#IncipitProfetico – 1


Ecco l’incipit profetico di oggi!

Come ogni giorno ripassiamo le regole:

Tutti sapete cos’è un incipit: è l’inizio di un racconto, di un romanzo, di una storia. Noi non vi proponiamo semplicemente di scrivere qualcosa partendo soltanto da un incipit, ma di creare qualcosa di profetico.

Ogni giorno pubblichiamo un incipit che spinge verso il futuro. Non si tratta necessariamente di profezie tragiche o di fine del mondo, ma di ispirazioni di ogni tipo.

Il vostro compito sarà quello di continuare la storia!

Buon divertimento!

L’incipit profetico di oggi è:

“Saranno tre donne. Apriranno la seconda porta del tempio e lo saccheggeranno. Fuggiranno come volpi e soltanto un bambino vedrà il loro viso…”

Annunci

5 pensieri su “#IncipitProfetico – 1

  1. “Saranno tre donne. Apriranno la seconda porta del tempio e lo saccheggeranno. Fuggiranno come volpi e soltanto un bambino vedrà il loro viso…
    Quando i sacerdoti si accorsero del sacrilegio cercarono i testimoni.
    Il bambino si presentò ma non fu preso in considerazione.
    Allora con le lacrime agli occhi si voltò verso l’altare spoglio e disse:
    “Non ascoltano la mia voce perché sono un bambino. Ma tu, Dio onnisciente, sai che io so.
    Loro non vogliono sapere…e allora io profetizzo che saranno tre donne che porteranno alla rovina la comunità. Della prima si invaghirà il capo dei sacerdoti. Ma ella è la figlia del sindaco e sua madre farà di tutto per ostacolare la loro unione. La terza sarà la figlia frutto della loro sacrilega unione. Il sindaco e il sacerdote si sfideranno a duello e moriranno entrambi.
    La comunità non avrà più guida e andrà allo sbando.
    Come per il furto saranno tre donne.

    Liked by 2 people

  2. Saranno tre donne. Apriranno la seconda porta del tempio e lo saccheggeranno. Fuggiranno come volpi e soltanto un bambino vedrà il loro viso, ma non le riconoscerà. I consacrati allora canteranno, cucendosi addosso lodi vicendevoli. Ed i mortali, scoprendo spalancata la porta del Tempio dopo il tramonto, consumeranno i tagli di carne proibiti e berranno vino lucente senza sollevare le brocche per gli Dei. La falsa gloria per le tre Moire luciderà nelle case ritratti e statue, ricoprendo di polvere ottusa i Giusti. Le strade, allora, diverranno sporche, la Virtù scivolerà dalle persone, Clio sarà infangata e la maschera di Thalia giacerà a terra distrutta. Calliope perderà la voce ed il vino renderà Erato l’amante di chiunque per pochi pensieri e pochi denari. Ma le tre Moire non saranno mai soddisfatte ed Atropo non sarà mai distratta dal suo tetro compito. Poseidone ingoierà questa terra in un tentativo ultimo di fermare e coprire per sempre la caduta del suo Popolo in una porcilaia.
    Questo, invero, vi accadrà quando la preoccupazione di ottenere una lunga vita ad ogni costo supererà quella di offrirla agli Dei. Quando non avrete più occhi per le ricompense del nuovo giorno, verrete a patti con le Figlie della Notte ed il destino sarà compiuto.

    Liked by 1 persona

  3. Saranno tre donne. Apriranno la seconda porta del tempio e lo saccheggeranno. Fuggiranno come volpi e soltanto un bambino vedrà il loro viso…
    Una maschera di cera coprirà il volto delle tre donne. Al bambino sarà permesso di entrare nel tempio usando la prima porta. Essa sarà destinata ai puri di cuore e di spirito.
    Il bambino, il cui nome avrà come prima lettera A, sarà sacrificato perchè con lui muoia il sacrilegio compiuto dalle tre donne.
    Ogni sacerdote indosserà tuniche bianche che imbrattate del sangue innocente saranno bagnate nell’antico fiume Nakhon.
    Ogni membro di comunità vestirà con i segni del lutto e si segnerà tre volte il palmo della propria mano rivolgendo lo sguardo ad Est. Ogni donna della comunità si avvicinerà alle culle dei propri figli e poggerà petali di giglio sugli occhi e sul far della sera brucerà incenso aromatico.
    Così è scritto e l’antica colpa sarà espiata.

    Liked by 2 people

  4. ecco il racconto.
    Saranno tre donne. Apriranno la seconda porta del tempio e lo saccheggeranno. Fuggiranno come volpi e soltanto un bambino vedrà il loro viso.
    Quel fanciullo era Giacomo e viveva in una città lontana nel tempo e dal luogo.
    Le tre donne indossavano uno strano vestito ricco di colori, che il bambino non aveva mai visto. Avevano età e statura diverse ma erano svelte come dei gatti. Giacomo le osservò come con destrezza avevano aperto la seconda porta del tempio, un portale di legno massiccio intarsiato d’oro. Anche quell’immagine lo affascinò, perché non ricordava di avere mai visto nulla di simile, nemmeno sul libro di storia della scuola.
    “Ma dove sono?” si chiese incapace di staccare la vista da quella visione.
    La più vecchia del gruppo si intrufolò nella piccola apertura del portone, seguita dalle altre due. Percossero un corridoio buio rischiarato debolmente da torce morenti.
    «Svelte» incitò la donna, di cui si intravedeva solo il viso dal colorito olivastro. «Non possiamo perdere tempo. Il gran maestro sa già che c’è stata un’intrusione nel tempio e sta accorrendo coi soldati».
    A passo svelto raggiunsero il centro della sala, dove su un piedistallo stava una coppa ricolma d’oro e d’argento. Il tesoro del tempio di Visnù. Le due giovani l’afferrano e la vuotarono in un enorme bisaccia che la guida del gruppo estrasse da sotto il sari.
    «Veloci. Andiamocene» intimò la donna con la sacca caricata sulla spalla. Era curva sotto il suo peso ma camminava svelta verso il portone, prima che si richiudesse intrappolandole nel tempio.
    Giacomo a bocca aperta per la sorpresa e la curiosità ascoltava e osservava con gli occhi sgranati per lo stupore. Con le mani le incitava a fuggire, perché la porta senza rumore aveva iniziato a chiudersi.
    La guida delle tre donne si fermò e spinse fuori le altre due.
    «Forza» gridò Giacomo, pensando di aiutarla a uscire. «Forza, scappa o rimarrai chiusa dentro».
    Con un balzo la donna uscì dalla fessura ma il sari rimase impigliato nel battente chiuso. Provò a tirarlo, a strapparlo ma pareva che fosse impossibile sia a romperlo che a estrarlo. Con mossa rapida si girò più volte abbandonando l’indumento per terra e rimanendo con una sottogonna e una camicia bianca.
    Giacomo applaudì quando alla fine la donna a lunghe falcate raggiunse le altre due, che non si erano accorte di nulla.
    «Correte. Correte» le incitò Giacomo che vedeva arrivare dalla città un uomo dalla barba bianca e dal turbante azzurro, avvolto in una tunica bianca che avanzava seguita dai soldati.
    Le tre donne con la pesante bisaccia che impediva di correre più rapidamente si avviarono verso un bosco di piante basse e quasi secche, sollevando polvere e sassi al loro passaggio.
    Giacomo fremeva, perché avrebbe voluto aiutarle a fuggire. In quel posto sarebbe stato difficile nascondersi e sarebbero state facilmente individuate e catturate.
    “Perché parteggio per loro?” si chiese il bambino. “Hanno profanato un tempio ma sono anche delle ladre”.
    Ricordava gli insegnamenti della madre. Non doveva nominare il nome di Dio invano, né comportarsi in modo sconveniente nei luoghi di culto. Però quello su cui batteva di più era che non doveva rubare. Dunque lui parteggiava per chi aveva infranto le regole. Però secondo la sua visone erano le più deboli e si si doveva aiutarle.
    La corsa delle tre donne nel misero boschetto divenne sempre più debole, mentre faticavano a respirare per la polvere e il caldo. Il brahmano e i soldati erano sempre più vicini e urlavano di fermarsi.
    «Correte più forte. C’è una grotta a cento metri» gridò Giacomo che si torceva le mani per l’ansia. «Ancora un piccolo sforzo».
    La più giovane del gruppo ruzzolò a terra esausta e ansante, scuotendo la testa, perché non aveva intenzione di alzarsi.
    «Madre, Ajala è caduta e non vuole alzarsi» disse la fanciulla fermandosi accanto alla sorella.
    La donna valutò la distanza che le separava dalla grotta, il punto di salvezza, e quanto erano vicini i soldati. Fece due balzi e gettò la sacca nell’imboccatura e ritornò sui suoi passi.
    «Giacomo, Giacomo».
    La voce di sua madre lo stava svegliando.
    «Giacomo, stai facendo il tuo solito brutto sogno?» chiese la donna vicino al letto.
    «Uffa, mamma. Ho perso il finale».

    Liked by 1 persona

Commento:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...