Esercizio: Attacco Impossibile 1: Capelli.


Questo è il primo di una serie di esercizi nello stile “attacchi impossibili“.

Se le prime tre proposte avranno abbastanza svolgimenti continueremo a proporre questo tipo di esercizio, altrimenti cambieremo rotta.

Ecco in cosa consiste:

In questo esercizio dovrete creare un racconto dove nella comunità in cui vivono i personaggi i capelli sono stati vietati.

In pratica tutti devono essere rasati a zero. Uomini, donne e bambini. Ogni giorno tutti devono radersi.

Pensate alle conseguenze: fallimento di tutti i parrucchieri, i VIP senza acconciature luccicanti, i calciatori senza capigliature assurde, ma anche gli impiegati tutti quasi uguali, i politici, i dottori.

Immaginate le conseguenze di questa decisione, pensate ai possibili ribelli.

Insomma, questo primo attacco è verso i capelli.

Vediamo come ve la cavate!

Bonus (facoltativo): provate a scrivere il racconto inserendo almeno quattro figure retoriche.

Buon divertimento!

Come sempre pubblicate i vostri svolgimenti nei commenti, su Facebook e/o sui vostri social linkando a questo articolo!

Ciao!

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15 pensieri su “Esercizio: Attacco Impossibile 1: Capelli.

  1. Era l’11 agosto del 2020, la notizia si diffuse velocemente, la voce circolava già da un po’ ma quel giorno divenne legge: entro un mese tutti avrebbero dovuto farsi rasare i capelli a zero, altrimenti rasatura coatta.Il sindaco, con l’appoggio della giunta tutta e della maggioranza dei consiglieri , aveva deliberato e l’ordinanza era stata affissa su tutti gli spazi dedicati e non.I pidocchi avevano fatto strage negli ultimi mesi, erano sempre più aggressivi e resistenti ai trattamenti, il contagio era totale, la città era stata isolata. E così da quel giorno mucchietti di capelli ovunque cadevano, generalmente sulle pelli nude asciugate prima con borotalco,rasati via dal tagliacapelli dei barbieri che da quel giorno avrebbero dovuto solo e continuamente rasare e rasare e rasare.Che scandalo! c’era chi ripeteva tra sé e sé, ma tant’è! dell’obbligo l’orrore stava dilagando ma nulla si poteva fare, neppure quel famoso giornalista, ottima penna, riuscì a muovere verso la rivolta, piuttosto venne espulso dal giornale. Era davvero singolare e commovente vedere tutte quella teste calve e lucide di varia forma e di varia altezza abitare e vivere in quella città. Era stato il drone guidato dal tecnico incaricato dall’amministrazione della città vicina a scoprire quello che stava accadendo, quelle immagini divennero virali e premonitrici, intanto i pidocchi si moltiplicavano ed a loro l’isolamento faceva un baffo!

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  2. Anna amava tanto i suoi capelli così lunghi ,neri ,lucenti,lisci e sottili come seta.Quando scuoteva il capo si muovevano tutti insieme come un’onda,creando un effetto seducente.
    Da un po’ qualcuno li aveva adocchiati,per impossessarsene,farne una bellissima parrucca.
    La seguiva ovunque andasse,quell’uomo munito di lunghe e affilate forbici,l’aria furtiva,come un ladro.
    Con una telecamera filmava i suoi percorsi abituali ,dal mattino quando usciva al suo rientro la sera.
    Tentativi di rapidi approcci,subito interrotti dalla corsa forsennata di Anna verso l’ingresso del metró,che la ingoiava e la mischiava a quella folla anonima ,che si diramava in ogni direzione.
    Ma l’uomo ,calvo,teneva d’occhio ogni donna attratto dai bei capelli ,che avrebbe voluto per sé,da indossare,toccare,muovere …
    In città era allarme,si era diffusa rapidamente la notizia della presenza di quest’uomo ,non c’era quotidiano che non ne parlasse.
    Ogni giorno una donna usciva di casa rasata,ogni giorno una testa calva in più che si muoveva nella città ,un dolore immenso portato in giro.
    Qualcuno vide Anna uscire un mattino completamente rasata,gli occhi gonfi,la seduzione perduta.

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  3. Lucienne guardò ancora una volta la sua immagine riflessa allo specchio. Era sempre andata fiera dei sui capelli, lunghi fin quasi al fondo schiena, ricci, non proprio rossi piuttosto color fuoco: «come la fiamma di un falò» le diceva sempre sua madre.
    Non era disposta a rinunciarvi, non dopo tutti i sacrifici e la fatica fatta per farli crescere fino a quel punto.
    Erano il suo punto di forza e le permettevano di nascondere le sue orecchie troppo grandi.
    «È ora» si disse «non posso più aspettare.» Aveva tergiversato a lungo, ma non poteva più permettersi di pagare le multe salate che riceveva di continuo. Suo marito l’aveva avvertita: «se non te li tagli tu, lo faccio io questa notte. Siamo in bancarotta ormai, un’altra multa e siamo rovinati.»
    «Ma si dai, poi ci si fa l’abitudine, all’inizio ti senti strano, poi non ci pensi più. Anzi magari ti piaci anche cosi» questo si diceva la gente incontrandosi per strada. Beh, per lei erano tutte storie. Lei non voleva farci l’abitudine, lei non si sarebbe mai piaciuta senza i suoi capelli. Poco ma sicuro.
    «Ma è la legge, non può farci nulla» le ripeteva suo marito per convincerla.
    Inutile continuare a chiedersi il perché di questa nuova legge. Non c’era un perché. Era solo l’ennesimo capriccio di chi li governava. Non c’era un motivo e non avevano neanche finto di trovarne uno.
    Giornali e talk show si erano sbizzarriti per tentare di darsi una spiegazione: avevano invitato ospiti illustri, giuristi, costituzionalisti, politici di alto rango per capirci qualcosa. Ma niente da fare il motivo non saltava fuori. A saltar fuori di continuo invece erano le multe, gli arresti, i licenziamenti di chi non si assoggettava.
    C’erano state proteste e manifestazioni ovviamente, ma tutte represse con decisione.
    I titolari delle catene di coiffeurs più prestigiose avevano protestato, facendo appello alla loro fama e al
    “lei non sa chi ho pettinato io”, avevano picchiato i pugni su parecchi tavoli. Ma niente da fare.
    Modelle e indossatrici di fama mondiale avevano sfilato vestite solo dei loro lunghi capelli per protestare contro questa imposizione. Ma niente da fare.
    Attori di cinema e teatro disperati avevano smesso di recitare per mesi: «come si fa a recitare una scena d’amore credibile se davanti hai una collega con la testa pelata» urlavano a chiunque li voleva volesse ascoltare.
    Attrici di cinema e teatro disperate avevano smesso di recitare per mesi: «come puoi recitare una scena d’amore credibile se davanti hai un collega che scoppia a ridere appena ti guarda» urlavano a chiunque le volesse ascoltare. Ma niente da fare, non li aveva ascoltati nessuno.
    Le bambine guardavano la loro collezione di nastri, nastrini, forcine e mollette e scoppiavano a piangere disperate, mentre psicologi e luminari dell’età evolutiva discutevano sull’opportunità o meno di rasare anche le bambole.
    Al convegno “Una barbie dai capelli fluenti, valido aiuto per la crescita armonica delle nostre fanciulle?”
    gli stessi luminari, in disaccordo tra loro, si accapigliarono per ore (accapigliarsi non è da considerarsi un verbo appropriato N.d.R.).
    I negozi di parrucchieri tentarono il colpaccio finale triplicando i prezzi delle rasature, con il risultato che il colpaccio lo fecero i rivenditori di rasoli elettrici.
    Una nota industria di cosmetici mise sul mercato una crema che aveva del miracoloso: con due o tre applicazioni i capelli non sarebbero più ricresciuti. Qualcosa vendette, ma per altre parti del corpo. Nessuno osò mettersela in testa. Chissà, magari il governo un giorno ci avrebbe ripensato…
    Lucienne era giunta alla consapevolezza di essere sola in questa sua disperazione. Il marito non voleva e non poteva comprenderla. Affetto da un’alopecia precoce dall’età di 15 anni, pareva esaltato da questa nuova prospettiva. Finalmente non si sarebbe più dovuto preoccupare della sua testa pelata, anzi! Dispensava consigli su come proteggersi dai raggi solari, regalava cappelli e pacche sulle spalle: «viviti questa tua nuova vita da uomo pelato e cogli tutte le opportunità che ne verranno» diceva agli amici.
    La donna si guardò ancora una volta allo specchio, infilò la sua mano tra i capelli, li sentiva morbidi, vellutati profumati. Un raggio di sole penetrò proprio in quel momento dalla finestra incendiando il suo capo in mille colori. «Come la fiamma di un falò…» le parve di sentire distintamente la voce di sua madre…
    Lucienne allora si alzò, buttò il rasoio in un angolo della stanza e prese la sua decisione.
    Decise di fare quello che aveva in animo da quando era iniziata quella storia. Ci aveva pensato per settimane, senza avere il coraggio di parlarne con nessuno. «Non ho più dubbi ormai.» Prese un borsone, gettò qualcosa dentro, cercò le chiavi della macchina e se ne andò.
    Sapeva bene dove trovare il F.L.C., ed era disposta a trascorrere una vita in clandestinità con loro.
    L’avevano avvicinata un giorno per strada mentre piangeva con in mano l’ennesima multa e le avevano passato un biglietto di nascosto «vieni con noi» le avevano bisbigliato «raggiungici, il Fronte Liberazione Capelli ha bisogno anche di te.»

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  4. eccomi pronto alla sfida, che come al solito trovate sul mio blog http://wp.me/pNMKv-Ku

    29 giugno 2117
    Dalle ore zero di stasera chiunque sarà trovato con un capello in testa o un pelo nel corpo sarà condannato a cinquanta frustate sulla pubblica piazza e a vent’anni di reclusione da scontare nelle segrete del Castello
    Firmato

    ttps://newwhitebear.files.wordpress.com/2017/06/paolo-bixio.jpeg

    Calvo

    Andrea il capellone impallidisce nel leggere questo avviso, posto su tutti i muri di Calvizie, una ridente cittadina di Calvilandia. Lo conosce bene quel farabutto del Calvo, che per non sentirsi in solitudine ha deciso che tutti, proprio tutti, dovranno essere glabri come lui.
    Andrea maledice i suoi concittadini calviziani, che alle ultime elezioni sono stati suggestionati dalla loquela del Calvo, la replica in peggio del Nano, che è vissuto nel secolo scorso.
    Torna a casa pensando a come fare. La sua capigliatura non la vuole sacrificare. Ma come?
    Anna la rossa è furibonda. “Hai miei ricci rossi non ci rinuncio!” proclama in piazza.
    Un gruppo di uomini tutti tosati a zero la guardano storti e si avvicinano minacciosi con le forbici in mano.
    “Venite pure avanti, leccaculi” urla Anna, mettendo le mani sui fianchi.
    Il primo malcapitato barbiere improvvisato è a terra, che si lamenta. Non Ha capito cosa gli sia successo. Sa solo che si lamenta per il dolore.
    Nino si ferma. Quella strega è più rapida del fulmine, pensa, vedendo Girolamo che si contorce a terra in preda a lancinanti sofferenze al basso ventre. Eppure non si è mossa!
    Gli altri due battono in ritirata. “Se vuoi rasarla a zero” dicono all’unisono, “vai avanti tu. Non ce la squagliamo”.
    Andrea osserva Anna e Nino che si fronteggiano. Lei a gambe divaricate e le mani sui fianchi. Lui con una forbice in mano che le gira intorno. Assiste alla scena divertito. Quel verme ha trovato pane per i suoi denti, pensa.
    Girolamo che continua a lamentarsi come se stesse tirando le cuoia striscia lontano da quella furia rossa. Ci penserà il Calvo e i suoi sgherri a catturarla, si dice, lasciandosi sfuggire un “Che dolore! Che dolore!”.
    “Hai paura?” lo incita la rossa. “In quattro contro una povera donna! Non avete le palle!”
    “Vieni bella” mormora mellifluo Nino. “Voglio farti lo scalpo”.
    Non ha appena finito di borbottare queste parole, che Nino si ritrova le forbici piantate sul palmo della mano. Esterrefatto e incredulo non trova il tempo di urlare per il dolore, mentre osserva la sua mano che sanguina copiosamente.
    Anna si avvicina al manifesto e lo strappa.
    “Venite a prendermi se siete capaci!” e si gira per prendere a braccetto Andrea.
    I due ragazzi ridono soddisfatti passando tra due ali di persone senza un pelo.

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  5. All’inizio nessuno se ne accorse, la malattia colpiva solo i più anziani. Era naturale perdere i capelli a una certa età, poi la malattia colpi anche i bambini. Fu così che le autorità del paese decretato no la quarantena. I malati furono deportati in un apposito spazio e fu ordinato loro di reparti a zero, visto che il virus era portato dai capelli. Anche gionni fu colpito da questo dannato virus. All’inizio si parlò di una cura poi non si seppe più nulla. Il virus colpiva all’inizio la pelle, poi era la volta dei denti che cadevano copiosi. Poi si diventava cechi e alla fine se non si finiva mangiati dai derelitti umani, si moriva per un deterioramento degli organi interni. Chi sopravviverà mangiando i propri simili alla fine si trasformava in un animale, che veniva abattuto dalle autorità. Ma qualcosa stava cambiando il virus si stava evolvendo con risvolti assolutamente imprevedibili. Nonostante la quarantena e il taglio obbligatorio dei capelli fosse sempre più forte, il virus stava creando sempre più vittime. Imprevedibile fu proprio inatteso. Gionni ormai allo stremo delle forze e ormai condannato alla cecità più nera, comincio a riprendersi.il corpo in poco tempo guarì dalle sue piaghe e anzi si rafforza. I capelli ricrebbero e la vista ritornò. Così i non morti non ebbero la meglio. Il sangue di gionni secerne il vaccino che vinse il virus e la cura fu immediata. I risultati non si fecero attendere. Il terribile morbo fu vinto. Ora bisognava ricostruire il distrutto.

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  6. Quel giorno si poté chiamare ” attacco al capello day”e fu un giorno all’apparenza come tanti,ma un giorno che nessuno poté dimenticare.Niente da allora fu come prima.
    Varata la legge,che imponeva a tutti i cittadini di qualunque età , religione,estetica,di rasarsi completamente.
    Molti lo fecero con piacere.
    In particolare erano uomini,che avendo da sempre qualche problemuccio,ovviamente dovuto agli ormoni( sic!),che finalmente potevano risolvere in modo definitivo e assolutamente legalizzato,il loro annoso complesso di inferiorità .Anzi sarebbero stati più sexy,come lo era stato Montalbano e Kojak o Yul Brynner.
    Insieme a questi,anche alcune donne,quelle non dotate da madre natura di questo attributo,vi si assoggettarono con piacere.Potevano finalmente essere uguali alle altre ora,uguali a quelle che sfoggiavamo davanti a loro in modo sfacciato capelli da bambola,anch’esse ora sarebbero state tutte rigorosamente calve,ugualmente belle o brutte,a prescindere dalla capigliatura.
    Tutte quelle con capelli fluenti e perfetti,si erano unite e raccoglievano firme per abrogare l’ingiusta nonché folle legge.
    Ma non ci fu niente da fare .Il quorum per il referendum era lontano da raggiungere e all’intera “Arma dei carabinieri” fu imposto di controllare ,multare fino ad arrestare chi non osservava la legge.
    Fu un periodo di calvi,con le loro biglie da biliardo in testa,rosso fuoco in estate,bianchicce d’inverno e fu come nei periodi di sole o in quelli di pioggia…nessuno si salvò .

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  7. La vecchia Jo era conosciuta nel villaggio per la precisione con cui, tenendo quelle maledette forbici, riusciva a dare un taglio netto ai capelli.
    ” Ecco qua, adesso hai la testa lucida come un pavimento lastricato d’oro”. E sorrideva contenta guardando il suo capolavoro.
    “Mamma, non voglio tagliarmi i capelli…” piagnucolava Isa, mentre aspettava il suo turno.
    “Dobbiamo Isa, già tuo fratello ha passato l’intera nottata in caserma per aver superato il limite consentito…per favore…” Lo sguardo di Isa si perse nel vuoto, cercando di capire quale mente contorta avesse partorito una simile legge. Purtroppo per Isa, tempo prima, la Signora del villaggio fu informata di una terribile profezia: qualcuno dai capelli lunghi e morbidi come la seta le avrebbe spezzato il cuore procurandole la morte. Da allora non si viveva più…Isa era pronta, la vecchia Jo si avvicinò a quella bellissima chioma con le sue forbici appuntite…ma, nulla! I capelli non si tagliavano, rimanevano lì come se niente li avesse toccati o scalfiti.
    Grida e clamori si alzarono al cielo fino a raggiungere l’orecchio attento della Grande Signora. Isa fu condotta al castello e da quel giorno in paese non si vociferava di altro, se non della strana Isa dai capelli fatati.

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