Distruggi il luogo comune – 1


#Distruggiilluogocomune

Proviamo con questo esercizio: dovrete leggere il “luogo comune” che vi proporremo e distruggerlo.

A volte sarà un luogo comune vero e proprio, a volte un proverbio e, se capita, una generalizzazione.head-1994520_1280

Oggi ci sentiamo patriottici, e il #LuogoComune che distruggerete è “gli italiani mangiano solo pasta”.

Non importa se è vero o no. Forse siamo così, mangiamo spesso la pasta, ma dovrete comunque distruggere questo pensiero. Come? Con un racconto.

Un protagonista, un luogo, un antagonista, un twist e una conclusione.

Unica regola: distruggere il luogo comune!

BUON DIVERTIMENTO! Invitate gli amici!

Bonus: chi se la sente può LIPOdistruggere il luogo comune. Lettera vietata: T

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18 pensieri su “Distruggi il luogo comune – 1

  1. Luisa mangiava sempre la pasta ,carboidrati a pranzo,proteine la sera.Credeva cosi di nutrirsi in modo giusto.
    Un giorno Invitó a pranzo Giacomo,noto culturista e non sapendo che odiava la pasta,cucinó per lui una carbonara gustosissima.
    Fu un impatto imbarazzante,un incontro che si stava rivelando sbagliato e una storia mai iniziata sembró finire sul nascere.
    Nessuno dei due mangió,un silenzio tombale caló tra di loro.
    Luisa d’impulso si alzò dalla sedia e accese lo stereo:ascoltare un po’ di musica avrebbe forse sdrammatizzato “quell’incipit “così poco felice.
    E Giacomo sentendo un twist,attratto dal ritmo,la prese per mano e la invitó a scatenarsi con lui.
    La pasta restó intatta a raffreddarsi tristemente nei loro piatti,ma il twist scaldó i loro cuori confusi.
    E vissero felici e proteici ,senza pasta per sempre.

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  2. Senza la t. Viva comunque la pasta e gli italiani che la cucinano divinamente.

    A noi che viviamo nella penisola spesso dicono, per prenderci in giro, usando un luogo comune che deriva da epoche immemorabili, che mangiamo solo quel cibo delizioso che produciamo lavorando con perizia i piccoli chicchi delle bionde spighe.
    Anche lei usava dirlo. Non sempre in modo piacevole.
    Quella sera le chiesi se voleva cenare con me.
    Mi sorprese dicendo si.
    E io sorpresi lei quando servii del ragù di carne senza lasagne. Rimase male e sorrise in maniera maliziosa.
    Io prevenendola non le avevo permesso di fare suo ancora quell’insulso luogo comune.
    Dal suo sorriso malizioso e dal suo sguardo però capii che le avevo preso un po’ del cuore.

    Le lasagne con il ragù erano nel forno. Dopo qualche ora apparecchiammo di nuovo ridendo insieme del luogo comune che era scomparso insieme alla sua convinzione che non sapessi cucinare.

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  3. -cosa mangiate oggi a pranzo?
    -bresaola con radicchio arrostito
    -io melone e prosciutto
    -oggi fagioli e spinaci

    Le 4 colleghe la mattina al bar si raccontano, si scambiano le ricette e quando Rosa racconta del suo bel piatto di pasta aglio e olio, la guardano come fosse un alieno

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  4. Insieme ai complimenti, alle strette di mano e alle pacche sulla spalla il giorno della sua laurea Britt-Marie ricevette un dono inaspettato.
    «Fatti un viaggio, te lo sei meritato» le disse suo padre. «Scegli tu, vai dove vuoi, gira un po’ il mondo.»
    «Andrò in Italia» rispose immediatamente.
    «Ma sei sicura? Pensaci un po’ su. Puoi andare dove vuoi.» «Voglio proprio andare in Italia.»
    «Beh, in effetti l’Italia non è poi così male» le dissero tutti, forse un pochino stupiti.
    «Già, il clima. Vuoi mettere il clima italiano?» aggiunse qualcuno. «E l’arte? Oh, ne avrai da vedere. Non ti annoierai certamente» «Poi il loro mare? Mica come il nostro, li ti puoi tuffare.» «Dicono che in Italia il cibo sia migliore del nostro. Sarà vero?»
    Lei lasciò parlare tutti quanti. Disse che sì, lo faceva per il clima perché il sole italiano l’attirava, certo lo faceva per il mare perché il mare italiano l’attirava, anche l’arte italiana l’attirava. Il cibo? Beh, certo qualcosa assaggerò, poi vi dirò.»
    Lasciava parlare tutti quanti Britt-Marie, ma solo lei sapeva perché voleva andare proprio in Italia.
    Per la pastasciutta. Lei adorava la pastasciutta o meglio adorava l’idea della pastasciutta. Perché quella vera, quella italiana non l’aveva mai mangiata. L’aveva solo sognata, vista in qualche film e sentita raccontare da Maria, la vecchia signora italiana che abitava in fondo alla sua via. La signora Maria, che mancava dall’Italia da almeno 50 anni. le parlava della pastasciutta italiana da sempre. Gliene parlava con malinconia, struggimento e amore, tanto amore. «Perché fuori dall’Italia la pasta non si può mangiare. Sarà colpa dell’aria o dell’acqua. Voi non avete l’aria giusta e neanche l’acqua. Non si può cucinare una pasta decente fuori dall’Italia.»
    Britt-Marie l’ascoltava incantata quando le parlava di tagliatelle, lasagne, spaghetti e conchigliette. A lei la pasta che ogni tanto le cucinava la signora Maria, piaceva già tanto, ma non poteva dirlo. Guai a dirglielo. «Questa non è una buona pasta. Non può esserlo» le rispondeva seccata.
    «Quindi si va in Italia e si mangia la pasta vera» si era detta cogliendo al volo quell’occasione.
    «Devi provare tutto» le aveva detto Maria «provala al ragù e poi al pesto. Prova le tagliatelle e non tornare senza aver provato le lasagne.» «Provo tutto Maria. Provo tutto e poi ti racconto.»
    E così era partita piena di desiderio e di trepidati aspettative.
    Arrivò all’aeroporto sul tardi e trovò aperto solo una paninoteca, si fece un panino al prosciutto prima di arrivare in albergo. Il mattino dopo si recò presto a far colazione. «Latte, caffè, brioches e fette di torta. Vero, gli italiani a colazione mangian dolce non salato» pensò sorridendo.
    Si tuffo piena di vita tra le vie della città guardando continuamente l’orologio. L’ora di pranzo sembrava non arrivare mai. Finché quando giudicò di avere fame a sufficienza e di non esser più disposta ad aspettare, trovò un locale molto frequentato e lì si fermò.
    «Se tutti mangian qui ci sarà un perché» si disse sedendosi e aspettando il cameriere.
    L’italiano è una lingua un po’ difficile e gli italiani difficilmente parlan altro. Con molta fatica e molti sorrisi si fece portare il piatto del giorno. «Che sarà pasta, cosa vuoi che sia!» pensò Britt-Marie disposta ad assaggiar qualsiasi pasta anche alla cieca. Quale la delusione quando gli fu servito un dentice al cartoccio con insalatina e purè di fave. Buono per carità, delizioso, ma di pasta neanche l’ombra. Sazia ma imbronciata si alzò, pagò e se ne andò. «Stasera» si disse «non devo sbagliare.»
    Fece un giro sulla spiaggia, saggiò il mare, tutto sommato si divertì, ma il bello per lei doveva ancora venire. Aveva già individuato il posto, direttamente sul mare, tavoli piccoli, tovaglia a quadretti. “Bella Italia” si chiamava. «Di buon auspicio» pensò. Si sedette e lesse il menù: pizza, pizza solo pizza. Non se n’era accorta, non aveva capito. Non fece in tempo ad andarsene, il cameriere fu subito da lei e le sembrò sgarbato alzarsi. Scelse una pizza ai funghi. Si, buona, non male. Ma ancora niente pasta.
    La mattina dopo si alzò presto, fece in fretta una triste colazione dolce e partì.
    Gita in barca tra le isole, pranzo compreso nel prezzo. «Che emozione, la mia prima pastasciutta su una barca solcando le onde» pensò leccandosi i baffi.
    Avesse saputo l’italiano avrebbe letto il menù: Risotto ai gamberi, carpaccio con rucola e millefoglie al cioccolato. Alla fine del pasto senti un peso sullo stomaco. Forse il mare era un poco mosso?

    La sera scelse bene, cercò il ristorante più lussuoso della città, non badò a spese. I camerieri avevano tutti un’aria compita e il papillon al collo.
    S’era messa tutta elegante e si sedette trepidante. Le portarono il menù: “Nouvelle cousine” recitava, il meglio della cucina francese. Avrebbe pianto volentieri, avrebbe rovesciato sedie e tavoli, ma si trattenne fece buon viso a cattiva sorte e si sorbi una quiche lorraine con ratatouille e creme brullè per dessert.
    Al pranzo del giorno dopo arrivò con un diavolo per cappello, decisa a tornarsene a casa se non fosse riuscita a mangiare almeno un maccherone, uno spaghetto o un piccolo fusillo.
    Chiese, si informò, fermò passanti. Ottenute le informazioni che voleva si precipitò sul posto. Il cameriere fu subito da lei, parlava un discreto inglese. Britt-Marie ne fu contenta «non ci saranno fraintendimenti questa volta.»
    «Se posso consigliarla» cominciò l’uomo «le proporrei una zuppa di lenticchie di Norcia, è la specialità del cuoco.» «La interrompo» disse pronta la ragazza «mi porti della pastasciutta.»
    «Potrei anche consigliarle degli ottimi gnocchetti pancetta e noci. Da leccarsi i baffi.» «Non dubito, ma io vorrei della pastasciutta semplice, semplice.»
    «Perché non provare il nostro risotto agli scampi e prezzemolo, il cuoco ci aggiunge un ingrediente segreto.» «Mi fa piacere, ma io vorrei degli spaghetti.»
    «Abbiamo giusto della ribollita fresca fresca, proprio come la faceva mia nonna.» «Senta, io voglio solo degli spaghetti o maccheroni o fusilli insomma io voglio solo della pasta.»
    «Mi scusi signorina, se mi permetto, non vorrei che lei pensasse che noi in Italia sappiamo cucinare solo la pasta. Per dimostrarle che non è così le vorrei consigliarle una vellutata di ceci che è la fine del…»
    Britt-Marie a quel punto con calma, molta calma, con una calma di cui si stupì lei stessa, si alzo e lasciò il ristorante…

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  5. Era sempre più difficile.
    Anche Maria se ne accorgeva, glielo leggevo negli occhi, bianchi.
    Roma era blindata.
    Dal centro, alle periferie. La notte più illuminata del giorno, suppongo.
    Luci al neon ovunque, insieme a pattuglie della polizia e squadre mobili dell’esercito.
    Muoversi con rapidità non era sufficiente.
    Del resto, i Molti, si guardavano bene dall’uscire di casa.
    Potevi fermarti davanti a un portone per ore, per giorni, in attesa
    che qualcuno uscisse per comprare, chesso, una medicina.
    Poi c’erano i giustizieri solitari.
    Quelli che avevano visto troppi film dell’orrore, e giravano
    con cappelli da cowboy e armi strampalate.
    Questo era lo scenario, di notte.
    Fin dall’inizio siamo sempre usciti insieme, io e Maria.
    Uniti prima, uniti adesso. Anche se in due era ancora più rischioso.
    Talvolta ci incontravamo con altri, di noi Pochi, intendo.
    Visi smarriti come probabilmente dovevano sembrare i nostri.
    Tutti visibilmente malnutriti, come neri gatti randagi.
    Quella sera non era diversa dalle altre.
    Con Maria che muoveva le pupille in cerca del minimo spostamento.
    Poi mi capito di alzare gli occhi in alto.
    Un cartellone pubblicitario ormai vecchio e sbiadito.
    Sulle prime provai una stretta allo stomaco, poi dal diaframma
    emerse la risata, chiassosa, esplosiva, orribile.
    Maria si voltò subito incredula, le indicai il cartellone.
    C’era una bocca stava per ingoiare una forchettata di spaghetti
    gravidi di sugo alle olive.
    In alto, sulla sinistra la scritta: La pasta, un’eccellenza italiana.
    Maria mi guardò e le risate si fusero in un enorme fragore, i canini rilucevano alla
    luce dei neon.
    “La pasta”, ripetevamo e ridevamo, “La pasta…”.

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