#Disestoria – 5


Ecco il tema per la #Disestoria di oggi.

Ogni giorno pubblichiamo un disegno, stilizzato o minimale, e da quel disegno dovete farvi ispirare per una STORIA.

Non mettiamo limiti di nessun tipo. Se volete giocare su Twitter avrete sicuramente da risolvere il problema dei 140 caratteri, ma sappiamo che ne siete più che capaci, qui e su Facebook invece non avete limiti. Potete anche scrivere a mano e fare la foto, insomma come al solito non restate imprigionati nella vostra mente e mettetevi alla prova!

Ecco il disegno:

wp-1502471745013.

Buon divertimento!

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Un pensiero su “#Disestoria – 5

  1. Beppe stava arrancando in salita. Aveva la pretesa di battere il Pirata in salita ma forse non era in grado di superare nemmeno uno a piedi.
    Sbuffò come una vaporiera, perché i pedali gli sembravano bloccati. Saliva a zig zag come un ubriaco. Anzi peggio.
    L’alito di vento non mitigava il sudore che colava copioso dalle tempie. Avrebbe voluto bere qualcosa dalla borraccia ma se avesse staccato una mano dal manubrio sarebbe franato a terra. Aprì la bocca nel tentativo d’immettere aria nei polmoni. Stava affrontando la parte più dura della salita.
    Alzò lo sguardo verso il tornante, sperando che spianasse.
    “Eppure mi avevano detto…” pensò ma subito scacciò il pensiero. Era certo che chi gli aveva dato la dritta adesso stava ridendo, mentre lui stava bestemmiando per la fatica.
    “Devo farcela” si disse per darsi coraggio. Un colpo di pedale e la bicicletta prese un’imbarcata che per poco non lo fece ruzzolare a terra. “Anche questo tornante è andato sollevando gli occhi verso l’alto. La strada pareva dritta ma non era meno facile spingere per salire.
    “Ma quanti tornanti ha?” si domandò, perché sembravano non finire mai.
    Superato un dosso, sospirò perché pareva meno arduo progredire. La pendenza si era fatta più dolce. Poteva finalmente dissetarsi senza il timore di franare a terra. Bevette con avidità, mentre spruzzi di liquido bagnavano la maglia.
    Riprese a pedalare di buona lena. La cima non doveva essere lontana. Una mucca al pascolo l’osservò con aria divertita, pensando alla fatica inutile di quel ciclista che pensava di essere il Pirata.
    Beppe quasi non se ne accorse, perché la strada si era impennata di nuovo bruscamente. Afferrò saldamente il manubrio, si sollevò dal sellino per dare maggiore spinta alla pedalata.
    Di nuovo lo scoramento lo assalì, perché non vedeva la fine della salita. Si immerse in un bosco di abeti, mentre la carreggiata si restringeva. Il bosco era magnifico ma Beppe non poteva gustarlo. Sputò un po’ di saliva mentre la lingua tendeva a fuoriuscire dalla bocca.
    “Se non finisce presto” pensò Beppe col respiro sempre più affannato e il cuore che pompava a mille, “sarò io a finire disteso sul ciglio della strada”.
    Il tempo non trascorreva mai e i metri erano sempre pochi.
    Aveva deciso. Se dopo quella curva a destra che vedeva lontana come un miraggio, non fosse arrivato in cima, si sarebbe fermato e affrontato la discesa.
    Le gambe era legnose, indurite dallo sforzo e azionavano a fatica le pedivelle. Metro dopo metro con uno sforzo sovrumano Beppe avvicinò quel punto che aveva fissato.
    Il sole che fino a quel momento si era nascosto tra le nuvole uscì prepotente ad aggravare la fatica. Lo sentiva bruciare sulla pelle. Un uccello lanciò il suo grido come per sbeffeggiare quel temerario ciclista.
    Fatta la curva, la strada correva in piano. La salita era finita.
    Sfinito Beppe si appoggiò all’asta della bandiera che ondeggiava per il vento.
    “Un selfie ci sta” pensò mentre con telefono inquadrava il suo viso con sullo sfondo la bandiera.

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