#Disestoria – 21


Ecco il tema per la #Disestoria di oggi.

Ogni giorno pubblichiamo un disegno, stilizzato o minimale, e da quel disegno dovete farvi ispirare per una STORIA.

Non mettiamo limiti di nessun tipo. Se volete giocare su Twitter avrete sicuramente da risolvere il problema dei 140 caratteri, ma sappiamo che ne siete più che capaci, qui e su Facebook invece non avete limiti. Potete anche scrivere a mano e fare la foto, insomma come al solito non restate imprigionati nella vostra mente e mettetevi alla prova!

Ecco il disegno:

wp-1502892482062.

Buon divertimento!

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2 pensieri su “#Disestoria – 21

  1. Alberto era in riva al mare che giocava con le piccole onde spiaggiate. Un gioco innocente. Avvicinarsi all’acqua col reflusso e saltare indietro quando la piccola cresta si posava sulla spiaggia senza rumore.
    Alberto era un bambino di dieci anni, che amava fantasticare su tutto. A scuola era sempre distratto e la maestra Verdi lo richiamava in continuazione.
    «Dolci, cosa stai pensando?»
    «A nulla. Ascoltavo».
    «Di cosa stiamo parlando» insisteva la maestra.
    Alberto a questo punto girava gli occhi sperando di trovare l’ispirazione giusta. Però ogni tanto gli tiravano qualche tiro mancino. In particolare Luca, il compagno di banco. “Sta parlando di Verdi” gli sussurrò una volta con fare serio. E lui subito rispose franco con un bel sorriso come dire ‘ vedo che ero attento’.
    «Stava parlando di lei» fece ritto in piedi con gli occhi vispi.
    Una risata generale coprì le parole della maestra.
    Dunque Alberto era lì, sulla spiaggia dove un gabbiano volava radente all’acqua con suo verso stridulo, mentre il sole iniziava la sua discesa dietro la linea dell’orizzonte.
    Il cielo era striato di rosso come se le nuvole bianche grondassero sangue.
    Alberto era assorto nel suo gioco di saltelli in avanti e indietro, quando con la coda dell’occhio notò qualcosa di curioso ma anche inquietante. Aprì la bocca e rimase fermo, mentre l’onda gli bagnava i piedi.
    «Non è possibile» borbottò interdetto. «Non è possibile che il sole sopra il mare sia nero e sotto rosso».
    Di corsa si allontanò dalla riva e volò verso la duna, scivolando più volte. Arrivato in cima si volse e vide un’onda gigantesca che avanzava verso di lui.
    Si gettò a capofitto nella pineta, correndo col cuore in gola. La sentiva dietro di lui che diceva: «Sto arrivando a prenderti».
    Col fiatone fece la scalinata che lo portava sulla strada.
    Una cosa lo colpì. Nessuno mostrava paura né fuggiva. Tutti tranquilli.
    «Devo smettere di sognare» disse accasciandosi sulla panchina.

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