Miniesercizio – 38


Anche oggi vi proponiamo il Miniesercizio!
Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:
– Un martello
– L’invidia
– La foto seguente
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Scrivete la vostra storia qui sotto nei commenti! Buon divertimento!
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2 pensieri su “Miniesercizio – 38

  1. Non sopportava che Abele gli avesse disfatto il puzzle che con pazienza e dedizione aveva appena completato! Sapeva dell’invidia che affliggeva il fratello ed aveva tollerato tante piccole ripicche sue nei confronti di lui Caino, maggiore d’un paio d’anni rispetto ad Abele… questo però era troppo.
    Si accorse del martello appoggiato sulla mensola, l’afferrò d’istinto, andò nella camera del fratello.
    Sulla scrivania faceva bella mostra di sè un modellino di nave non ancora finito: un veliero in legno, riproduzione di un vascello trialberi. Cominciò dapprima con un leggero colpo, inferto quasi con senso di colpa. Improvvisa gli montò la furia incontrollata. A martellate sfasciò completamente la piccola imbarcazione. Fu spietato, invero, se dal par suo il fratello gli aveva risparmiamo in bordo inferiore del puzzle, lui si accanì sulla costruzione che aveva impegnato Abele per tanto, tanto tempo!
    Ahinoi, L invidia tra fratelli… tremendo, distruttivo sentimento

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  2. Carlo aveva estratto dal ripostiglio in mansarda una vecchia scatola alquanto usurata. Dentro c’era il grande puzzle regalato molti anni prima. Quanti non lo ricordava nemmeno lui.
    Sgombrò il pavimento dello studio e rovesciò il contenuto. La figura da ottenere era sparita. Un aiutino era costituito dai pezzi della cornice, bordata di bianco. Sembrava facile ma in realtà non lo era. Un rivolo di sudore colò nel colletto della camicia sbottonata.
    «Carlo» urlò da sotto Irene, sua moglie.
    Lui sbuffò e fece finta di non aver sentito. Era impegnato nel trovare l’incastro giusto del pezzo dell’angolo sinistro in basso.
    «Sei diventato sordo?» si sgolò la moglie alzando di due ottave la voce. «prendi il martello e muovi il culo!»
    Con flemma dalla cassetta degli attrezzi prese il martello e scese al piano di sotto.
    «Devi piantare un chiodo» gli ordinò la megera. «Il quadro della mamma è caduto».
    “Peccato che sia integro” pensò Carlo, osservandolo. Lo odiava con la stessa intensità nei riguardi della suocera, ancora più autoritaria della figlia.
    Un moto di stizza, ma forse era invidia, lo attraversò osservando Carletto, il figlio dei dirimpettai che correva felice nel suo giardino.
    “Potessi tornare bambino. Di certo Irene non la cercherei”.

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