#IncipitProfetico – 6


Ecco l’incipit profetico di oggi!

Come ogni giorno ripassiamo le regole:

Tutti sapete cos’è un incipit: è l’inizio di un racconto, di un romanzo, di una storia. Noi non vi proponiamo semplicemente di scrivere qualcosa partendo soltanto da un incipit, ma di creare qualcosa di profetico.

Ogni giorno pubblichiamo un incipit che spinge verso il futuro. Non si tratta necessariamente di profezie tragiche o di fine del mondo, ma di ispirazioni di ogni tipo.

Il vostro compito sarà quello di continuare la storia!

Buon divertimento!

L’incipit profetico di oggi è:

“Domenica andiamo a scalare. Puoi dire o fare quello che vuoi Alberta, ma noi andremo. …”

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2 pensieri su “#IncipitProfetico – 6

  1. “Domenica andiamo a scalare. Puoi dire o fare quello che vuoi Alberta, ma noi andremo. …”
    “a scalare il monte Gogo. E arrivati in cima ci accamperemo in cima e faremo festa. E tu sai cosa intendo!”
    “E va bene”, disse Alberta rassegnata. Ma in cuor suo sperava che non sarebbero andati. Non tanto per la festa…a lei piaceva il modo di fare festa di suo cugino Elpidio…né per la difficoltà della scalata del Gogo, che non era particolarmente difficile, quanto per il fatto che avrebbe dovuto attraversare i campi di arbusti puzzolenti che crescevano, folti, sulle pendici del monte.
    Però contemporaneamente le venne spontaneo pensare al cambio della macchina…allo scalare le marce. E mentre pensava questo si accorse che il cugino Elpidio non scalava le marce e la macchina stentava a camminare…sin quando udirono un botto e il fumo iniziò ad uscire dal cofano.
    Il guasto grave impedì la scalata ma non i festeggiamenti.

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  2. «Domenica andiamo a scalare. Puoi dire o fare quello che vuoi, Alberta, ma noi andremo».
    Gianni è stato deciso nell’affermazione, lasciando basita Alberta.
    Loro convivevano da dieci anni, dividendo la villetta che avevano comprato insieme. Sempre d’accordo salvo qualche piccolo litigio che si ricomponeva in breve tempo. Insomma una coppia affiatata.
    Lui aveva trentacinque anni, lei tre di meno. Al momento non avevano deciso se volevano un figlio oppure no. Egoisticamente fino al momento avevano rinunciato, ripromettendosi di decidere domani. Però si sa che domani è un nuovo giorno e così erano passati dieci anni.
    Gianni era un consulente informatico apprezzato e ricercato e spesso era in trasferta. Alberta insegnava lettere al liceo scientifico con un incarico annuale. Aspettava con ansia il mega concorso per aspira a entrare di ruolo.
    Ognuno coltivava i propri hobby senza interferire. Gianni nel poco tempo libero praticava il tennis, ma amava anche la montagna. Era un discreto rocciatore ma da tempo vi aveva rinunciato, perché Alberta soffriva di vertigini e stava in ansia sapendolo appeso a una parete. Lei invece adorava leggere e qualche volta si dilettava a scrivere brevi racconti.
    Dunque quel lunedì Alberta è rimasta interdetta, quando il compagno con tono perentorio aveva annunciato che sarebbe andato con alcuni amici a scalare quella montagna dietro casa. Lei non aveva aperto bocca ma di sicuro non avrebbe lasciato perdere l’argomento. Stasera nel lettone ne avrebbero parlato.
    “A Gianni non ho mai negato di andare in montagna, anche se lui sa benissimo che sono in apprensione” ragiona Alberta, mentre si prepara per andare a scuola. “Quello che non mi garba è ‘puoi dire o fare quello che vuoi ma noi andremo’. Ci mancherebbe che io mi metta di traverso. Però…”.
    Finisce di truccarsi, infila la blusa di lino marrone e mette le scarpe basse, più comode per la guida.
    Gianni è già uscito. Una giornata tranquilla in ufficio. Mentre prende il numero 15, fa mente locale di quello che serve per domenica. “Gli scarponi da roccia, corde e moschettoni, il tascapane. I pantaloni di velluto verdi e il maglione pesante”. Annota tutto mentalmente. Dovrà controllare che l’attrezzatura non più usata da almeno cinque anni sia funzionale e in buono stato. “Non si scherza quando si scala una parete. La minima distrazione può essere fatale” si dice, mentre scende alla sua fermata.
    Gianni alla sera, quando rientra a casa, trova Alberta immusonita. Prova a darle il solito bacio come tutte le sere ma lei si scosta infastidita.
    «Il tuo è un bacio di Giuda» esclama la ragazza col viso scuro, facendo una smorfia con le labbra.
    Gianni rimane incerto se replicare oppure no. Capisce che l’annuncio della mattina l’ha messa di cattivo umore, quindi non vuole innescare un litigio e tace.
    «Io non mangio» annuncia Alberta con le braccia conserte. «Devi preparati la cena».
    Detto questo si rifugia nel suo studio, chiudendo la porta con violenza.
    Lui deve ricucire e spiegare il tono dell’annuncio. “C’è poco da chiarire” pensa mentre apre una scatoletta di tonno. “O rinuncio o litigo”. Aveva fame al rientro ma adesso gli è passata. Pulisce il piatto con un pezzo di pane e beve il solito bicchiere di vino rosso. Riflette cosa è meglio fare. La montagna può attendere ma Alberta no.
    Ha deciso. Bussa alla porta prima di entrare. Lei al computer. “Starà parlando con le amiche e gli amici” si dice, avvicinandosi. L’intenzione sarebbe quella di spostare i capelli biondi dal collo e darle un bacio ma per questo ci sarebbe tempo più tardi. Adesso deve parlare.
    «Non volevo innervosirti» inizia con tono appena sussurrato Gianni. «Ma volevo scherzare stamattina. Non andrò in montagna con Gigi e Piero. Anzi non era nemmeno in programma».
    Alberta si gira con lentezza lo guarda fissa negli occhi e legge la bugia sul naso.
    «Sei un adorabile bugiardo» esclama alzandosi per abbracciarlo. «Stanotte me la pagherai. Ti amo».

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