#Disestoria – 2


Ecco il tema per la #Disestoria di oggi.

Ogni giorno pubblichiamo un disegno, stilizzato o minimale, e da quel disegno dovete farvi ispirare per una STORIA.

Non mettiamo limiti di nessun tipo. Se volete giocare su Twitter avrete sicuramente da risolvere il problema dei 140 caratteri, ma sappiamo che ne siete più che capaci, qui e su Facebook invece non avete limiti. Potete anche scrivere a mano e fare la foto, insomma come al solito non restate imprigionati nella vostra mente e mettetevi alla prova!

Ecco il disegno:

IMG_20170811_175110-01-01

Buon divertimento!

Annunci

2 pensieri su “#Disestoria – 2

  1. Viveva in una casa sull’albero, quella bambina di 98 anni. Ne scendeva solo per far provviste nel bosco dal quale non varcò mai il confine.
    Quel giorno le presa una incontrollabile smania di partire per esplorare il mondo, così disegnò un aquilone verde e marrone, lo ritagliò, vi legò un filo che tenne ben stretto nella mano sinistra e salì sul tetto della casa. Aspettò che il vento soffiasse forte, nella giusta direzione, da ovest, e finalmente partì.
    Nei tre giorni di viaggio sorvolò il blu, il bianco, il grigio, il verde, il rosso e il giallo maculato, il marrone.
    Non avrebbe mai voluto scendere da lì, ma l’aquilone si impigliò tra i colori di un arcobaleno.
    Il viaggio di Marilù finì lì, dove una nuova vita iniziò.

    (va beh, è solo un canovaccio ^_^ giusto per provare)

    Liked by 1 persona

  2. ecco la mia storia che trovate anche sul mio blog http://wp.me/pNMKv-Ll

    Era la festa della Vulandra al Parco Urbano di Ferrara. Tutti sul prato a naso in su per vedere quelle forme variopinte che il vento porta in alto.
    Simone passando di fianco all’area in macchina con suo padre le vide volare nel cielo che si muovevano sinuose e affascinanti. Rimase a bocca aperta. Non aveva mai visto un aquilone, ne ignorava l’esistenza.
    Simone era un bambino sveglio di otto anni che aveva sempre vissuto in città. Il suo mondo era chiuso tra quattro mura: quelle del suo appartamento. La televisione, i videogiochi, il computer erano i suoi compagni nelle ore di relax. La corte del condominio era off limits per i bambini, sempre occupato dalle auto dei condomini. Gli unici spazi verdi che conosceva erano i parchi cittadini e la minuscola area nel cortile della sua scuola. Alla domenica i genitori lo portavano dai nonni in campagna ma questa non era più quella di una volta col pollaio e le stalle. Adesso era tutto pulito e ordinato. Il piccolo orto dietro la loro casa, il giuggiolo e il melograno nel giardino di fronte e il prato su cui correre senza pericoli. Però gli animali di un tempo, il pollo, il maiale, la mucca, non si vedevano più. Li aveva osservati sul libro scolastico. Troppo poco per soddisfare la sua curiosità.
    L’auto di suo padre era ferma al semaforo, che dava il via libera a una folla festante di bambini e adulti diretti nel Parco Urbano. Simone sembrava paralizzato dalla sorpresa di vedere nel cielo azzurro sostenuto da un vento gagliardo tanti oggetti colorati.
    «Papà» disse girando il collo per osservarli, mentre la macchina ripartiva col verde. «Perché non ci andiamo anche noi domani? Siamo in festa».
    Lorenzo sorrise. Ricordi di quando era bambino e preparava l’aquilone con stecche di bambù, carta colorata, colla di farina prodotta in casa e un rocchetto di spago. Aveva la forma di un rombo con una lunga coda colorata. Poi via di corsa nel prato delle sottomura cittadine per farlo innalzare nel cielo. “Altri tempi” sospirò il padre. “La fantasia non mancava per crearci i giochi”.
    «Ma certo, Simone» e gli scompigliò i capelli mentre l’auto correva verso il centro città. «Domani, se non piove, ci andiamo».
    A fine aprile era ormai un appuntamento fisso per Ferrara il festival della Vulandra dove si potevano ammirare piccoli capolavori d’ingegneria aerea accoppiata alla fantasia dei progettisti. Però Simone non ci era mai stato né Lorenzo gli aveva proposto di andarci.
    Era un’occasione ghiotta per entrambi. Un pomeriggio all’aria aperta sui prati del Parco Urbano a due passi dal centro storico. Lorenzo aveva accompagnato nel settembre precedente il figlio ad ammirare la festa delle mongolfiere ma quello della Vulandra non era un appuntamento ancora provato.
    Era il giorno di San Giorgio, il patrono della città, quando padre e figlio sulle loro biciclette raggiunsero il Parco Urbano, brulicante di bambini e di molti adulti, che erano tornati indietro nel tempo. Il cielo era colorato da mille forme, guidate dalle mani esperte dei loro proprietari. Un tripudio di gioia e spensieratezza.
    In un angolo del prato un uomo circondato da bambini ma non solo spiegava come costruire un aquilone. Simone ascoltava senza dire una parola, senza perderne nemmeno una sillaba dell’istruttore. Doveva immagazzinarle tutte, perché voleva costruirsi un aquilone.
    «Papà, ne facciamo uno anche noi?» chiese Simone, mentre andavano a recuperare le loro biciclette.
    «Certamente» affermò Lorenzo, tenendolo per mano. «Sabato passiamo dal negozio di hobbystica in Corso Giovecca a comprare quanto serve».
    Il padre era tornato bambino, mentre il figlio si riappropriava dei divertimenti di un tempo.

    Liked by 1 persona

Commento:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...