#Disestoria – 16


Ecco il tema per la #Disestoria di oggi.

Ogni giorno pubblichiamo un disegno, stilizzato o minimale, e da quel disegno dovete farvi ispirare per una STORIA.

Non mettiamo limiti di nessun tipo. Se volete giocare su Twitter avrete sicuramente da risolvere il problema dei 140 caratteri, ma sappiamo che ne siete più che capaci, qui e su Facebook invece non avete limiti. Potete anche scrivere a mano e fare la foto, insomma come al solito non restate imprigionati nella vostra mente e mettetevi alla prova!

Ecco il disegno:

wp-1502891614061.

Buon divertimento!

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Un pensiero su “#Disestoria – 16

  1. Quando Carmela aprì il post, rimase di stucco.
    «E moh! Che faccio?» disse, osservando il disegno.
    Chi l’aveva disegnato voleva vedere come l’avrebbe interpretato. Insomma ognuno avrebbe visto, quello che voleva vedere.
    Lei si alzò dalla sedia e camminò lentamente per la stanza, soffermandosi sui dettagli dello studio. Non era la prima volta ma non sarebbe stata l’ultima. Il poster attaccato alla porta non le piaceva più. Anzi di domandò perché era ancora lì dopo tanto tempo.
    «Mi ricorda un pessimo episodio» mormorò, mentre con delicatezza lo staccava per poi piegarlo con cura.
    Aveva diciotto anni, quando lo comprò all’ingresso del campo sportivo, dove la sua band preferita si sarebbe esibita una sera di aprile. Era la prima volta che sua madre aveva detto ‘sì’. Fino a quel giorno era sempre stato un ‘no’. «Circola droga». Con queste parole aveva giustificato la sua negazione al permesso di assistere alle esibizioni delle varie band nella sua città.
    Adesso era maggiorenne ed era più difficile impedirle di andare. Così a malincuore aveva detto sì. “Però forse sarebbe stato meglio che avesse detto no” pensò Carmela, mettendo in una scatola il poster piegato.
    L’avvicinamento al grande giorno non era stato dei più felici. Due interrogazioni finite male e il compito di greco era stato un disastro ma il pensiero di andare finalmente con tutta la banda ad assistere al concerto rock aveva messo in seconda fila i risultati scolastici. Ricordò che aveva ignorato quelle avvisaglie che si tradussero in una bocciatura a fine anno.
    Anna, Flora, Sandra, Elena e quel figo di Enzo erano con lei quella sera, che in qualche modo segnò la sua esistenza. All’ingresso aveva comprato il poster, appena archiviato dopo vent’anni di onorata presenza, ma quello che era successo durante l’esibizione fu la svolta. “Tutte noi sbavavamo per Enzo, che con la maestria di un giocoliere ci faceva volare alto prima di mollarci a terra deluse” ricordò Carmela sospirando. “Era il mio turno ed ero al settimo cielo, abbarbicata su di lui”.
    «Prendi» mi disse, dandomi una mentina colorata, che misi in bocca senza pensarci due volte. Aveva uno strano gusto che aveva cercato di annacquare con diverse birre.
    “Fu un delirio di colori e di mondi rotanti e mi ritrovai al Pronto Soccorso mezza morta. Quel fetente mi aveva rifilato una pastiglia di ecstasy, che io ignara di droghe avevo succhiato”.
    Mia madre non disse nulla, quando mi aveva riportato a casa, nemmeno un ‘te l’avevo detto’. Per molti mesi non mi rivolse la parola ma aveva ragione.
    Quando dieci anni dopo era sul punto di morte, mi guardò e pronunziò le fatidiche parole. «Ricordati di quella sera». “Credo che siano state le ultime parole che pronunziò prima di morire” si disse con un filo di commozione.
    «Adesso nella vecchia casa di famiglia abito solo io e Jack» mormorò Carmela con un filo di voce, mentre chiudeva in uno scaffale dell’armadio quel vecchio poster. In qualche maniera l’aveva ammonita in tutti questi anni a non prendere caramelle da nessuno senza conoscerne il contenuto.
    Tornò a osservare il disegno ma non ci vedeva nulla. “Una lampada a stelo?” si chiese, mentre accarezzava la testa di Jack.

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