Miniesercizio extra – Attenzione interrotta


L’imponenza dei monumenti non ci fa notare le persone. Immaginiamo di essere una di quelle persone che stanno guardando il monumento. Improvvisamente l’attenzione viene completamente annullata. Una persona sta chiamando il nostro nome da lontano. Scrivete la reazione della persona nella foto quando capisce chi è l’interlocutore.
Miniesercizio extra 20

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5 pensieri su “Miniesercizio extra – Attenzione interrotta

  1. ecco la mia storia

    Ivan sta guardando l’obelisco Пиазза Семпион в Москве. Tiene per mano sua figlia. È una piccola piazza dove sorge il Novyy Evropeyeskij Theatr. Squallida come molte piazze di Mosca. Nulla in confronto con l’immensa Piazza Rossa.
    “Ivan, Ivan”.
    L’uomo si gira e nota solo un grigio casermone semicircolare che a fatica si staglia sul cielo plumbeo. Quasi si confondono.
    Ivan alza le spalle. Forse solo il suono del vento, pensa l’uomo e torna a parlare ad Agnesa.
    “Vedi…” indica con la mano l’obelisco.
    “Ivan, Ivan”.
    Non è possibile, si dice Ivan. Non è possibile che qualcuno mi chiami.
    Alza le spalle e spiega ad Agnesa che quell’obelisco è stato eretto ma di nuovo quel fastidioso suono lo interrompe.
    Si gira verso quell’edificio anonimo. Passa in rassegna le finestre. Tutte chiuse. Sembra disabitato. Eppure ha sentito il suo nome. Quasi gli sembra di avere le vertigini, di vedere oscillare quell’immenso obelisco che li sovrasta. Sbandamento, ansia e incapacità di dominare il senso di essere un microbo dinnanzi a questo monumento.
    Agnesa lo guarda stupita.
    “Papi, Papi” esclama la bimba.
    È una bimbetta di dieci anni con un vestitino che copre a malapena le ginocchia. Due calze bianche spuntano dalle scarpe ormai consunte.
    “Papi, cosa hai?” gli chiede scuotendo la mano.
    “Niente, niente. Solo il vento che pronuncia il mio nome” spiega Ivan incerto.
    “Ma no, papi” dice ridendo la bimbetta. “Sono io che ti chiamo!”

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  2. Non si sentiva volare una mosca nel silenzio assordante della grande piazza. Vuota di mezzi. Pochissime persone; ognuna di esse con un pacchettino in mano si affrettava per tornare a casa prima che la neve ricominciasse a scendere. Io guardavo un nonno che spiegava alla bambina vicino a lui cosa rappresentasse quel monolite grigio come il cielo. Improvvisamente lui si voltò e mi fissò. Ebbi paura quando mi chiamò per nome. Lo riconobbi. Era il presidente. Avevamo lavorato insieme nella polizia politica e, ripensando a quanto fosse brutale e malvagio in quel servizio, fui sorpreso dal fatto che con la bimba vicino a lui fosse dolce come un nonno qualunque. Ma ebbi ugualmente paura che si ricordasse di quando non gli avevo restituito due rubli.

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