#Disestoria – 15


Ecco il tema per la #Disestoria di oggi.

Ogni giorno pubblichiamo un disegno, stilizzato o minimale, e da quel disegno dovete farvi ispirare per una STORIA.

Non mettiamo limiti di nessun tipo. Se volete giocare su Twitter avrete sicuramente da risolvere il problema dei 140 caratteri, ma sappiamo che ne siete più che capaci, qui e su Facebook invece non avete limiti. Potete anche scrivere a mano e fare la foto, insomma come al solito non restate imprigionati nella vostra mente e mettetevi alla prova!

Ecco il disegno:

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Buon divertimento!

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Un pensiero su “#Disestoria – 15

  1. Quando Massimo spuntò dietro la curva, vide in lontananza tra i rami di un bosco una costruzione imponente. Si fermò sul ciglio della strada per osservare meglio quel parallelepipedo che superava in altezza il bosco e le alture prospicienti.
    «Ma è mostruoso» borbottò a mezza voce.
    Gli sembrava impossibile che una simile bruttura fosse stata edificata in quel posto, che ricordava come una vallata piena di verde. Non poteva crederci. Forse i suoi occhi erano velati dalla stanchezza e gli facevano vedere mostruosità inesistenti.
    Aveva solo un mezzo: fare quell’ultima ripida salita e poi l’incanto della valle delle Saline si sarebbe aperto dinnanzi ai suoi occhi. Era un posto meraviglioso, abitato da fate e gnomi, da elfi e altre creature fatate. In realtà Massimo ricordava che quella striscia di terra tra due montagne era attraversata da un torrente dalle acque fresche e chiare e contornata da larici e abeti. Però adesso pareva che fosse cambiato tutto dall’ultima volta che c’era stato.
    “Da quando non vengo qui?” si domandò basito mentre negli occhi c’era ancora stampata quell’immagine che faceva violenza con i suoi ricordi. Non lo rammentava ma di certo diversi anni. Si alzò dal ciglio erboso per affrontare quel tratto di strada duro e asfissiante.
    Afferrò la borraccia e ne bevette un lungo sorso prima di riprendere la bicicletta.
    Pedalò di buona lena ma la salita sembrava non finire mai. I tornanti si succedevano con lenta monotonia. Uno dopo l’altro. Il respiro si faceva più affannoso, mentre le gambe s’indurivano per lo sforzo. Pescò da una tasca una barretta d’energia, sperando si scollinare in fretta. Non aveva nemmeno il fiato di dire ‘a’, mentre continuava a salire. Passata la curva vide la strada spianare e il coso ancora più vicino. Il valico era lì a portata di gamba.
    Massimo si fermò per riprendere fiato e calmare il respiro. Il cuore batteva forte come se fosse impazzito. Doveva affrontare la discesa con lucidità per non rischiare un ruzzolone.
    Guardò quel parallelepipedo grigio. Faceva impressione. Dire mostruoso era puro eufemismo. Brutto, di un grigio sporco come se avesse qualche millennio di storia alle spalle ma eccessivamente alto. Rovinava la visuale. Oltre a quello c’erano altre note stonate come se la valle fosse stata profanata. Dal fondo arrivava un rumore incessante, un rombo grave che si avvicinava e poi spariva.
    Respirò a fondo prima di affrontare la discesa e scese con prudenza tra due ali di bosco. Questa non faceva impressione, era più dolce e meno impegnativa.
    Massimo pennellava le curve e rilanciava l’andatura subito dopo. L’odore della resina entrava nei suoi polmoni, quando a un trattole narici avvertirono il puzzo tipico delle automobili.
    Fatta l’ultima curva vide l’inimmaginabile. Un’autostrada sfregiava la vallata e tante costruzioni stavano intorno a quel mostro che svettava alto nel cielo.
    Due grosse lacrime bagnarono le sue guance. La valle delle Saline era scomparsa.

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