Miniesercizio extra – Bar apparentemente tranquillo


La porta e la colonna separano tre scene distinte:
1 – Una donna che sta entrando nel locale;
2 – Un ragazzo che sta mangiando da solo;
3 – Due ragazzi che stanno discutendo.
Questo è un esercizio più difficile del solito.
Scrivete una storia che collega queste tre scene. Liberamente. Come preferite voi.


Miniesercizio extra 24

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4 pensieri su “Miniesercizio extra – Bar apparentemente tranquillo

  1. “Ma a che ora ha detto sarebbe arrivata?”
    “Dai, arriverà” rispose Riccardo.
    Carla era sempre in ritardo, ma quella mattina aveva una notizia per lei molto importante da dare ai due ragazzi.
    Stavamo mangiando in silenzio quando si affacciò ridendo,
    “Ragazzi lo so che aspettate da un po’ ma devo passare un attimo qui a fianco”.
    Mauro sbuffò,
    “Dai mamma! Non se ne può più!”
    “Solo un momento giovanotto!”
    Mentre ritornava sui suoi passi Carla intravvide con la coda dell’occhio un viso a lei noto. Un uomo sulla cinquantina era seduto solo al bar accanto alla tavola calda.
    Non ci volle molto tempo…
    Entrò.
    “Mauro sei proprio tu??
    Sembra passata una vita!”
    L’uomo distolse lo sguardo dal telefonino poggiato sul tavolo, per un momento il suo viso s’illuminò.
    “Carla! Tu invece?
    Sempre uguale!”
    Si guardarono negli occhi e tutto il tempo passato si avvolse in una matassa senza fine.
    Carla si sedette e cominciarono a parlare, mentre la vita scorreva tra le ore frettolose di una mattina di primavera, dimenticandosi di tutto.

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  2. ecco cosa ho partorito

    Rodolfo sta parcheggiando di fronte al bar. Il caldo oggi è torrido e non lascia scampo. Una bibita fresca è quello che serve per abbassare la temperatura del corpo. Si sta avviando verso l’ingresso, quando sente un forte gemito a pochi passi da lui. Una donna dai lunghi capelli biondi si lamenta toccandosi il viso. Barcolla, sembra sul punto di accasciarsi a terra.
    Rodolfo fa due passi di fretta e la sorregge per le braccia. Non capisce cosa sia avvenuto, finché non guarda dinnanzi a sé. Il vetro della porta d’ingresso presenta il segno dell’impatto della faccia della donna.
    «Ce la fa a camminare?» domanda Rodolfo, che cinge con un braccio la bionda.
    Solo dei gemiti ed esclamazioni di dolore, mentre lui spinge la porta per entrare.
    Alberto nel tavolo accanto all’ingresso è assorto nel mangiare un piatto fresco di verdura. Sta pensando a Elisa, al suo addio frettoloso e incomprensibile. Una rottura che gli ha lasciato un vuoto dentro di sé. Sta con la forchetta a mezz’aria, quando sente un botto, come se la vetrata fosse stata colpita da un oggetto con violenza. Alza lo sguardo dalla terrina ricolma d’insalata e pomodoro, guardandosi intorno. Vede solo alle sue spalle due ragazzi che stanno discutendo animatamente. Qualche frammento della discussione arriva alle sue orecchie.
    «Non vuoi credermi» borbotta indispettito chi gli volge le spalle.
    L’altro dai capelli scuri e lunghi fino alle spalle scuote il capo come per confermare l’affermazione dell’amico.
    «Non posso» dice con un filo di voce. «Come potrei? Ti sei dimostrato inaffidabile. Ti facevo un amico e non un nemico».
    «Non è vero» sussurra a sua discolpa l’altro. «Credi che avendo tenuto un altro atteggiamento…».
    «Mi hai pugnalato alle spalle» replica amareggiato.
    Alberto sente una voce che gli chiede qualcosa. Si volta e vede un uomo che regge una donna più incosciente che presente.
    «La signora ha sbattuto il viso sulla vetrata e deve sedersi» dice Rodolfo, che sistema la donna sulla sedia libera di fronte ad Alberto.
    Lui ha un moto di stizza, che reprime subito ma non passa inosservato a Rodolfo.
    «Capisco, amico» fa con ironia Rodolfo, mentre osserva le condizioni del viso della donna. «Capisco d’aver interrotto il tuo pasto ma il tempo di prendere qualcosa di umido per la faccia della signora e poi togliamo il disturbo».
    Alberto diventa rosso, posando la forchetta nella terrina. Prende un pacchetto di fazzoletti di carta dalla tasca dei pantaloni e lo porge a Rodolfo.
    «Prendi e usa pure la mia acqua fredda» dice a sua discolpa, avendo dimostrato una certa insensibilità alle condizioni della donna.
    «Enrica, cosa ti è successo?» pronuncia allarmato il ragazzo dai capelli scuri, che ha interrotto la discussione con l’amico.
    Rodolfo alza lo sguardo nella direzione della voce mentre bagna qualche fazzoletto per passarlo sul viso di Enrica, che continua a tenere gli occhi chiusi e a lamentarsi.
    «Vuole che l’accompagni al Pronto Soccorso?» domanda premuroso Rodolfo, ignorando l’esclamazione del ragazzo.
    «No. Mi sta già passando» dice Enrica. «La ringrazio. Senza il suo aiuto non avrei saputo cosa fare».
    Aiutata da Rodolfo si rimette in piedi barcollando vistosamente.
    «Venga che le offro qualcosa di fresco» propone Rodolfo, mentre saluta Alberto.
    «Grazie per l’aiuto» gli dice, allontanandosi.
    Alberto riprende a mangiare col pensiero fisso su Elisa.
    I due ragazzi continuano la loro discussione.
    “Avrebbe potuto morire dinnanzi a loro” pensa Rodolfo, tenendo sotto braccio Enrica. “Ma non li avrebbe distolti dalle loro occupazioni”.

    Naturalmente la potete leggere anche qui http://wp.me/pNMKv-KL

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