#Disestoria – 3


Ecco il tema per la #Disestoria di oggi.

Ogni giorno pubblichiamo un disegno, stilizzato o minimale, e da quel disegno dovete farvi ispirare per una STORIA.

Non mettiamo limiti di nessun tipo. Se volete giocare su Twitter avrete sicuramente da risolvere il problema dei 140 caratteri, ma sappiamo che ne siete più che capaci, qui e su Facebook invece non avete limiti. Potete anche scrivere a mano e fare la foto, insomma come al solito non restate imprigionati nella vostra mente e mettetevi alla prova!

Ecco il disegno:

wp-1502467620626.

Buon divertimento!

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3 pensieri su “#Disestoria – 3

  1. Si racconta che una foglia d’autunno s’innamorò del sole. Ogni giorno al crepuscolo la foglia pregava il vento perché la potesse avvicinare al suo amore.
    Ogni volta il vento soffiava più forte che poteva, ma il sole e la foglia riuscivano solo a sfiorarsi per pochi attimi. Quando la luce del tramonto incendiava il cielo, che apriva le porte alla sera, i colori della foglia d’autunno sembravano quasi fondersi con quelli del sole.
    Continuarono per diversi mesi finché la foglia troppo debole, all’ennesimo soffio di vento, si lasciò andare. Cadde dolcemente sul terreno e guardò per l’ultima volta il suo amore lasciandosi coprire dalla terra che, impietosita, decise di nasconderla dentro di sé. I giorni ed i mesi trascorsero veloci e, quando i primi canti d’uccelli cominciarono a spandersi tra gli alberi rifioriti, una timida fogliolina si affacciò al mondo lasciandosi scaldare dal tepore del sole e lasciando che il miracolo dell’amore potesse accadere ancora.

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  2. Luigi non capiva perché si fosse lasciato convincere da Clara di presenziare al vernissage della Galleria Due Punti. Si inaugurava la mostra di un artista dal nome curioso, che lui non aveva voluto imparare.
    L’arte moderna non gli piaceva o meglio non la comprendeva, ammesso che ci fosse stato qualcosa da immaginare nell’osservazione di quadri, sculture e disegni. Per lui erano sgorbi colorati che qualcuno spacciava per arte come il disegno, nemmeno a colori, che stava osservando.

    «Sono capace anch’io di fare questo» borbottò Luigi, attirando gli sguardi di rimprovero di chi stava alle sue spalle.
    Loro parevano in estasi nell’ammirare questo disegno al contrario di Luigi.
    Clara lo tirò per una manica per allontanarlo da quel gruppo di persone che continuavano a seguirlo con gli occhi come per dire ‘ma che ci fai qui incompetente’.
    Lui diede una scrollata di spalle, ignorando serenamente quei rimbrotti silenziosi che scivolavano via senza lasciare traccia.
    «Gigi» sussurrò Clara dopo averlo trascinato in un angolo lontano da tutti. «Non farmi fare una figura di merda. Tu non sai…».
    Luigi la guardò di traverso. “Figura di merda? Almeno fosse d’artista!” pensò, interrompendola.
    «Quella sarebbe un’opera d’arte?» sbuffò indispettito, alzando un poco la voce. «Fatico a riconoscere che Botticelli abbia dipinto dei capolavori. Figuriamoci se credo a quel fallito che ha disegnato un albero spoglio e un puntino rosso».
    Clara arrossì a quelle parole. L’ignoranza del compagno sull’argomento era abissale, pentendosi di aver insistito che l’accompagnasse.
    «Quel disegno a pastello vale un milione di euro!» esclamò Clara, abbassando le braccia lungo il corpo in segno di resa. «È una prova d’autore di Piccadali, il più grande artista moderno. Le sue opere sono contese a pacchi di euro da gallerie e collezionisti!»
    Lei aveva provato in tutte le maniere a trascinarlo per musei e gallerie d’arte ma adesso intuiva che era irrecuperabile.
    Luigi esplose in una risata, attirando di nuovo gli sguardi malevoli dei presenti. Scuoté il capo in segno di sconcerto. “La gente è scema” pensò, avviandosi verso l’uscita. “Molte persone muoiono di fame e qualcuno spreca milioni per qualcosa che non suscita nessuna emozione”.
    Arrivato all’ingresso fece un cenno di saluto a Clara.
    «Ci vediamo a casa».

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