#IncipitProfetico – 8


Ecco l’incipit profetico di oggi!

Come ogni giorno ripassiamo le regole:

Tutti sapete cos’è un incipit: è l’inizio di un racconto, di un romanzo, di una storia. Noi non vi proponiamo semplicemente di scrivere qualcosa partendo soltanto da un incipit, ma di creare qualcosa di profetico.

Ogni giorno pubblichiamo un incipit che spinge verso il futuro. Non si tratta necessariamente di profezie tragiche o di fine del mondo, ma di ispirazioni di ogni tipo.

Il vostro compito sarà quello di continuare la storia!

Buon divertimento!

L’incipit profetico di oggi è:

“Sarà buio. Sarà sangue. Sarà ovunque.”

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2 pensieri su “#IncipitProfetico – 8

  1. «Sarà buio. Sarà sangue. Sarà ovunque» espresse il pensiero Alba, che pareva in trance.
    Alfonso la guardò sbalordito. Non capiva quel tre volte ‘sarà’. Si interrogò se doveva chiedere spiegazioni, quando lei riprese a parlare.
    «Noi saremo là e assisteremo incapaci di frenare quell’orgia di violenza».
    Adesso Alfonso era terrorizzato, perché la compagna profetizzava qualcosa di mostruoso. Erano partiti con una spedizione di visionari per il deserto del Sinai alla ricerca delle tavole di Mosé. John il capo spedizione era convinto che si trovassero nascoste nelle grotte del monte Sinai, dalla parte opposta del Monastero di Santa Caterina. Le cercava non nella cosiddetta grotta di Mosé ma dalla parte opposta. Nella spedizione composta da sette uomini e quattro donne c’erano anche Alfonso e Alba, due giovani ricercatori dell’università di Oxford. Con loro c’erano anche altri due italiani, Simone e Patrizia, che venivano da Torino.
    Quando erano arrivati al Monastero, Alba pareva pervasa dal demonio. Parlava di notte in una lingua incomprensibile. Al risveglio diceva di non ricordare nulla. Buio assoluto. Di giorno si mostrava inquieta e tendeva ad appartarsi. Diceva che salire sul monte Sinai avrebbe portato sfortuna e si rifiutò di seguirli. Alfonso rimase con lei, perché non voleva lasciarla sola ma anche perché sembrava più inquieta del solito.
    Erano accampati fuori le mura del Monastero, quando ritornò indietro Peter, un giovane americano, alla ricerca di un siero antivipera.
    «Patrizia è stata morsa da un serpente velenoso. È incapace di muoversi e necessita di soccorso» spiegò agitato l’americano, prima di sparire dentro le mura del luogo sacro.
    Alfonso ricordò che Alba aveva profetizzato sventure e a quanto pare erano arrivate.
    «Alba» chiese il giovane alla compagna, tenendole una mano. «Cosa facciamo?»
    «Dobbiamo andarcene, prima che sia troppo tardi. Dobbiamo puntare su Har Karkom. Nelle sue viscere troveremo le tavole».
    Alfonso in silenzio preparò gli zaini per partire verso il deserto del Neghev. Lì era territorio israeliano e non avevano i permessi di entrare. In qualche modo sarebbero passati. Si unirono a una carovana di beduini che arrivava vicino a Al Qosimah al confine con Israele. Però abbandonarono la carovana nei pressi di Qesm Nakhl che distava poco dal confine e una decina di chilometri dalla montagna obiettivo.
    Qui Alba aveva cominciato a straparlare e pronunciare frasi sconnesse in italiano, inglese e una lingua del tutto sconosciuta. Era quasi sera e trovarono ospitalità in una tenda dei beduini, che solcavano quel deserto come una nave sul mare.
    Alfonso tentò varie lingue per farsi comprendere con effetti negativi. Voleva sapere se c’era un check point vicino per attraversare la frontiera senza rischiare la vita. Gli israeliani non erano teneri coi clandestini. Alla fine rinunciò. Provò usare il tablet senza significativi risultati. Google map indicavano sommariamente le strade. L’unica via che attraversava il confine era molto più a sud, il valico di Taba. Tornare indietro si rischiava di perdere la bussola e vagare nel deserto. Prospettiva poco allettante. “Un vero peccato” sospirò Alfonso, che si stava pentendo di essersi allontanato dal Monastero di Santa Caterina e dal gruppo. Aveva lasciato un biglietto con la loro destinazione ma di certo John non l’avrebbe presa bene la loro diserzione. Quindi ho trovavano queste benedette tavole o una bella lavata di capo non l’avrebbero scansata.
    Alba continuava a mormorare incessante la sua profezia come una litania religiosa, finché esausta non si addormentò. Alfonso si strinse vicino nel sacco a pelo doppio che li accoglieva e sognò prati verdi e boschi folti.
    Un rumore assordante lo svegliò. Controllò l’ora sul quadrante fosforescente. Erano poco più delle sei ora locale. Pareva il rumore di un aereo in avvicinamento. Uscì dalla tenda. Il sole tingeva di rosso il cielo e un aereo stava passando sopra di loro.
    Alba silenziosa si pose al suo fianco, quando un boato squarciò il silenzio e una palla di fuoco incendiò il cielo.
    Per un attimo fu buio, perché chiusero gli occhi ma subito dopo oggetti incandescenti che lasciavano scie scure di fumo precipitarono a terra. Rimasero a naso in su, assistendo al tragico spettacolo.
    Un aereo era esploso in volo col suo carico umano, mentre loro osservavano senza poter fare nulla.
    Alfonso guardò ammirato Alba. Aveva profetizzato sangue ovunque e così era stato. Dovevano mettersi in marcia subito per passare in Israele e raggiungere la località che la ragazza farneticando aveva indicato.

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