressioni che viaggeranno nel vuoto per anni,fino a trovare qualche rimbalzo d’anima,che le farà di nuovo “risuonare”… Le muse ispiratrici nel mondo sono sempre presenti,per tutti i gusti e a tutti i livelli,hanno solo bisogno di qualcuno che le scopra,che le valorizzi .
    E poi anche loro viaggeranno nel vuoto nascoste in vari angoli dell’arte,incastonate come gioielli nelle biografie degli artisti che le hanno rese immortali.
    Eterne.

    giuliana sonnati @SonnatiGiuliana

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  5. Vedeva il mondo sfaldarsi sotto i violenti colpi della pochezza umana.
    Non piangeva né si arrabbiava più, dolorosamente conscia dell’inutilità di entrambe le reazioni. Una consapevolezza disarmante rendeva il suo sguardo spietato e al tempo stesso malinconico. Quasi rassegnato.

    A volte, si sentiva davvero sola. Come se un abisso la separasse dalla possibilità stessa di comunicare. Ma per lo più, osservare il costante affaccendarsi delle persone le teneva compagnia, facendola riflettere a lungo sui motivi di tanta ostinazione.

    Aveva sempre amato le profonde contraddizioni che marchiavano l’esistenza dell’uomo come cheloidi sul punto di esplodere; da anni raccoglieva piccoli frammenti senza senso da quello che le persone dimenticavano. Istanti passati inosservati, giornate grevi e altre leggere come piume. Un sorriso di bimbo, uno sguardo di riprovazione, un’unghia masticata o una carezza goffa. Il buio e la luce. Ne aveva una collezione infinita nella sua casa. Ogni notte, prima di sprofondare in un sonno simile alla morte, sfogliava un album di frammenti a caso, per poter sognare sempre qualcosa di nuovo.

    Nonostante tutto il dolore, riusciva sempre a scovare una fettina di bellezza dalle vite che osservava. Ci aveva messo un po’ di tempo e qualche taglio, ma ce l’aveva fatta.

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  6. La giovane accarezzò con la mano la scrivania di legno, osservando il proprio ritratto incorniciato. Si sporse, vedendo in controluce il proprio riflesso nel vetro. Le linee del disegno erano a matita, ma il grazioso volatile che aveva dipinto sulla propria spalla era di colore blu.

    La ragazza sorrise e vide l’occhio dell’uccello chiudersi e riaprirsi, si girò e prese in mano una matita colorata di colore azzurro. Si sedette sulla propria sedia di vimini e aprì uno dei cassetti della scrivania, ne trasse un foglio candido ed iniziò a disegnarci. Raffigurò una farfalla, questa batté le ali e spiccò il volo. Dalle sue ali cadeva della polverina azzurra, la giovane si rialzò di scatto facendo strofinare la sedia sul pavimento con uno stridio. Raggiunse la finestra e la aprì, con le iridi brillanti vide l’animale volare fuori.

    La luce del sole che entrava dalla finestra tingeva d’oro i lunghi capelli della giovane, che leggeri le ondeggiavano intorno al viso affusolato.

    Appoggiò una mano sul vetro e osservò in basso, guardando la strada ai piedi del suo palazzo. Dalle auto si alzavano delle nubi di fumo nero, i clacson risuonavano coprendo le grida delle persone. La ragazza richiuse la finestra e tornò al suo foglio di carta, si sedette nuovamente. Accavallò le gambe nivee e affusolate e posò la matita, ne prese un’altra di colore verde scuro e se la fece roteare tra le dita. Raffigurò delle liane d’edera con delle ampie foglie, il disegno uscì dal foglio, divenendo reale e crebbe. La parete candida davanti alla giovane, si ricoprì d’edera umida.

    La giovane sorrise, piegando le labbra rosee.

    L’uccello raffigurato nel suo ritratto fischiò, si dimenò gonfiando le piume e fece vibrare le proprie ali. 

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