#IncipitProfetico – 5


Ecco l’incipit profetico di oggi!

Come ogni giorno ripassiamo le regole:

Tutti sapete cos’è un incipit: è l’inizio di un racconto, di un romanzo, di una storia. Noi non vi proponiamo semplicemente di scrivere qualcosa partendo soltanto da un incipit, ma di creare qualcosa di profetico.

Ogni giorno pubblichiamo un incipit che spinge verso il futuro. Non si tratta necessariamente di profezie tragiche o di fine del mondo, ma di ispirazioni di ogni tipo.

Il vostro compito sarà quello di continuare la storia!

Buon divertimento!

L’incipit profetico di oggi è:

“Alle 16 arriverà Giovandi. Ha bisogno che prepari la sala? A mio parere sarà un intervento difficile …”

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4 pensieri su “#IncipitProfetico – 5

  1. “Alle 16 arriverà Giovandi. Ha bisogno che prepari la sala? A mio parere sarà un’intervento difficile …”
    “Dall’esito incerto…non conosco la diagnosi…e poi il dottor Giovandi…che si arrabbia ogni volta che uno, sbagliando, lo chiama Giovanni non è proprio il più adatto per questo intervento.
    Ormai è vecchio. Non ci vede quasi più e le mani gli tremano. Forse è il caso di preparare anche la sala mortuaria…”

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  2. «Alle sedici arriverà Giovanni. Ha bisogno che prepari la sala? A mio parere sarà un intervento difficile» disse Cora al professor Crespi.
    Lui scosse la testa. Riteneva superfluo dare importanza a quell’intervento. “Routine” pensò il professore, mentre si infilava nel suo studio.
    Cora non batté ciglio. Conosceva bene la persona, che minimizzava qualsiasi intervento per poi pretendere che tutto fosse perfetto in ogni dettaglio.
    Giovanni era un ragazzo che giocava a basket. Un pivot, le avevano spiegato, quando era stato ricoverato. Alto come un pioppo con due spalle che parevano un armadio quattro stagioni aveva un ginocchio ridotto in pessime condizioni. Legamenti crociati e menisco distrutti.
    Il professor Crespi era un mago nel ricostruire tutto. Una marea di sportivi era passata dalla sua sala operatoria e tutti erano tornati all’attività sportiva di vertice. Non solo atleti facevano la fila ma anche facoltosi privati, che si potevano permettere di pagare parcelle a sei cifre. Non era il classico medico della mutua, che lui disprezzava ma un luminare famoso in tutto il mondo e come tale spocchioso e borioso. Per lui qualsiasi intervento era una sciocchezza, roba da dilettanti secondo il suo parere. In compenso conosceva bene l’arte di operare e compiva dei veri miracoli. Ginocchia distrutte ritornavano come nuove. Tendini strappati ricostruiti con fili di seta. Tendine d’Achille riattaccato come se fosse un vaso prezioso.
    Lui diventava più famoso e ricco ogni giorno di più.
    Cora era la sua assistente, di cui lui si fidava ciecamente. Sapeva interpretare i suoi umori e i suoi pensieri come se leggesse un libro. Anche nella giornata odierna sapeva con precisione cosa fare. L’intervento era delicato e la situazione difficile. Le radiografie era impietose: i legamenti rotulei strappati, entrambi i menischi distrutti. Sarebbe stata una bella impresa anche per un maestro come Crespi. Chi aveva visitato Giovanni gli aveva detto che sarebbe stata grassa ritornare a camminare quasi normale. Per il basket sarebbe stato un ex giocatore. La sua società, Polis Sale, pensando al peggio, non era disponibile a pagare circa un milione per la clinica Speranza del professor Crespi. A parte la cifra, solo parzialmente coperta dall’assicurazione, riteneva che sarebbe stato un miracolo se fosse tornato a giocare. Però Giovanni aveva insistito e forte di un codicillo del contratto aveva ottenuto questo ricovero.
    Cora convocò Ilaria, l’anestesista. Doveva predisporre Giovanni e valutare il tipo di anestesia necessaria. Allertò Alberto e Maria Sole, due infermieri che avrebbero operato in sala operatoria. Infine Luca e Flavia, i due medici che assistevano Crespi durante l’operazione. Un’equipe di professionisti senza uguali che si muovevano in sincronia col professore.
    Alle quindici scese in sala operatoria per verificare che tutto fosse perfettamente funzionate, compreso il generatore di tensione. Non era mai capitato che l’energia elettrica facesse i capricci ma quello doveva entrare in funzione senza problemi qualche millisecondo di assenza.
    Simulò l’incidente e il generatore fece il suo dovere.
    Soddisfatta salì nella sua postazione.
    «Anche questo sarà routine».

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