#IncipitProfetico – 11


Ecco l’incipit profetico di oggi!

Come ogni giorno ripassiamo le regole:

Tutti sapete cos’è un incipit: è l’inizio di un racconto, di un romanzo, di una storia. Noi non vi proponiamo semplicemente di scrivere qualcosa partendo soltanto da un incipit, ma di creare qualcosa di profetico.

Ogni giorno pubblichiamo un incipit che spinge verso il futuro. Non si tratta necessariamente di profezie tragiche o di fine del mondo, ma di ispirazioni di ogni tipo.

Il vostro compito sarà quello di continuare la storia!

Buon divertimento!

L’incipit profetico di oggi è:

“Dovrà presentarsi in tribunale giovedì. Avrà otto minuti per dare la sua versione, poi sarà comunque ucciso.”

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6 pensieri su “#IncipitProfetico – 11

  1. Dovrà presentarsi in tribunale giovedì. Avrà otto minuti per dare la sua versione, poi sarà comunque ucciso.”
    Il suo destino si giocava tutto in quei minuti: avrebbe impiegato metà tempo per la versione ed il restante per sfuggire alla morte. Poteva mai accettare il fato senza opporsi ad esso?

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  2. “….poi sarà comunque ucciso.”
    Potrà raccontare la sua verità, in soli otto minuti.
    Sembra poco?
    La verità è una spada tagliente che trafigge la più densa coltre di bugie.
    Otto minuti, soltanto e
    la verità sarà libera, i posteri giudicheranno gli eventi.
    La sua morte moltiplicherà il valore di ciò che è realmente successo.
    Otto minuti…vi sembrano ancora pochi?

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  3. “Dovrà presentarsi in tribunale giovedì. Avrà otto minuti per dare la sua versione, poi sarà comunque ucciso.”
    “E allora che mi presento a fare?
    Uccidetemi pure subito” disse il pregiudicato.
    “Non possiamo farlo senza processo! È contro la nostra legge”
    “Me ne frego della vostra legge. Mi ucciderò io stesso”
    “Sarà sorvegliato a vista”
    “Verrà un sisma catastrofico prima di giovedì e vi seppellirà uccidendovi”.
    “Nessuno può predire i terremoti”.
    Proprio in quel momento le pareti iniziarono a tremare e il soffitto crollò sui due giudici.
    E lui tornò libero.

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  4. “Dovrà presentarsi in tribunale giovedì. Avrà otto minuti per dare la sua versione, poi sarà comunque ucciso.”
    diceva quell’uomo alterato di mente, che in quel momento credeva di essere Napoleone.Era in piedi sulla panchina del parco, quella al centro del giardino e ogni giorno dopo pranzo ci si dava appuntamento, ormai di gente se ne faceva tanta. Il pazzo era appassionato di biografie, bastava che qualcuno gli urlasse il nome di un personaggio famoso che ne prendeva la storia e la personalità, non era solo divertente ma anche istruttivo. C’era il suo nome anche sulle guide turistiche della città.

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  5. “Dovrà presentarsi in tribunale giovedì. Avrà otto minuti per dare la sua versione, poi sarà comunque ucciso.”
    Non male come biglietto d’invito, pensa Gregorio, quando lo ha preso dalle mani di quel grigio ometto del messo comunale.
    Avrebbe voluto rifiutarlo ma il poliziotto che lo accompagnava non aveva lo sguardo tenero e questo l’aveva dissuaso dal prendere a calci quell’omino insignificante.
    Gregorio rigira quel cartoncino grigio da carta riciclata, che emana un odore sgradevole. A lui era sempre piaciuto l’aroma della carta stampata ma questo proprio no.
    Deve organizzarsi, perché giovedì è dopodomani. Solo quarantotto ore di tempo per trovare una via d’uscita. Scosta la tenda e guarda la strada. Un sussulto. La polizia la presidia. Pensare di fuggire è come suicidarsi con un colpo di pistola alla tempia.
    Solleva il ricevitore del telefono che rimane muto. Hanno tagliato i fili. Lo smartphone… È fatica sprecata, si dice Gregorio. Al massimo mi hanno lasciato disponibile il 112. Mica sono scemi quelli che comandano. Mi hanno incastrato per bene. Posso solo presentarmi e finire la mia corsa con un colpo alla testa otto minuti dopo.
    Il salotto gli pare angusto. Eppure l’arredo è minimale. Un tavolo quadrato, quattro sedie di legno impagliato, una poltrona e la televisione. Niente quadri, né soprammobili. Niente di nulla. La stanza è grande con quel cinque per sei ma adesso gli dà oppressione.
    Si sposta in cucina a controllare il frigo. Non nutre molte speranze di trovare qualcosa. Oggi aveva deciso di andare all’iper per fare provvista ma quel dannato biglietto ha scombussolato tutto. Lo tiene ancora in mano, stropicciato e quasi ridotto in pappa dal suo sudore.
    Apre la porta per uscire sul pianerottolo.
    «Gregorio Magno, rientri subito nel suo appartamento o finirà male. L’ordine è di sparare ad altezza di uomo» intima una voce minacciosa di cui non vede le fattezze del corpo.
    Con calma la richiude dopo avere fatto un passo indietro. Sono prigioniero in casa mia, sospira affranto. Ma cosa mangerò nei prossimi giorni?
    Sta riflettendo per trovare una via d’uscita, quando nota un foglio ripiegato spuntare da sotto il battente. Si avvicina curioso per raccoglierlo.
    ‘Gentile signore Gregorio Magno, cosa vuole ordinare per la cena di stasera? Firmato Lamberto, il giudice’
    «Che carini!» borbotta Gregorio con un sorriso amaro sulle labbra. «Anche la cena mi forniscono».
    Lo stomaco pare avere chiuso per ferie, perché si rifiuta di fare il suo mestiere.
    «Non posso rimanere inattivo in attesa di giovedì» mugugna, sedendosi in poltrona, mentre guarda un cartone alla televisione. «Almeno quella non me la negano».
    Osserva distratto le figure che si alternano sullo schermo, perché è concentrato su come risolvere il suo caso. Poi la sua attenzione è attratta dalla visione dell’eroe che vola da una casa all’altra. Si arrampica sulle pareti. Insomma si comporta da vero eroe.
    “Ecco come me ne andrò!” pensa Gregorio che si alza per andare nel ripostiglio.
    Apre una cassapanca alla ricerca di qualcosa. Rovista con calma senza farsi prendere dalla frenesia. “Eccolo, trovato” si dice soddisfatto. Non uno strappo o una cucitura pericolosamente aperta. “Perfetto”. Lo ripone sopra e chiude la luce.
    Torna vedere la televisione, che trasmette adesso un vecchio cartone di Heidi. Sorride, perché non l’ha mai potuto sopportare. Così lagnoso e triste.
    “Devo muovermi col buio, perché loro vedono e ascoltano tutto. Non devono captare i miei pensieri o immaginare le mie azioni. Quel vecchio costume sarà il grimaldello che mi salverà” riflette Gregorio, andando in cucina a mangiare un po’ di formaggio e pane.
    Il suo appartamento si trova all’ottavo piano di una torre di dodici. A fianco sta un altro edificio alto uguale appoggiato a un lungo condominio più basso. Quella sarà la sua porta di uscita.
    Nemmeno la luna stasera, pensa non buio del salotto. Tra mezz’ora sono fuori.
    Silenzioso come un gatto torna al ripostiglio. Indossa quel costume rosso con disegnato sul petto e sulla testa una ragnatela. Prova il gesto con la mano e sorride. Tutto funziona a dovere. Da non occhi privi di iride vede come se fosse giorno. È praticamente invisibile nell’oscurità della notte. Apre in silenzio la finestra del bagno e sale verso l’alto fino al ballatoio dell’ultimo piano. Fa un gesto con la mano e si lancia per raggiungere la torre gemella.
    “Il giudice Lamberto rimarrà con un palmo di naso” si dice mentre di passo svelto si allontana nella via.

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