#Disestoria – 18


Ecco il tema per la #Disestoria di oggi.

Ogni giorno pubblichiamo un disegno, stilizzato o minimale, e da quel disegno dovete farvi ispirare per una STORIA.

Non mettiamo limiti di nessun tipo. Se volete giocare su Twitter avrete sicuramente da risolvere il problema dei 140 caratteri, ma sappiamo che ne siete più che capaci, qui e su Facebook invece non avete limiti. Potete anche scrivere a mano e fare la foto, insomma come al solito non restate imprigionati nella vostra mente e mettetevi alla prova!

Ecco il disegno:

wp-1502891874157.

Buon divertimento!

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9 pensieri su “#Disestoria – 18

  1. Camminare così, sul ciglio di quel profondo canyon apriva nella mia mente scenari di vita mozzafiato.
    Muoversi in equilibrio e sentirsi legati alla vita solo da un sottilissimo ed invisibile filo mi procurava una piacevole ed intensa vertigine.
    Respirai profondamente come chi si prepara per una lunga immersione.
    Il mio piede un po’ più in là e sarei stata pronta per planare sulle grandi distese delle mie paure ed insicurezze.
    Un piede, un piede soltanto.
    Mi girai indietro, alle mie spalle mi aspettava la mia macchina, ancora con le portiere spalancate, come in attesa, un’attesa trepidante mista a meraviglia e terrore. Terrore di non conoscere quello che avverrà.
    Chiusi gli occhi in un attimo.
    Quando gli riaprii le mie mani stringevano saldamente il volante tra le mani.
    Un colpo di spugna, pronta per ripartire per un altro viaggio alla scoperta di me.

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  2. Ho notato degli errori…

    Camminare così, sul ciglio di quel profondo canyon, apriva nella mia mente scenari di vita mozzafiato.
    Muoversi in equilibrio e sentirsi legati alla vita solo da un sottilissimo ed invisibile filo mi procurava una piacevole ed intensa vertigine.
    Respirai profondamente come chi si prepara per una lunga immersione.
    Il mio piede un po’ più in là e sarei stata pronta per planare sulle grandi distese delle mie paure ed insicurezze.
    Un piede, un piede soltanto.
    Mi girai indietro, alle mie spalle mi aspettava la mia macchina, ancora con le portiere spalancate, come in attesa, un’attesa trepidante, mista a meraviglia e terrore. Terrore di non conoscere quello che sarebbe avvenuto.
    Chiusi gli occhi un attimo.
    Quando li riaprii le mie mani stringevano saldamente il volante.
    Un colpo di spugna. Ero pronta per ripartire per un altro viaggio alla scoperta di me.

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  3. “Non ce la farò mai” guardai il vuoto sotto di me, mi venne la nausea e tornai indietro.
    “Porca zozza Bernard, sei un uomo un coniglio?”
    Feci dietrofront, cominciai a correre, mi lanciai e… Urlai.
    Avevo paura, gli occhi chiusi e il vento mi spingeva verso il basso esplodendo nelle orecchie.
    ” Non voglio morire da coniglio! ”
    Aprii gli occhi: bellissimo.
    L’azzurro mi inondava, le case erano formiche, gli alberi puntini nel verde dei prati.
    Tutto era così piccolo; i problemi e le paure insignificanti di fronte a quello spettacolo.
    Allargai le braccia più che potei e urlai con tutte le forze: buttai fuori ogni preoccupazione.
    Tirai la cordicella e il paracadute dietro di me si inalzò con fierezza.
    – Ce l’ho fatta – Dissi disteso sull’erba. Risi di gusto lasciando che il paracadute mi coprisse.
    Le persone vicino a me avranno pensato fossi matto: non mi importava più, lassù avevo scoperto il significato della parola ‘libero’.

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