Miniesercizio 25 – Corde


Esistono momenti in cui la semplice vista di un paesaggio suscita ricordi di avventura e un’improvvisa voglia di evadere. Immaginate una persona appena uscita da lavoro, posa la bici e fissa affascinato quella corda legata all’albero. Dopo alcuni minuti inizia a correre. Inventate una storia di 100 parole avendo a disposizione:
– una corda
– una corsa
– questa foto
miniesercizio 25
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7 pensieri su “Miniesercizio 25 – Corde

  1. Alla radio aveva sentito che quella settimana le temperature sarebbero state alte, ma non immaginava così. Sentiva il colletto della camicia strozzargli il collo. Con rabbia cercò di aprire il primo bottone. Meglio, respirava meglio.
    Mentre procedeva a passo spedito nel parco, vide una corda legata per le estremità ad un albero. Immagini del suo passato gli donarono una nuova boccata d’ossigeno. Cominciò a respirare lunghe corse nei prati, capriole in riva al mare.
    Distese di girasoli tappezzavano la sua memoria. Un gruppetto di bambini gridava festante giocando alla conta per stabilire chi dovesse saltare.
    Decise, saltò. Cade rovinosamente graffiando la sua costosissima ventiquattrore.
    Se ne andò tra le risate della gente che lo guardava.

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  2. Odiava l’estate. Quel giorno era talmente afoso che Milano puzzava per i fumi dell’asfalto.
    Dopo otto ore in ufficio, scelse di sgranchirsi nel parco. Posò la bici e la legò con il catenaccio, perché, ehi, non si sa mai.
    Svoltato l’angolo, eccola. Una corda, tesa tra due alberi.
    Un ricordo stampato in 3D.
    Aveva dieci anni e Valentina camminava sulla corda, tenendo l’equilibrio con un ramo sbilenco.
    Tornato alla realtà, il suo era già il corpo di un quarantenne in giacca e cravatta lanciato in corsa.
    Forse, su quella corda, avrebbe avuto ancora dieci anni, e Valentina gli avrebbe sorriso.

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  3. Il lunedì è un giorno difficile da affrontare, pensa Michele, mentre prende la bicicletta gialla dalla rastrelliera dell’ufficio dove lavora. Il sole picchia duro nonostante siano le diciannove. Attraversa il parco per tornare a casa. Scorge tra due alberi una corda. Si ferma, appoggia la bicicletta a un blocco di cemento e, colto da un irrefrenabile istinto, comincia a correre sul prato. Sente l’aria calda sul viso e gocciolare il sudore sulla schiena. Sbuffa, ansa, si appoggia a un tronco.
    Sono proprio pazzo, pensa mentre ritorna sui suoi passi. Trova il blocco ma non la bicicletta.
    “Ben ti sta, coglione”.

    La trovate anche sul mio blog http://wp.me/pNMKv-KT

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  4. Anche quel giorno, come tutti i giorni di quella lunga estate, uscì, durante la pausa pranzo per sgranchirsi un po’ le gambe. Solo, naturalmente, perché i suoi colleghi se ne stavano rinchiusi fra quattro mura e quattro condizionatori.
    «Ma come fai?» gli dicevano tutti «con questo caldo!»
    Ma lui adorava l’estate! Il caldo, le gocce di sudore lungo la schiena, il sole cocente che pizzica la pelle…
    «Nessuno ama il sole cocente.» Beh, che dire? Lui si, lui era fatto così, più era caldo meglio stava.
    Quel giorno, si diresse verso il parco, la giornata era perfetta, per lui per lo meno. Camminò a passo spedito per almeno mezz’ora.
    Sulla via del ritorno fu attratto da una corda tesa tra due alberi. Si fermò incuriosito a guardarla.
    «Che ci fa una corda tesa in questo modo?» pensò «troppo bassa come rete da pallavolo, troppo alta perché delle bimbe ci giochino saltando. Non direi che ci si possa stendere i panni…» La saggiò con una mano «troppo poco tesa perché un equilibrista possa ci sopra»
    Mentre stava a lambiccarsi il cervello senza riuscire a trovare una risposta, squillò il telefono: «Ma dove cavolo sei finito? Ma l’hai data un’occhiata all’ora?» No, che non l’aveva data un’occhiata all’ora e quando la diede ebbe un sussulto e spiccò una corsa veloce come mai aveva fatto.
    Aveva un’importante riunione con il capo e se n’era dimenticato!

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  5. Oggi proprio non ci sto con la testa. Al lavoro poco mancava che il capo mi licenziasse. Mi sono alzato dal letto già malvolentieri. Ma in fondo dovrei essere in ferie, ma per sostituire un collega ho dovuto accettare di rinviare le ferie.. va be adesso sono fuori. L’aria e fresca, la pioggia di questa mattina ha rinfrescato dall ‘afa che in questi giorni ci ha torturato. Caronte mi sembra che al telegiornale abbiano detto si chiami questa calura, be nome azzeccato.. la città in questo periodo è semideserta, almeno questo. Posso scorazzare con la mia bicicletta in lungo e in largo senza incontrare la coda del drago, come la chiama cris mio nipote. Naturalmete qualche fila di auto in citta c’è sempre ma molto meno. Attraversero’ la citta in un baleno oggi, visto che non ci sono nemmeno i vigili. Ecco parco della vittoria e via per viale dei giardini. Un momento ma guarda come si divertono li al parco quelli, voglio proprio vedere cosa fanno. Una corda tesa da un albero all’altro e un gruppetto di ragazzi che stanno provando a passarci sopra in equilibrio. Quasi quasi, ma si mi fermo, tanto è presto. Ma guardali questi sbarbatelli, non sono in grado di attraversare una corda tesa a un metro di altezza.. pensare che io alla loro età per non farmi vedere dal padre di mia moglie attraversavo in equilibrio tutto il cornicione della casa della rosina a cinque metri d’altezza. Come vorrei scendere da questa bici e mostrargli come si fa.. “ragazzi se qulacuno mi tiene un attimo la bici vi faxxio vedere come si fa ad attraversare il cavo”. Silenzio di tomba. Poi uno dal gruppo sorridendo mi si avvicina dicendo:” dai facci vedere” non crederanno che abbia paura questi sbarbatelli. ” ok allora uno di voi venga da questo lato e metta un piede sulla corda, un altro vada dall’altro capo e faccia lo stesso. Ok pronti? E ooop “. Sono in bilico sulla corda con un solo piede. Le braccia aperte per non perdere l’equilibrio, un breve ondeggiamento di assestamento e via. Passo dopp passo fino alla fine del cavo. Mentre percorro il tratto vedo le facce divertite dei ragazzi che ho quasi impressione che sperino che cada, ma non sara così. Passo do passo ce la posso fare. Un ultimo salto giu dalla corda per dimostrare che anche noi di mezza età siamo stati ragazzi e che in parte lo siamo ancora e ..”oop la. Fatto” appalusi e risa dai presenti mi impongono un bel inchino.” Grazie garazie. Il ragazzo con la mia bici si avvicina per riconsegnarmi il mezzo. ” bravo vorrei avere un padre come lei..” -” grazie non ho fatto nulla di straordinario, anzi grazie a voi che mi avete fatto andare indietro nel tempo.” La gente del parco che si era fermata incuriosita dala strana esibizione, adesso mi sta facendo passare. Non posso fare a meno di semtirmi lusingato da tanta curiosità nei miei confronti, ma sopratutto mi sento bene. Forse la giornata non è stata del tutto persa..

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