#Disestoria – 12


Ecco il tema per la #Disestoria di oggi.

Ogni giorno pubblichiamo un disegno, stilizzato o minimale, e da quel disegno dovete farvi ispirare per una STORIA.

Non mettiamo limiti di nessun tipo. Se volete giocare su Twitter avrete sicuramente da risolvere il problema dei 140 caratteri, ma sappiamo che ne siete più che capaci, qui e su Facebook invece non avete limiti. Potete anche scrivere a mano e fare la foto, insomma come al solito non restate imprigionati nella vostra mente e mettetevi alla prova!

Ecco il disegno:

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Buon divertimento!

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Un pensiero su “#Disestoria – 12

  1. Michele era un bravo ragazzo, niente di speciale a dire il vero, come tanti altri della sua età. Studiava con discreti risultati, in effetti stava appena sopra la sufficienza ma in compenso era un asso con la console PS4.
    Non appena aveva un minuto di tempo ingaggiava battaglie epiche contro mostri, draghi e alieni. Sapeva tutto ma proprio tutto dei suoi eroi virtuali.
    Michele stava crescendo a pane e videogiochi e sognava pure. Cosa, mi chiederete. Non saprei ma so per certo che sognava. Sogni a colori sempre. Qualche volta in bianco e nero. Ma come in bianco e nero? Sì, solo sfumature di grigio. Brevi e dimenticati in fredda, mentre gli altri no. Restavamo impigliati nella memoria.
    Quello che andava per la maggiore era Michele famoso ‘game developer’, quello che progettava giochi sempre più complicati che facevano la sua fortuna.
    Beh! Che c’è di strano? Nulla. Ognuno coltiva le proprie inclinazioni ma procediamo con ordine, perché il disordine è facile crearlo.
    Dunque in una notte di luglio calda e afosa Michele sognava. Doveva inventare un nuovo eroe in lotta per sopravvivere al disastro nucleare che il solito pazzo di turno aveva scatenato. Le radiazioni avevano bruciato tutto. Le città apparivano scheletri anneriti. La campagna era terra riarsa bruciata da un sole implacabile. I pochi sopravvissuti erano degli zombie che si aggiravano per le strade cosparse di rottami, alcuni ancora fumanti.
    Michele, il super eroe, doveva uccidere i morti viventi in numero elevato. Quanti più possibili. Doveva raggiungere un gruppo di persone asserragliate in un compound dislocato in un punto imprecisato della regione. Ovviamente Michele non conosceva dov’era né era in grado di sapere la giusta strada. Nel punto di partenza c’era una vecchia mappa della terra, che rappresentava l’unica certezza. Già raggiungerla significava combattere zombie e mostri generati dal disastro atomico e non era per nulla semplice. All’inizio possedeva solo una katana e e attraverso i combattimenti recuperava nuove armi. Insomma un percorso a ostacoli.
    Dopo essere sfuggito a imboscate e scontri cruenti Michele trovava una maglietta con uno strano disegno, che ricordava quello di Superman, ma molto vagamente.
    Una specie di saetta ma molto stilizzata su un fondo bianco.
    La indossò e avvertì un grande cambiamento. Vista acuta, forza tipo Hulk, coraggio da vendere. Però quello che gli appariva singolare era che molti zombie preferivano darsela a gambe piuttosto che affrontarlo.
    Michele incuteva paura ai suoi avversari. La sua katana seminava morte e distruzione intorno a lui. Il percorso per raggiungere il luogo dove era custodita la mappa era tortuoso e pericoloso ma con la nuova maglietta sembrava meno irto di pericoli. Arrivato davanti all’edificio semi diroccato Michele rimase interdetto e perse di vista i suoi nemici. Una fatale distrazione poteva costargli la vita ma la fida katana mandò bagliori facendolo tornare attento e sulla difensiva. Uno alla volta uccise i vari mostri finché non raggiunse il settimo e ultimo piano guardato a vista da umanoide orribile a vedersi ma altrettanto feroce nel combattere.
    Una lotta estenuante dove a turno sembravano soccombere sotto i colpi dell’altro. Sopra la saetta comparve del rosso, mentre Michele avvertiva dolore.
    Questo moltiplicò le sue forze e gli diede un forte impulso nella lotta. Era in bilico sul baratro pronto a precipitare sette piani sotto, quando con un colpo di reni risolse la contesa. Aprì la porta e trovo all’interno della stanza un cofanetto di legno con evidenti segni bruciature e un poster appeso alla parete alquanto malridotto. Tracce del fuoco o della combustione atomica erano nette, lasciando a malapena la visione della figura centrale.
    Era molto simile a quello notato sulla strada davanti all’ingresso e si leggeva a stento ‘Supermick’.
    Michele afferrato il cofanetto si precipitò giù per le scale, appena in tempo per non restare travolto dal crollo del palazzo. Osservava il cumulo di macerie fumanti quando si sentì scuotere sulla spalla. Si voltò e vide il viso di sua madre.
    «Sveglia, pigrone o farai tardi a scuola».
    Michele grugnendo, perché aveva interrotto il sogno, si alzò e nello specchio vide la sua figura che indossava quella strana maglietta con in cima un segno di sangue.

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