#IncipitProfetico – 7


Ecco l’incipit profetico di oggi!

Come ogni giorno ripassiamo le regole:

Tutti sapete cos’è un incipit: è l’inizio di un racconto, di un romanzo, di una storia. Noi non vi proponiamo semplicemente di scrivere qualcosa partendo soltanto da un incipit, ma di creare qualcosa di profetico.

Ogni giorno pubblichiamo un incipit che spinge verso il futuro. Non si tratta necessariamente di profezie tragiche o di fine del mondo, ma di ispirazioni di ogni tipo.

Il vostro compito sarà quello di continuare la storia!

Buon divertimento!

L’incipit profetico di oggi è:

“Marco si sposa venerdì prossimo, ma pioverà e gliela farò pagare …”

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3 pensieri su “#IncipitProfetico – 7

  1. #IncipitProfetico -7

    “Marco si sposa venerdì prossimo, ma pioverà e gliela farò pagare …”
    interamente a lui la festa all’aperto che ha tanto voluto:idiota!

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  2. “Marco si sposa venerdì prossimo, ma pioverà e gliela farò pagare …”
    “eccome se gliela farò pagare…oltre al ricevimento all’aperto che fallirà, dovrà comprare tre scatole di aspirina per curare il raffreddore della suocera.”

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  3. «Marco si sposa venerdì prossimo, ma pioverà e gliela farò pagare».
    Cristina borbottò queste parole, mentre stava davanti allo specchio a sistemarsi i capelli, che parevano arrabbiati come lo era lei con Marco.
    «Quello spergiuro! Mi ha menato per il naso in tutti questi anni» mormorava la ragazza, dando rabbiosi colpi di spazzola alla chioma, che pareva già in ordine.
    Cristina aveva superato i trenta e vedeva allontanarsi la prospettiva di trovare un compagno. Marco era quello che aveva durato di più. “Un anno” pensò con un ghigno feroce. “Però l’infedele diceva di amarmi alla follia, mentre in realtà frequentava Celine. Anzi l’infingardo era ufficialmente fidanzato”. Alla parola fidanzato stringe con violenza il manico della spazzola, mentre le nocche diventavano candide. Se fosse stato a tiro, un bel oggetto contundente l’avrebbe centrato.
    Lo specchio rimandava l’immagine di una donna aggressiva e cattiva con la fronte corrugata e le labbra serrate. Sembrava sfigurata dalla rabbia del tutto diversa dalla rappresentazione che mostrava alle persone. Appariva dolce e affettuosa, pronta a offrire i suoi servigi. Dalle maniere educate e per nulla sdolcinate tutti la riteneva una ragazza generosa. Però quando si infuriava usciva la sua vera anima. Ringhiante e decisa a far valere le sue ragioni. Questo aspetto della sua personalità appariva di rado, anzi rimaneva nel chiuso del suo appartamento.
    Prese in mano l’invito e lo fece in mille pezzi.
    «Quello stronzo mi prende pure in giro. Dopo avermi illusa mi invita al matrimonio e al rinfresco» ringhiò Cristina, mentre dall’armadio sceglieva il vestito per uscire. «E non solo ma anche la lista di nozze! Per chi mi ha presa? Per la scema del villaggio?»
    Gettò sulla sedia l’abito di lino a fiori. Un getto di rabbia che non diminuì l’adrenalina che aveva in corpo.
    «Scaricata come una vecchia scarpa» tuonò la ragazza rossa in viso come i capelli. «Calmati. Venerdì conoscerà la mia vendetta».
    Non sapeva ancora come ma di sicuro avrebbe avuto l’effetto di una deflagrazione. Infilato il vestitino leggero sull’intimo ridotto alle sole mutandine, mise nei piedi un paio di sandali dorati senza tacco. “Tanto non ho bisogno di barare sull’altezza” pensò, mentre prendeva la borsa di tela che pesava come una casa. “Il mio metro e settantacinque è sufficiente”.
    A questo pensiero trasformò la grinta rabbiosa in un viso sorridente. Ricordava che Marco era un tappo. Almeno cinque o sei centimetri più basso di lei. Solo questo abbassava tutta la sua boria di figlio di papà. I suoi erano ricchi di loro, avendo ereditato una fortuna dal nonno, che l’aveva costruita coi favori del fascio nel ventennio. Poi intrallazzando e navigando nel sottobosco della politica aveva accresciuto il patrimonio. Marco era un nulla facente, fuoricorso da anni, amante della bella vita e contornato da stuoli di donne attratte solo dalla sua ricchezza. Per Cristina era un ragazzo affascinante anche se a volte di una noia indicibile. Dei suoi soldi non gliene importava un fico secco ma l’avrebbe sposato volentieri. Ci stava bene insieme. “Invece” digrignò i denti, mentre chiudeva la porta blindata del suo trilocale. Il pensiero di venerdì le fece aumentare l’adrenalina e la voglia di vendicarsi.
    Prese la Smart per andare in centro. Doveva incontrare Fabia, l’unica amica rimasta tale. Un caffè nella caffetteria del corso principale, due chiacchiere prima del pranzo. Aveva un pensiero fisso mentre con agilità sgusciava tra i mastodontici suv che infestavano la strada. Non aveva mai capito cosa ci trovassero di attraente in queste auto impacciate nel traffico convulso del centro storico.
    “Cosa posso inventarmi per venerdì?” si disse muovendo le labbra come se parlassero. “Ma di venere, né di marte non ci si sposa, né si parte, ma neppure un colpo all’arte”. Sorrise per questa filastrocca, perché aveva deciso di mettere i bastoni tra le ruote.
    Trovato un pertugio tra due scintillanti auto, parcheggiò con agilità la sua Smart. Diede un colpo al vestito, che aderiva al suo corpo come una seconda pelle, segnando tutto quello che stava sotto. Ancheggiando sotto gli occhi bramosi di due uomini si diresse verso il luogo dell’appuntamento. Sapeva che il suo corpo sodo e ben formato suscitava le occhiate lascive degli uomini. Le piaceva mostrare questo lato della sua femminilità che aveva saputo attrarre Marco, anche se solo per poco.
    «Sei un porco!» borbottò, mentre incrociava un signore distinto che si fermò a guardarla male. Aveva pensato che l’insulto fosse destinato a lui.
    Cristina proseguì continuando a borbottare epiteti e ingiurie verso Marco, reo di averla abbandonata con una semplice frase: «Venerdì diciassette mi sposo con Celine».
    Celine era una ragazzetta di appena venticinque anni, sciocca e fatua come un’ameba. Eppure era riuscita a prendersi il cuore di Marco. “Devo trovare qualcosa di eclatante” si disse, abbracciando Fabia.

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