#IncipitProfetico – 3


Ecco l’incipit profetico di oggi!

Come ogni giorno ripassiamo le regole:

Tutti sapete cos’è un incipit: è l’inizio di un racconto, di un romanzo, di una storia. Noi non vi proponiamo semplicemente di scrivere qualcosa partendo soltanto da un incipit, ma di creare qualcosa di profetico.

Ogni giorno pubblichiamo un incipit che spinge verso il futuro. Non si tratta necessariamente di profezie tragiche o di fine del mondo, ma di ispirazioni di ogni tipo.

Il vostro compito sarà quello di continuare la storia!

Buon divertimento!

L’incipit profetico di oggi è:

“Nel 2020 l’acqua scomparirà dalla terra, ma noi saremo pronti. Ci siamo preparati al viaggio …”

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2 pensieri su “#IncipitProfetico – 3

  1. Manifesta pazzia…

    “Nel 2020 l’acqua scomparirà dalla terra, ma noi saremo pronti. Ci siamo preparati al viaggio …”
    che ci porterà nel pianeta 8 dove c’è un enorme lago di acqua potabile. Basterà per tutti e occorrono solo 6 mesi per arrivarci. La nave spaziale è già sulla rampa di lancio.
    Stiamo caricando l’acqua necessaria per lavarci in quei sei mesi. Lo dobbiamo fare prima che l’acqua finisca.
    Partiremo di nascosto…non saremo tutti. Solo pochi eletti. Io li sceglierò.
    Tu amico Nicola sarai tra questi.
    Portati però l’acqua per bere.
    Ma fai in fretta…l’acqua potrebbe anche finire prima….stiamo infatti cuocendo la pasta per il viaggio…prima però mangerò io…chi siete? Cosa volete. Come osate? Abusivo? Allaccio abusivo alla rete idrica? Ma mi serve per quando finirà l”acqua.
    Dove mi portate??
    Aiuto….
    Fatemi prendere almeno la cannuccia…

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  2. “Nel 2020 l’acqua scomparirà dalla terra, ma noi saremo pronti. Ci siamo preparati al viaggio verso Marte”.
    Stava scritto su una stele ritrovata nel deserto siriano da una spedizione di archeologi alla ricerca della città perduta dei Templari.
    Marcello guardò Sabrina e poi Flavia. Leggeva sui loro volti la sua stessa sorpresa per questa stele scritta in italiano.
    Sabrina scoppiò in una grande risata. Non poteva crederci. “Nel 2017 trovo in pieno deserto una stele con una profezia minacciosa. Tra tre anni l’acqua scomparirà dalla terra e ci sarà una migrazione di massa interstellare” si disse tra i singhiozzi e le lacrime causate dal troppo ridere. Si accasciò sulla sabbia, tenendosi la pancia. Non accennava a smettere sotto gli occhi increduli dei compagni di avventura.
    Marcello teneva in mano quel pezzo di argilla un po’ sbrecciato dove si leggevano nitide quelle parole italiane, incise rozzamente. La grafia appariva incerta ma il senso era chiaro. Anche lui pensò che qualche burlone si voleva prendere gioco di loro.
    Erano partiti un mese prima, a ottobre, da Torino diretti a Palmira, liberata dai neri seguaci di Al Baghdadi. Erano tre ricercatori dell’università, che aveva pagato tutto. Viaggio, attrezzature e tanti auguri. Ne avevano bisogno visto il posto prescelto per la loro spedizione. Nessuno era riuscito a dissuaderli dalla loro incoscienza. Spedita a Antakya una Renegade modificata per consentire di dormire al suo interno, raggiunsero la Turchia via mare. Attraversato il confine siriano, seguirono le antiche vie carovaniere per arrivare all’oasi di Palmira, l’antica Tadmor, alla ricerca di una mitica città fondata dai Templari nel 1197, di cui si erano perse le tracce. La sua localizzazione era incerta come la sua esistenza. Esistevano dei codici manoscritti, la cui autenticità era assai dubbia, ritrovati in una bottega antiquaria. I tre ricercatori si erano infervorati e avevano ottenuto l’appoggio dell’università nel loro pazzesco progetto. Con l’incoscienza dei loro trent’anni erano partiti verso un paese dilaniato dalla guerra, dove USA e Russia combattevano la loro war game. Mille difficoltà si erano frapposte tra loro e l’avanzamento della spedizione. Prima i turchi che li guardavano come foreign fighters, poi i siriani che li avevano classificati come spie, infine le molte fazioni che pretendevano un pedaggio per il loro passaggio. Insomma il classico percorso a scalini, costellati di trabocchetti. Alla fine la loro ostinazione aveva prevalso ed erano riusciti a imboccare la strada per Palmira.
    Adesso a metà strada tra Damasco e Palmira questo ritrovamento li gettò nella confusione. Sabrina si rotolava nella sabbia in preda a un riso frenetico e convulso. Flavia balbettava parole sconnesse. Marcello continuava a leggere quella frase con una profezia al limite dell’assurdo per via della lingua scelta. La lastra pareva vecchia ma la frase italiana era fuori luogo. “Se fosse scritta in arabo o in caratteri cuneiformi sarebbe plausibile anche se improbabile. Ma in italiano? Nel deserto siriano? No, puzza d’imbroglio” pensò Marcello, mentre si domandava se il sole del deserto siriaco stesse giocando dei brutti scherzi. Allucinazioni o peggio.
    «Calma, Sabrina» affermò Marcello, sollevandola da terra. Le lacrime era impastate di sabbia, i capelli in condizione penosi come i vestiti.
    Con una salvietta umida le ripulì la faccia ridotta a una maschera e l’aiutò a togliersi la polvere dai pantaloni color cachi. Sotto le ascelle era impossibile, perché la sabbia aveva aderito alla camicia.
    Il trio si avviò verso la Jeep per mettersi al riparo, anche se il sole di novembre non era così caldo da essere insopportabile.
    Sistematisi sotto la tenda della Renegade, Marcello chiede il parere alle due compagne, mostrando loro la piccola lastra.
    «Sembra vecchia» azzardò il ragazzo, passandola a Flavia, che l’esaminò.
    Scosse il capo la ragazza. Era impossibile stabilire l’età dell’oggetto.
    «Potrebbe essere un fake» affermò Flavia, che esaminava da ogni angolazione l’argilla. «Sembra una tavoletta di quelle usate in quest’area ma l’italiano…».
    La ragazza scuoteva i capelli rossi in segno di diniego. Il viso cotto dal sole autunnale mostrava la sua incredulità sulla bontà della scritta.
    Marcello annuì. La sua affermazione non faceva una grinza.
    «Ammettiamo che tu abbia ragione» rispose il ragazzo nel riprendere l’oggetto, che osservò con meticolosa cura. «Ma come è finito qui? Proprio mentre cercavano le tracce dell’antica via carovaniera?»
    Sabrina, che si era ripresa dalle risate convulse, era rimasta in silenzio ascoltando i due compagni.
    «Non ci stai tirando un pacco?» fece poco convinta della storia del ritrovamento. «Come l’hai trovato?»
    Marcello stava rispondendo piccato all’insinuazione della ragazza, quando decise che non era il caso di polemizzare e accendere il litigio.
    «Come avete visto, eravamo da poco…» cominciò a raccontare.
    «Io non ho visto nulla, a dire il vero. Ho notato solo che tenevi fra le mani qualcosa» esclamò Flavia con timidezza come se avesse paura delle reazioni del ragazzo.
    «Io?» disse ridendo Sabrina. «Ho sentito solo il vostro vociare».
    Marcello le guardò. Non gli volevano credere e pensavano che lui volesse burlare di loro. “In effetti non hanno tutti i torti” rifletté il ragazzo, tornando sul posto del ritrovamento. “Non hanno visto nulla. Hanno sentito solo la mia esclamazione. Chiunque potrebbe pensare male”.
    Marcello si chinò nel punto dove la sabbia era smossa e ragionò che potevano esserci altre tavolette con nuove indicazioni.
    Sabrina osservò da sopra la spalla cosa faceva il compagno. Non comprendeva quel suo raspare tra sabbia.
    «Cosa stai facendo?» chiese curiosa, attirando l’attenzione di Flavia, rimasta sotto la tenda.
    Marcello sollevò il capo, girandosi di novanta gradi.
    «Qui ho trovato il primo reperto. Qualcosa mi suggerisce che ce ne sono altri».
    La ragazza sorrise ma il ghigno allegro del viso si trasformò in una maschera di sorpresa. Vide affiorare qualcosa che pareva vagamente una tavoletta di argilla. “Aveva ragione Marcello” pensò abbassandosi per osservare meglio.
    «Credo di averne trovato altre» affermò il ragazzo, mentre ripuliva con le mani dalla sabbia una lastra molto simile al primo ritrovamento.
    “In 2020, water will disappear from the ground, but we will be ready. We were prepared for the trip to Mars”
    «Non è possibile!» esclamò affranto Marcello, sedendosi sulla sabbia e allungando il nuovo reperto a Sabrina.
    La ragazza guardò il pezzo incredula. Prima in italiano, adesso in inglese. Stava per mormorare qualcosa, quando Marcello la precedette.
    «Ragazze, accetto scommesse! Ne troveremo a centinaia scritte in tutte le lingue del mondo».
    Frugò freneticamente nella sabbia e comparvero altre tre tavolette di argilla.
    «Questa è in spagnolo» esclamò per nulla sorpreso il ragazzo.
    «E le altre due in francese e tedesco» fece Sabrina ridendo di gusto. Un burlone aveva colpito duro.
    Marcello e Sabrina si abbracciarono con le lacrime agli occhi per la risata provocata da quella scoperta, quando Flavia si alzò e indicò un punto del cielo.
    «Ragazzi! Un drone ci sta spiando».

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