Miniesercizio – 37


Anche oggi vi proponiamo il Miniesercizio!
Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:
– Una lampadina
– Un pizzaiolo
– La foto seguente
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Scrivete la vostra storia qui sotto nei commenti! Buon divertimento!
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5 pensieri su “Miniesercizio – 37

  1. La stanza ove dormiva il pizzaiolo era completamente disadorna, tranne un quadro alla parete, una vecchia crosta appesa da non si sa chi. Accesi l’unica lampadina che serviva da illuminazione al locale. Volsi lo sguardo attorno e fui colpito dal dipinto. Mi avvicinai ed osservai un particolare del quadro: guardai il tratto, la pennellata, i colori e… incredibile! A pochi centimetri dai miei occhi vi era una dipinto di Van Gogh. Ne ero certo, anni di perizie su opere d’arte per conto delle assicurazioni, avevano consolidato e raffinato il mio occhio e, con esso, la capacità di giudizio: quello era un Van Gogh, senza alcun dubbio! Nella stanza di un pizzaiolo appassionato d’arte e ricettatore. Uscii dal locale richiudendo la porta, tornai nella sala pizzeria e ordinai una margherita, sapevo che sarebbe stato un capolavoro di pizza!

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  2. La trattativa si era trascinata per mesi. Bruciante, scorretta, troppo ricca. Rischio duplice: rimanere senza liquidità o senza reputazione. Dove poteva nascondersi la virtù?
    Una calda e ricca mattinata. Il grattacielo tutto vetri della sede sociale scintillava sotto il sole di un Luglio che tramortiva le teste dei passanti a mezzogiorno.
    Il Direttore Sportivo incontrò l’ex pizzaiolo, procuratore del campione cresciuto in casa, appena dopo le 13.00. E gli chiese di attendere 5 minuti.
    Si era preparato a dovere. Conosceva a menadito i suoi limiti, gli impegni societari ed il valore del giocatore.
    Ma solo il modo di atteggiarsi del procuratore gli procurò la nausea. Infingardo, viscido, spocchioso riccastro furbo. Persona povera dentro. Allora gli si accese la classica lampadina nella testa. Stavolta sorrise davvero ed a 32 denti. Chiamò l’altro Dirigente, gli indicò il suo tablet e glielo piazzò tra le mani.
    Apparve la foto del campione carissimo che stavano trattando.
    Ma con tono fermo il Direttore Sportivo disse: “E’ una galleria, guarda la foto seguente.” Un ragazzo della formazione giovanile. Sempre perfetto per impegno, educazione e con vero amore nei riguardi della società.
    “Scommettiamo su di lui?”
    Annuirono entrambi. Annullarono l’incontro con l’ex pizzaiolo e capirono entrambi dove si era nascosta la virtù: nel cuore.

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  3. Accese la lampadina e iniziò a lavorare la pasta per creare la pizza che aveva sognato…colorata e gustosa. Si chiedeva che sapore sarebbe risultato dall’unione tra tuorlo d’uovo sbattuto e marmellata di prugne.
    Di una cosa era sicuro…avrebbe fatto cacare!

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  4. Amilcare guardava affascinato quella crosta colorata. Di pittura non ci capiva un’acca ma quelle pennellate luminose, piene di calore gli suscitavano ammirazione.
    «Buon giorno, Ciro». Amilcare salutò il pizzaiolo infarinato di bianco, dopo aver distolto lo sguardo dalla tela.
    «Buon giorno, signor Bezzi» disse Ciro, pulendosi le mani nel grembiule non immacolato. «Le piace quel quadro?»
    «Sì».
    Amilcare tornò a posare gli occhi su quei colori solari.
    «Chi l’ha dipinto?» domandò avvicinandosi.
    Ciro si grattò in testa come se avesse il potere di svelare l’autore.
    «Non saprei. C’era quando ho rilevato questa pizzeria. È rimasto lì» spiegò il pizzaiolo. «Come mai è qui?»
    Non gli sembrava che scadesse la polizza, l’unica che aveva sottoscritto. Sicuramente capita male, pensò, gli affari vanno a rotoli e ho intenzione di disdettarlo.
    «Le propongo una nuova polizza negozio. Più vantaggiosa dell’attuale» esordì Amilcare che intuì la poca disponibilità di Ciro. «Ma prima che risponda di no, le propongo uno scambio. Lei firma qui. Io porto via il quadro».
    Ciro si grattò una guancia e, lampadina, pensò di accettare il baratto. Quel quadro aveva portato sfortuna al precedente pizzaiolo, che era morto d’infarto, e a lui sull’orlo del fallimento.
    «Dove firmo?» chiese Ciro sorridente.

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