#Disestoria – 23


Ecco il tema per la #Disestoria di oggi.

Ogni giorno pubblichiamo un disegno, stilizzato o minimale, e da quel disegno dovete farvi ispirare per una STORIA.

Non mettiamo limiti di nessun tipo. Se volete giocare su Twitter avrete sicuramente da risolvere il problema dei 140 caratteri, ma sappiamo che ne siete più che capaci, qui e su Facebook invece non avete limiti. Potete anche scrivere a mano e fare la foto, insomma come al solito non restate imprigionati nella vostra mente e mettetevi alla prova!

Ecco il disegno:

wp-1502892783929.

Buon divertimento!

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4 pensieri su “#Disestoria – 23

  1. Italo osserva con curiosità quello strano coltello sul tavolo della cucina. Non gli sembra di averlo mai visto. Avvicina il viso per esaminarlo meglio. Un manico di legno, una lama semicurva. È proprio questa il motivo della sua curiosità e dello stupore nel vedere quest’oggetto.
    Rachele, sua moglie, non è ancora rientrata dal lavoro. Fa la donna delle pulizie a ore. Esce alla mattina presto prima di lui e non rientra mai prima delle venti, qualche volta anche dopo se la sua imprese deve pulire un ufficio con dei tiratardi. Non prende molto, anzi poco anche con gli straordinari, pensa Italo, girando intorno all’oggetto. Per fortuna che con i due stipendi riescono a vivere decentemente.
    «Tutta colpa dei migranti, che accettano pochi spiccioli, pur di fare qualche lavoretto» borbotta Italo, che preferisce non toccare quel coltello. «Così anche Rachele, se vuole lavorare, deve accettare quella paga da fame. Fare straordinari pagati pochissimo e accettare qualche palpata da Ciro, il suo capo».
    Quest’ultimo pensiero lo fa ribollire di ira, perché, se lo denuncia per violenza sessuale, Rachele non può dimostrare nulla. Lei gli racconta che lo fa con tutte e non solo quello. Non importa la carnagione, purché sia donna. Sua moglie gli ha giurato che con lei si è limitato a palpeggiare il suo seno florido e infilare una mano tra le gambe. Italo le ha prestato fede ma qulache dubbio c’è. Più di una volta l’ha vista tornare rossa in viso e di umore nero.
    Adesso però deve pensare a questo coltello e come è finito sul tavolo della cucina. Stamattina non c’era quando è uscito per andare al porto a scaricare delle merci. Ma in questo momento è lì, in bella mostra. Qualcuno ce lo deve aver messo. Da solo non è arrivato di sicuro.
    Si avvicina ancora, perché gli pare di aver intravvisto delle macchie scure, come sangue rappreso.
    Lo squillo del campanello lo fa sobbalzare. “Rachele ha le chiavi” riflette. “Io non aspetto nessuno”.
    «Chi è?» domanda attraverso l’uscio chiuso.
    «Polizia. Apra senza fare storie» dice un voce dal timbro meridionale.
    Italo capisce. Sono venuti per il coltello.

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  2. Lo specchio riflette quello che da anni riconosco e mi riconoscono.
    Non è il volto che vorrei…è quello che mi hanno affibbiato sin dalla nascita.
    La gravità vince sul mio viso.
    Capelli…
    Occhi…
    Guance…
    Labbra…
    Tutto piangente come i salici dal tristo appellativo.
    Apro la pochette e ne estraggo l’arma della finzione.
    Tolgo il cappuccio bifronte e ruoto la sua uscita.
    Appoggio il morbido colore sulle mie labbra cadenti…
    Vi disegno un solco verso l’alto per contrasto al mio sfacelo.
    Adesso sorrido per gli occhi di chi cerca solo il rosso del mio rossetto…
    Curve rosse come lame di Damasco…
    Il mio rossetto…il mio pugnale…il mio arrendermi.

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