#Disestoria – 4


Ecco il tema per la #Disestoria di oggi.

Ogni giorno pubblichiamo un disegno, stilizzato o minimale, e da quel disegno dovete farvi ispirare per una STORIA.

Non mettiamo limiti di nessun tipo. Se volete giocare su Twitter avrete sicuramente da risolvere il problema dei 140 caratteri, ma sappiamo che ne siete più che capaci, qui e su Facebook invece non avete limiti. Potete anche scrivere a mano e fare la foto, insomma come al solito non restate imprigionati nella vostra mente e mettetevi alla prova!

Ecco il disegno:

wp-1502467793214.

Buon divertimento!

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Un pensiero su “#Disestoria – 4

  1. Piero aveva fatto un aereo di carta. Aveva alitato sulla punta per dargli la carica. Disteso il braccio dietro la spalla l’aveva lanciato verso il soffitto. Con uno scatto era partito.

    Stava volteggiando tra gli sguardi curiosi dei compagni che seguivano l’evoluzione di quello che pareva un superjet, il Concorde. Era il momento di transizione tra l’ora di matematica e quella d’italiano. Diversamente dagli altri giorni tutta la classe sorvegliava in silenzio le evoluzioni dell’aereo di carta, che pareva dotato di una propria anima.
    Saliva, scendeva, virava a destra e poi a sinistra prima di riprendere quota. La spinta inesauribile lo teneva alto nell’aula.
    Il volto di Piero mostrava soddisfazione. “Un siluro” mormorò, appoggiano la testa alle mani incrociate dietro la nuca. “Il foglio protocollo è eccezionale per la loro costruzione”.
    Non si sentiva volare una mosca ma nemmeno prestare attenzione all’ingresso della Ciospa, come avevano nominata la professoressa d’italiano.
    Lei tutta impettita col solito chignon a ciambella che pareva sempre lo stesso. Invariato nella posizione e con una specie di retina a sostenerlo. Le dava un’idea molto severa con quelle striature bianche. Piccola ma energica non alzava mai la voce per riprendere la classe alquanto vivace e insofferente alle sue spiegazioni. Qualcuno ci aveva provato a fregarsene dei suoi richiami ma se ne era pentito amaramente. Nota e convocazione dei genitori che sbuffavano per la rigidità dell’insegnante.
    La Ciospa entrò nell’aula e rimase sorpresa dal silenzio degli studenti. Si fermò, guardò cosa c’era scritto sulla porta IIIA. “Sì, è la mia classe” borbottò varcando la soglia con decisione. Sistematasi sulla cattedra, aprì registro per segnare gli assenti, quando un ombra passò davanti ai suoi occhi.
    Sollevò gli occhi per capire, mentre qualche risata si levava dai banchi, subito repressa. Riabbassò la vista sul registro quando una specie di siluro passò a pochi centimetri dalla sua mano, che fece uno scarto. Sul registro comparve uno sgorbio rosso.
    Questa volta tutta la classe esplose in una risata battendo le mani. La Ciospa indispettita per lo sgorbio che deturpava il registro cercò d’individuare cosa l’aveva disturbata. Non certo la risata ma una sensazione strana sul chignon. Volse il viso verso la finestra e vide riflessa la sua immagine.
    Il siluro aveva atterrato proprio lì.

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