#IncipitProfetico – 4


Ecco l’incipit profetico di oggi!

Come ogni giorno ripassiamo le regole:

Tutti sapete cos’è un incipit: è l’inizio di un racconto, di un romanzo, di una storia. Noi non vi proponiamo semplicemente di scrivere qualcosa partendo soltanto da un incipit, ma di creare qualcosa di profetico.

Ogni giorno pubblichiamo un incipit che spinge verso il futuro. Non si tratta necessariamente di profezie tragiche o di fine del mondo, ma di ispirazioni di ogni tipo.

Il vostro compito sarà quello di continuare la storia!

Buon divertimento!

L’incipit profetico di oggi è:

“I giganti dormiranno sotto i nostri letti, ma le nostre paure saranno lontane. Cosa farai tu domani, Joseph? …”

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3 pensieri su “#IncipitProfetico – 4

  1. “I giganti dormiranno sotto i nostri letti, ma le nostre paure saranno lontane. Cosa farai tu domani, Joseph? …”
    “Continuerò a buttare la polvere sotto il letto in modo che anche i giganti vinceranno la paura di essere allergici”

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  2. “I giganti dormiranno sotto i nostri letti, ma le nostre paure saranno lontane. Cosa farai tu domani, Joseph? …”
    “Aspetterò il loro risveglio, salirò sulle loro spalle, mi ergerò fino a toccare il cielo, osserverò così il mondo da un alto punto di vista, soddisfacendo la mia insaziabile curiosità”

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  3. “I giganti dormiranno sotto i nostri letti, ma le nostre paure saranno lontane. Cosa farai tu domani, Joseph?”
    Era questo il pensiero di Dora, che mescolava con vigore nel paiolo. Joseph con fare da cospiratore aveva ipotizzato che gli alieni avrebbero invaso la terra per punire questa landa di peccatori.
    Lei aveva riso alla profezia catastrofica del compagno, che dopo aver parlato si era allontanato. Dora aveva messo nel paiolo di rame acqua e verdure appendendolo nel caminetto. Doveva mescolare tutti gli ingredienti per ottenere un brodo scuro e denso. Mentre faceva questa operazione con vigore, ripensò alle parole di Joseph. “Le nostre paure saranno lontane. Quali paure?” Non era solo questo dubbio che aveva cominciato il suo lavorio nella testa di Dora ma anche quel pezzo finale ‘Cosa farai tu, Joseph?’. Ricordava bene quella frase finale dopo il lungo discorso sconclusionato del suo compagno. “Parlava con se stesso oppure riportava qualcosa detto da altri? Se erano parole pronunciate da una misteriosa persona, chi era costui?”
    Qualcosa non tornava nella mente di Dora, che assaggiò il brodo. Era al punto giusto. Adesso veniva l’operazione più delicata: staccare dal gancio il paiolo e versarne il contenuto nel pentolone, annerito dal fuoco. Doveva fare attenzione per evitare che qualche schizzo la raggiungesse. Aveva le braccia piena di scottature e non voleva aggiungerne altre.
    Scacciò dalla testa le parole di Joseph, tanto quelle non sarebbero scappate, e si concentrò sull’operazione con la mente sgombra da pensieri.
    «Uno, due e tre!» esclamò afferrando con decisione i manici del paiolo e con gesto fermo lo sganciò.
    Pesava e ribolliva mentre con pazienza versava il contenuto nel pentolone. Adesso poteva concentrarsi sulle parole di Joseph. In primo luogo aveva parlato di alieni. “Ma chi erano costoro?” si chiese con una punta di scetticismo. La parola le ricordava qualcosa di confuso, di estraneo alla comunità dei mormoni.
    «Alieni?» fece, sedendosi sul gradino del focolare per scaldare le ossa infreddolite. «Ma poi ha parlato di giganti».
    A questo punto qualcosa non tornava. Sia lei che Joseph erano tutt’altro che bassi di statura ma nemmeno il resto della comunità scherzava con l’altezza. Loro erano alti sei piedi ma molti li battevano. “Ma questi giganti quanto sono alti?” rifletté Dora col viso rosso per il caldo. “Ma come faranno a dormire sotto il nostro letto che misura poco più di sette piedi?”
    Dora si alzò per mettere sul tavolo le scodelle per la zuppa di verdure e prese il pane dalla madia, affettandolo in grosse fette. Aggiunse le posate di stagno e due rozzi boccali di legno hickory. Tra non molto Joseph sarebbe tornato dai campi e avrebbe pretese la sua razione di cibo.
    Dora rimuginava sulle parole ascoltate prima che il compagno uscisse, presumendo che sarebbe andato nel campo di patate a diradare le piante e cacciare le talpe che mangiavano i tuberi già pronti.
    “Dunque dobbiamo ospitare sotto i nostri letti dei giganti…” pensò la donna ma qualcosa non tornava nella sua riflessione. “Se questi fantomatici giganti, o alieni come ha detto confusamente Joseph, devono combattere i peccatori, perché devono dormire sotto il nostro letto? Noi non pecchiamo. Facciamo l’amore solo nei giorni comandati dal Signore. Preghiamo tutte le mattine e le sere come prima dei pasti. Non desidero altro uomo che Joseph e lui altra donna che me”. A lei stonava il connubio tra peccatori e giganti dormienti sotto il letto. “Uno? Due? Quanti?” si chiese Dora, sedendosi sulla sedia. “Ma dormono solo o devono anche mangiare?”
    Troppi dubbi l’assillavano. Doveva aspettare Joseph per scioglierli.

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