Esercizio: Attacco Impossibile 3: il sorriso.


Eccoci al terzo appuntamento con “attacchi impossibili“.

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Ecco l’attacco di oggi:

Questa volta dovrete creare un racconto in cui i sorrisi vengono vietati/cancellati/esiliati/dimenticati/scegliete voi.

Dovrete:

  1. Inventare il motivo per il quale non sarà possibile sorridere;
  2. Creare due personaggi principali;
  3. Un “angagonista”;
  4. Un colpo di scena finale.
  5. Iniziare il racconto con “Se alle tre del mattino ti svegli e per la dolcezza del sogno ti viene da sorridere… non farlo.”

 

Buon divertimento!

Come sempre pubblicate i vostri svolgimenti nei commenti, su Facebook e/o sui vostri social linkando a questo articolo!

Ciao!

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18 pensieri su “Esercizio: Attacco Impossibile 3: il sorriso.

  1. Se alle tre del mattino ti svegli e per la dolcezza del sogno ti viene da sorridere… non farlo.

    Eppure tutto era andato come desideravi.
    La cena e poi lei aveva accettato il tuo invito a venire a casa.
    Wow! avevi pensato. Stasera mi sta andando bene tutto.
    Ricordavi il colloquio…
    – Buona la cena, in particolare quel pesce era veramente fresco!
    – Si pure a me è piaciuto molto. Quasi si muoveva ancora.
    – E quel vino. Abbiamo bevuto nella giusta misura. Eh…senti vuoi andare subito a casa?
    – No stasera voglio venire a vedere dove stai.
    – Veramente? – E pensavi al disordine, ai piatti del giorno prima impilati in cucina, – E’ un onore. Andiamo
    Al posteggio…suo marito!
    – Ciao caro, ti presento il collega con cui andremo a letto questa sera.
    – Cosa? – pensasti. E in quel momento ti svegliasti, turbato ma sorridendo.

    Se alle tre del mattino ti svegli e per la dolcezza del sogno ti viene da sorridere… non farlo. Preoccupati per la dolcezza del sonno e datti una regolata.

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  2. “Se alle tre del mattino ti svegli e per la dolcezza del sogno ti viene da sorridere …non farlo” era la radiosveglia che lo ripeteva , quella mattina non fu un pezzo rock a svegliarla e non era neppure mattina, era notte fonda. Cominciò a girare la manopola della radio, niente di niente solo quella frase ripetuta ininterrottamente su tutte le frequenze con voce meccanica e gentile.Si alzò, andò alla finestra e vide alcune finestre illuminate. Poi la stessa voce e la stessa frase risuonarono per le strade e a poco a poco si illuminarono tutte le finestre. Gilda pensò che stava accadendo. Chiamò Valerio, si diedero appuntamento in sede, era tutto pronto, i sorrisi e sogni dolci clandestini erano stati stoccati da mesi, i compagni erano stati allertati in tutte le sedi periferiche della città, quella città che, da quando si era insediato, il sindaco Sig. Lacrimevole aveva rinominato “Affranta”. Gilda diede il segnale e in contemporanea vennero proiettati sogni e sorrisi nel cielo, Gilda pensò alla fortuna di avere a disposizione uno schermo così perfetto: il cielo di notte di un bel nero uniforme. Il momento era quello giusto, tutti ma proprio tutti erano svegli e attenti e dopo poco cominciarono a sorridere, anche il Sig. Lacrimevole, sotto i baffi.

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  3. E’ la prima volta che mi cimento pubblicamente 🙂 spero vi piaccia!

    “Se alle tre del mattino ti svegli e per la dolcezza del sogno ti viene da sorridere… non farlo.”
    Era quello il motto del candidato che tutti davano per favorito alle prossime elezioni. L’uomo dei sorrisi vietati rischiava davvero di diventare il nuovo sindaco della città…
    Che cosa avesse contro i sorrisi nessuno lo aveva ben capito: si vociferava che, quell’uomo, avesse perso la capacità di sorridere a causa di svariati eventi drammatici e traumatici avvenuti nel corso della sua esistenza. Ma le cose negative non capitavano forse a tutti?! Perché spegnere i sorrisi e lasciare tutti nel buio della tristezza?!
    Ludovica, che aveva appena 18 anni, continuava a non trovare un senso a tutto quello che stava accadendo nella sua città. Lei e Martina, sua coetanea e migliore amica, parlavano spesso di quella follia che stava dilagando. C’era davvero tanta gente che trovava interessante quella campagna a favore dell’oscurità!
    “Secondo te perché lo voteranno?”, chiese Martina.
    Ludovica sospirò e rispose: “Forse perché siamo circondate da persone infelici quanto lui…”.
    “Sì, certo, ma… perché coinvolgere tutti noi? Insomma, ognuno dovrebbe essere libero di fare ciò che vuole, non credi?! Invece, magari, finiremo col rischiare una multa se verremo beccate a sorridere per strada! E’ pura follia!”.
    Ludovica annuì: “E’ pura follia accettare di non sorridere più… e poi come lo si potrebbe spiegare ai bambini che è vietato sorridere?!”.
    Martina esclamò: “Che idea geniale! Forse possiamo ancora convincere la gente a non votare quel frustrato depresso! Vieni, andiamo!”.
    Trascinò l’amica per strada ed andarono a bussare a tutte le porte del vicinato, chiedendo alle famiglie di portare tutti i loro bambini, di qualunque età fossero, nella piazza principale.
    La gente non capiva che cosa avessero in mente le due ragazze, ma loro furono abbastanza cariche di entusiasmo da convincere la maggior parte di loro.
    Un’ora dopo, grazie al passaparola generale, la piazza principale era gremita di mamme, papà, zii, zie, nonni e nonne con tutti i bambini al seguito.
    A quel punto, Martina si munì di un megafono e gridò a gran voce: “Questa città non vuole smettere di sorridere, non vuole diventare spenta e triste! Vi abbiamo chiesto di venire qui per dare una lezione di vita a tutti noi! Saranno loro, i bambini, a farci imparare qualcosa! Chiedo ai vostri figli ed ai vostri nipoti di pensare a qualcosa che li faccia sorridere!”.
    Ludovica restò in silenzio, mentre la piazza si colorava di tanti piccoli sorrisi.
    Martina si avvicinò alla prima fila e chiese ad una bambina che avrà avuto più o meno quattro anni: “A cos’hai pensato?”.
    La piccola rispose: “Alla mia mamma!”.
    Poi si avvicinò ad un’altra e le chiese: “E tu? A cos’hai pensato?”.
    E lei rispose: “Al mio cane”.
    Pian piano cominciarono a rispondere tutti, le loro voci si accavallavano tutte!
    “Alla mia maestra dell’asilo!”.
    “Alla mia sorellina piccola!”.
    “Ai miei giocattoli!”.
    “Al gelato!”.
    “Alla pizza!”.
    “Al Natale!”.
    “A quando, qualche giorno fa, ha piovuto e ho visto l’arcobaleno per la prima volta!”.
    Andarono avanti così per svariati minuti e Ludovica, nel frattempo, aveva preso il cellulare ed aveva cominciato a filmare quell’evento straordinario.
    Anche gli adulti avevano cominciato a sorridere e ad elencare a cosa avevano pensato!
    Martina esclamò:”I nostri bambini ci hanno appena insegnato che i motivi per sorridere sono infiniti! Qualunque cosa, anche la più insignificante, può farci sorridere, non importa quanto siamo stati o quanto saremo tristi: i sorrisi non possono e non devono morire, MAI!”
    E così, dopo quell’evento in piazza, il candidato favorito non solo non fu più il favorito, ma era stato anche uno di quelli che erano scesi in piazza.
    E così, anche lui, l’uomo più triste, più infelice e più cinico, aveva sorriso e lo aveva fatto guardando i sorrisi dei più piccoli. d’ora in avanti
    D’ora in avanti avrebbe sorriso anche alle tre del mattino, anche senza un motivo particolare!

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  4. Se alle tre del mattino ti svegli e per la dolcezza del sogno ti viene da sorridere…non farlo. Nessuno, oramai ne capirebbe il significato.
    Negli ultimi 15 soli i robot hanno preso possesso di tutte le strutture governative della Terra.
    Non potendo comprendere il senso del sorriso ed impossibilitati a percepire qualsiasi emozione avevano messo al bando qualunque forma di sorriso, quello a bocca larga, a denti stretti…insomma nulla.
    Quando Loren si svegliò quella mattina, sentì che il suo cuore non avrebbe retto a lungo. Aspettava un un bambino da Geremy. Al solo pensiero di stringere una piccola vita tra le sue mani fu sul punto di sorridere di nuovo.
    Quel pomeriggio parlando con Geremy decisero che così non si sarebbe potuto andare avanti.
    ” Capisci Geremy siamo umani, non possiamo accettare una cosa del genere…moriremo tutti”
    “Cosa dovremmo fare Loren? I robot controllano tutto ormai, ogni singolo movimento”.
    “Mi recherò oggi stesso alla CCU (Centro Controllo Umano). Lì lavora Mary. Lei è una delle poche sfuggita al condizionamento degli impiegati del centro. Vedremo di riprogrammare il software principale”.
    “Sei pazza Loren…ti scopriranno”.
    La ragazza si alzò decisa dalla sedia del bar e lo guardò severa
    “Dobbiamo farlo…per nostro figlio”
    “Allora verrò con te, posso simulare il condizionamento…non ti lascerò sola”.
    Quel pomeriggio Loren e Geremy si diressero al CCU, riuscirono ad eludere i controlli.
    Loren nascondeva in un chip sotto pelle il codice di riprogrammazione, doveva solo parlare con Mary.
    La vide lì, intenta a pigiare bottoni su bottoni per i continui aggiornamenti di software che imponevano i robot. Gli occhi spenti, il viso pallido, una cornice di capelli neri le scurivano ancor di più il volto. Geremy si appostò alla porta d’ingresso simulando un umano in controllo condizionato.
    Poche parole. ” Mary ho il codice di riprogrammazione…possiamo riformattare i robot, possiamo ricominciare! Ti prego ascoltami!”
    Mary la guardò, quasi inebetita. Poi una luce negli occhi, le prese la mano e la posò sulla console principale. Loren capì, le dita correvano veloci sulla tastiera, il codice era incorporato nella sua mente attraverso il chip, il cuore le batteva all’impazzata. Quando scrisse l’ultima riga di programmazione esitò un attimo per confermare con il tasto invio. Sentì la vita muoversi dentro di lei. Pigiò il tasto con tutta la sua forza. Chiuse gli occhi. Quando li riaprì, non potè fare a meno di guardare il bagliore del sole, salutandolo con un sorriso.

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  5. eccomi col mio raccontino. Spero che piaccia.
    “Se alle tre del mattino ti svegli e per la dolcezza del sogno ti viene da sorridere… non farlo” è la voce suadente di Aldo, che l’ammonisce.
    Giada si sveglia di botto e si guarda intorno. Buio e silenzio ma di Aldo, il suo compagno neppure l’ombra. Il suo posto nel grande letto matrimoniale è freddo. È sparito da tre giorni senza lasciare un segno. Si mette dritta nel letto e scruta la radiosveglia. Sono proprio le tre, mugugna infastidita, ma il sogno meritava non un sorriso ma un milione di sorrisi e non posso farli. Sì, sembra incredibile ma da tre giorni non si può sorridere, nemmeno un accenno. Donaldo Briscola, il presidente di Sufferland, stanco di vedere visi sorridenti, ha deciso che il sorriso è abolito per decreto. Chi è trovato a sorridere prenderà dieci nerbate sulla schiena. Per i recidivi l’aumento sarà proporzionale al numero di mancanze.
    Giada ha pensato al solito scherzo del presidente arancione su twitter, perché, quando cinguetta, non si capisce una mazza. Però questa volte è stato chiaro: dieci nerbate sulla schiena nuda e sulla pubblica piazza. Non è uno scherzo delle Iene o del cast di ‘Scherzi a parte’ ma pura verità. Il primo giorno hanno beccato una ragazza dalla pelle scura, che ha il sorriso incollato sulle labbra, rammenta Giada, mentre sveglia fa il viso mesto di circostanza. “Non si sa mai” ammette mogia con l’occhio spento e la bocca storta. Ha visto la scena sul televisore. Roba da mettersi a piangere, altro che ridere. Le immagini andavano in loop su tutti i canali TV. L’avevano agguantata, denudata dalla cintura in su e giù nerbate con perfido sadismo. Avevano il loro daffare nel usare il nerbo di bue ma il sorriso restava beffardo con gli occhi pieni di lacrime. Poi il video si interrompe ma ricomincia dall’inizio. Il suo compagno era rientrato furibondo, minacciando tuoni e fulmini. Da lui sa saputo che è intervenuto il capo della polizia a spiegare a quegli energumeni che l’avrebbero potuto anche ucciderla ma il sorriso sarebbe rimasto in eterno. Non era colpa sua ma di madre natura che l’aveva generata sempre sorridente. Dopo aver raccontato questo, Aldo ha fatto un giro di telefonate ed è sparito.
    Adesso Giada è in apprensione per lui. Però fa una faccia triste al pensiero di non poter più sorridere. ‘Ma in privato?’ si chiede angosciata. Qui casca l’asino. Non è ancora chiaro se sarà possibile ma un codicillo scritto con carattere quattro, da leggere con lente d’ingrandimento, parrebbe vietarlo. O meglio è istituito la Gran croce della spia, da assegnare a chi fa più soffiate documentate da immagini. Dunque nemmeno tra le mura di casa si può stare tranquilli. C’è sempre il rischio di una webcam azionata da qualche software spia, che non è più malevole ma benevole nella nuova accezione del termine, perché la Sicurezza Nazionale li inietta in tutti i computer della nazione. Lo faceva prima in modo illegale ma subdolo. Lo fa adesso alla luce del sole. Sono vietati per legge l’uso di antivirus o sistemi operativi refrattari a questi software. La ragazza tiene il PC spento. Non usa più lo smartphone ma un vecchio telefono non connesso che fa solo telefonate e manda o riceve SMS. Niente più Whatsapp, né i social, né consultare le mail. Niente più navigazione. Meglio non rischiare.
    Però ritorna a pensare ad Aldo. Giada si domanda dove sia finito. ‘È sempre stato una testa calda’ ammette sconsolata la ragazza. ‘Ma tre giorni fa ha superato il limite di guardia. Lui con altri esagitati ha manifestato davanti alla Casa Arancione con striscioni e megafoni’. La ragazza teme che sia stato messo in prigione. Forse non durante la contestazione, perché la polizia a cavallo ha caricato i manifestanti che si sono dispersi nel parco e nelle vie adiacenti. ‘Non ha chiamato, né mi ha mandato un messaggio. Dissolto nel nulla’ pensa Giada col viso triste. Di dormire non ci pensa più. Eppure le è apparso nel sogno.
    Aldo dopo la carica si è nascosto insieme a due amici dentro un ufficio di onoranze funebri.
    “Qui di certo non ci vengono a pescare” ha sostenuto il ragazzo, nascondendosi dentro una bara.
    “Ma non possiamo restare in eterno tra urne cinerarie e casse da morto” contesta Giacomo, che preferisce un’atmosfera più gaia.
    “Cosa dici, Aldo?” interviene Giovanni col viso da funerale.
    Aldo si grata la testa pelata, guarda i due amici con cui ha condiviso tante risate ma resta muto.
    “Le pompe funebri sono aperte ventiquattro ore per trecento sessanta cinque giorni l’anno” borbotta Aldo, lo spilungone. “E poi non fanno ridere”.
    E si mette a dormire in una cassa foderata di raso viola con un cuscino di velluto rosso.
    Donaldo è furioso. Si muove secondo un ellisse tavolo centrica nel suo studio presidenziale. Il suo consigliere Bannone, il Rasputin della situazione, non osa avvicinarsi. Ci ha provato e porta ancora i segni della sua dentiera sul braccio. Per fortuna aveva una giacca pesante, che gli ha impedito di affondare i suoi denti nella carne.
    Il presidente si domanda cosa ha sbagliato. ‘Tre giorni fa tutti erano felici e sorridenti” borbotta incavolato come una biscia. “Adesso sembrano spot pubblicitari della mestizia al cubo. Manco uno sorride! Solo quella minorata del primo giorno”. Poi sono arrivati i contestatori, pensa con il viso paonazzo dalla rabbia, con megafoni e striscioni. Devo cacciare il capo della polizia. Un inetto.
    Si ferma davanti al computer e digita velocemente. “Da questo momento Rossello, il comandante della polizia di Surfunia, non è più il capo della polizia” twitta furibondo.
    Ha appena battuto ‘Invia’ che sente del tramestio alle sue spalle. Non riesce a girarsi che vede tutto buio, come se un cappuccio nero fosse stato calato sul suo viso.
    Giada apre il televisore, sperando di trovare qualcosa di soporifero. Strabuzza gli occhi. Legge ‘Edizione straordinaria” sullo schermo e vede il suo Aldo che trascina per i cappelli arancioni un omone che assomiglia in modo incredibile a Donaldo Briscola, il presidente. L’annunciatore comincia a recitare la sua litania.
    “Tre giovani audaci, Aldo, Giovanni e Giacomo, hanno catturato il gemello pazzo del nostro presidente, che sfruttando la completa somiglianza ne aveva preso il posto. Il gemello, Ronaldo Briscola, era internato nella clinica psichiatrica ‘Dottor Stranamore’ ma era riuscito a fuggire con la complicità di un funzionario disonesto. Il vero Donaldo Briscola era finito imbavagliato in un cassa da morto delle onoranze funebri ‘Visi tristi’. Qui casualmente si erano rifugiati i tre ragazzi e l’avevano liberato. Tra bare e urne hanno messo a punto il piano per catturare il gemello pazzo. Una risata ci seppellirà” aveva concluso l’annunciatore ridendo a crepapelle.

    e qui lo potete trovare sil mio blog. http://wp.me/pNMKv-Lc

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