#IncipitProfetico – 9


Ecco l’incipit profetico di oggi!

Come ogni giorno ripassiamo le regole:

Tutti sapete cos’è un incipit: è l’inizio di un racconto, di un romanzo, di una storia. Noi non vi proponiamo semplicemente di scrivere qualcosa partendo soltanto da un incipit, ma di creare qualcosa di profetico.

Ogni giorno pubblichiamo un incipit che spinge verso il futuro. Non si tratta necessariamente di profezie tragiche o di fine del mondo, ma di ispirazioni di ogni tipo.

Il vostro compito sarà quello di continuare la storia!

Buon divertimento!

L’incipit profetico di oggi è:

“Tra otto anni esatti le azioni avranno una caduta dell’83%. Non riuscirete a recuperare…”

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2 pensieri su “#IncipitProfetico – 9

  1. “Tra otto anni esatti le azioni avranno una caduta dell’83%. Non riuscirete a recuperare…”
    “le perdite in breve tempo. Sarà terribile. Non ci sarà il rimbalzo. Mi ringrazierete per questa anticipazione…sono disponibile ad acquistare le vostre azioni ad un prezzo pari al 10%. Approfittate. Meglio un guadagno del 10% oggi che una perdita dell’83% tra otto anni.
    Cosa? Che significa quale sarà il valore tra otto anni? Lei insinua che io non capirei nulla! Come si permette! Sono competente. So che 2+2 fa ventidue. 4? Chi lo ha detto?’

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  2. «Tra otto anni esatti le azioni avranno una caduta dell’83%. Non riuscirete a recuperare niente» disse Albert Getty, un guru delle finanze, gettandoci nella paura e nell’ansia.
    «Cosa dobbiamo fare» sussurrai a Gino, che mi stava a fianco con lo sguardo smarrito di chi è incapace di reagire. Avevamo investito tutti i nostri risparmi nella blue chip, Goldenface, che prometteva guadagni stratosferici al suo debutto alla borsa di New York.
    «Se questo menagramo dice il vero» borbottò il mio sodale col respiro breve di chi è in apnea, «dobbiamo vendere tutto e subito».
    Feci un rapido calcolo. Un milione di azioni a dieci dollari per azione erano una bella sommetta. Dopo la fiammata iniziale dovuta al collocamento il prezzo era sceso del cinquanta per cento. Adesso stava risalendo ma pur sempre al di sotto del valore iniziale. Vendendo la perdita sarebbe stata notevole: qualche milione di euro. I giornali specializzati, come Bloomberg, consigliavano ‘hold’, perché l’azienda avrebbe creato valore e l’azione avrebbe raddoppiato nell’arco di un anno. Tutti gli indicatori societari erano in crescita e all’orizzonte non c’erano bolle speculative su quel comparto.
    «Ti rendi conto della perdita?» sottolineai col tono della voce che indicava come l’investimento si poteva tradurre in un flop di gravi proporzioni per le nostre finanze.
    Qualcuno alle nostre spalle fece un sibilo con le labbra, perché impedivamo agli altri di ascoltare Albert Getty, che pareva Cassandra in persona.
    Mi guardai intorno per abbandonare il posto ma avevamo scelto una posizione centrale. Non era immaginabile far alzare almeno una dozzina di persone. Mi rassegnai ad aspettare la fine dell’intervento.
    «Non lasciatevi ingannare dai rialzi dell’azione di Goldenface» proseguì il relatore con voce monotona e tragica. «Se provate a rivenderle, non ci riuscirete, salvo che non mettiate in conto una minusvalenza da capogiro. Vi hanno ingannato. L’unica strada è quella di vendere piccoli pacchetti per volta, intervallati da lunghi periodi. Però tra otto anni sarà un bagno di sangue».
    Dal fondo si alzò una voce che suggeriva una via diversa.
    «Però se ne acquistiamo delle altre, abbassiamo il prezzo d’acquisto».
    Una breve e secca risata accompagnò la risposta del guru.
    «Lei pensa di fare una cosa intelligente acquistando altre azioni dal valore nullo o quasi?» disse con ironia tagliente Albert Getty. «Se oggi tenta di venderne, non ne piazza nemmeno una, salvo regalarle. Il suo acquisto fa contento qualcuno che se ne sbarazza fregandosi le mani per aver trovato un incauto investitore. Vedo su quella faccia un sorriso compiaciuto, anche se ci rimetterà un bel po’ di dollari».
    Il gelo scese nella sala, mentre lui scandagliava con gli occhi i nostri visi. Io e Gino ci guardammo. Ci sarebbe stato da piangere ma ridemmo piano per il salasso che avevamo subito. Una risata incosciente, perché di colpo eravamo diventati poveri. Non era una gran bella prospettiva.
    «Signori» riprese Albert Getty agitando le mani come per dire che una via di uscita ci sarebbe stata. «Signori, prendete i vostri contratti, metteteli in una busta chiusa da riporre in cassaforte. Non pensateci più. Io posso proporvi altre blue chip sicure…».
    Sbuffai, pensando ad altro. “Sprecare altri soldi in azioni fasulle? Sarà un guru ma minchioni una volta sola” mi dissi, prendendo lo smartphone per leggere i messaggi ricevuti.

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