#IncipitProfetico – 17


Ecco l’incipit profetico di oggi!

Come ogni giorno ripassiamo le regole:

Tutti sapete cos’è un incipit: è l’inizio di un racconto, di un romanzo, di una storia. Noi non vi proponiamo semplicemente di scrivere qualcosa partendo soltanto da un incipit, ma di creare qualcosa di profetico.

Ogni giorno pubblichiamo un incipit che spinge verso il futuro. Non si tratta necessariamente di profezie tragiche o di fine del mondo, ma di ispirazioni di ogni tipo.

Il vostro compito sarà quello di continuare la storia!

Buon divertimento!

L’incipit profetico di oggi è:

“Farò l’infermiere mamma! Non voglio più discuterne!…”

 

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2 pensieri su “#IncipitProfetico – 17

  1. “Farò l’infermiere mamma! Non voglio più discuterne!…”
    “E mamma! Ti prometto che mi eserciterò su di te per le iniezioni per vendicarmi del sedere color melanzana che mi fai venire ogni volta che me ne fai una!”

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  2. “Farò l’infermiere mamma! Non voglio più discuterne!…” esplose come un petardo Michele, girando le spalle alla madre.
    “Ma sei sicuro?” gli chiese, mentre accendeva i fornelli.
    Un sorriso illuminò il viso di Chiara, perché suo figlio non avrebbe mai fatto quel mestiere.
    “È inutile che tu insista” concluse il ragazzo, che si sedette vicino al tavolo. “Ho deciso e nulla mi farà cambiare idea”.
    Michele era un ragazzo di dodici anni, non troppo alto. Anzi un po’ gracile, come aveva diagnosticato il dottor Busto, il loro medico di base.
    “Signora” aveva detto l’ultima volta che lo aveva visitato. “È troppo gracile. Deve fare sport e stare all’aria aperta. Movimento e bistecche. Ecco la ricetta”.
    Chiara aveva annuito, mentre il figlio aveva fatto una smorfia come per dire che la cura proprio non gli piaceva.
    Poi arrivati a casa aveva affermato che voleva fare l’infermiere.
    “Michele” fece la madre con tono morbido e vellutato. “Sai cosa deve fare l’infermiere?”
    Michele annuì, mentre giocava con un coltellino svizzero.
    “Deve curare gli ammalati”.
    Chiara represse il sorriso ma non poté fare a meno di correggerlo.
    “Quello è compito del dottore” spiegò con calma la madre. “L’infermiere fa altro. Come le punture…”.
    Fece una pausa di sospensione, perché Michele aveva una paura folle della puntura. Quelle rare volte che ne aveva avuto bisogno, era stato tragicomico. Lui con la chiappa nuda che correva per la stanza e lei con la siringa in mano a rincorrerlo.
    “Ma dai, ma’” affermò il ragazzo con gli occhi sbarrati. “Mi vuoi impaurire!”
    Chiara sorrise prima di riprendere l’elenco delle attività dell’infermiere.
    “Poi tamponare le ferite” aggiunse con un pizzico di ironia e cattiveria. Conosceva il suo pollo come le sue tasche.
    Michele strabuzzò gli occhi e si piantò nell’indice la punta della lama. Sbiancò per il terrore, vedendo sgorgare il sangue dal polpastrello.
    “Ma’, sto morendo dissanguato!” esclamò con la voce tremula.
    Chiara si avvicinò con un piccolo tampone imbevuto di disinfettante, che passò sul dito, tamponando la minuscola ferita.
    “Ma’” affermò risoluto Michele. “Non farò più l’infermiere”.

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