#Disestoria – 22


Ecco il tema per la #Disestoria di oggi.

Ogni giorno pubblichiamo un disegno, stilizzato o minimale, e da quel disegno dovete farvi ispirare per una STORIA.

Non mettiamo limiti di nessun tipo. Se volete giocare su Twitter avrete sicuramente da risolvere il problema dei 140 caratteri, ma sappiamo che ne siete più che capaci, qui e su Facebook invece non avete limiti. Potete anche scrivere a mano e fare la foto, insomma come al solito non restate imprigionati nella vostra mente e mettetevi alla prova!

Ecco il disegno:

wp-1502892671415.

Buon divertimento!

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3 pensieri su “#Disestoria – 22

  1. Marta era poco più di una bambina e poco meno di un adolescente, disegnava dai tempi dell’asilo, le piacevano gli scarabei ed i tatuaggi, ci provò e riprovò alla fine si decise, quello le piaceva davvero. Lentamente risparmiò quello che serviva e finalmente se lo face tatuare tra lo sterno ed il collo. Per un po’ girò per casa con una maglietta molto accollata, poi quelle zampette o piccole antenne che sbucavano dal girocollo la tradirono e fu costretta a svelarlo, non fu una scoperta inaspettata,li aveva preparati col suo modo di vestire di truccarsi e di addobbarsi, la mamma sobbalzò ma poi ci si adattò fino a confessarle che quel tatuaggio le piaceva, il papà incassò con riserva e quel rimprovero muto qualche senso di colpa glielo procurò.
    Ora Marta esibisce il suo tatuaggio come un segno particolare che il tempo non deformerà, anche per questo scelse tra lo sterno e il collo.

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  2. Barbara guarda il disegno. “Sembra la dea Kalì in salsa occidentale” si dice, poco convinta della schifezza che aveva appena prodotto.
    “È vero che Skizzo fa davvero schifo” pensa, mentre cancella tutto e non salva nulla. “Ma mi ci metto pure io a fare porcate”.
    Deposto il mouse e incrociato le dite dietro il capo, socchiude gli occhi. Prova a concentrarsi. Domani deve per forza consegnare il prototipo di disegno al capo. Non può ammannirlo con un’altra scusa. Ormai le ha esaurite tutte. Mal di testa, le sue cose, il litigio col compagno, il figlio, che imbratta i suoi schizzi. Insomma un campionario di giustificazioni che vincerebbe l’award degli alibi improbabili. Una bella litania di appigli uno più debole degli altri.
    Niente. Nessuna idea, né tanto meno un qualcosa che possa condurla fuori dalle secche del foglio vuoto. Ride. “Foglio vuoto? No! Schermo azzurro!” si schernisce, cercando un briciolo di creatività.
    Eppure era piena d’entusiasmo una settimana prima, quando Malaspina, il suo capo le aveva detto: «Barbie, mi devi preparare un albero di Natale, stilizzato per la campagna promozionale di questo inverno delle acciughe marinate». L’aveva preferita rispetto Beatrice, che fa la civetta pur di scavalcarla nelle grazie del capo.
    Tuttavia lo odia quando storpia il suo bel nome, Barbara, in quello dell’odiata bambolina che ha fatto impazzire milioni, se non miliardi, di bambine nel mondo insieme a Ken. “Quella biondina slavata e vezzosa!” pensa incattivendosi al pensiero che Malaspina la chiami così.
    Però adesso deve darci sotto, perché domani arriva tra otto ore e non ha prodotto nulla. Non può ammettere che si sono seccate le idee e deve passare la mano alla rivale.
    Prende carta e matita. Comincia a disegnare ed esce fuori questo disegno.

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