Miniesercizio – 41


Anche oggi vi proponiamo il Miniesercizio!
Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:
– Un bicchiere vuoto
– Una casa a tre piani
– La foto seguente
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Scrivete la vostra storia qui sotto nei commenti! Buon divertimento!
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8 pensieri su “Miniesercizio – 41

  1. Mi invitò a salire per un tè.
    Tre piani di scale. Affanno.
    Sul tavolo una teiera, un bricco per il latte e una zuccheriera di porcellana bianca.
    Nessuna tazza. Tirai fuori il mio bicchiere.
    Rimase vuoto. Non c’era tè.
    Mi accorsi solo allora che non c’era neanche lei.

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  2. Il bicchiere vuoto, rovesciato accanto al servizio di porcellana bianca così lindo ed intonso, lo insospettì.
    In quella casa di tre piani, ormai vuota da tempo, non vi era nessuna motivazione perchè lì, e proprio lì, a fianco di altri utensili perfettamente puliti ve ne sia uno vuoto all’apparenza utilizzato di recente: mah.
    Un grido acuto squarciò il profondo silenzio in cui era immersa la casa. Proveniva forse dai piani superiori? Salì le scale di corsa saltando sui gradini due per volta. Controllò ogni locale senza trovarvi nulla. Rumori indistinti provenivano dall’esterno. Si affacciò alla finestra in tempo per vedere una grossa volpe rossa, della specie vulpes vulpes e nota per i suoi raggelanti stridii, fuggire nel prato posteriore alla casa.
    Certo: ecco l’autrice dell’urlo da lui sentito ma… chi aveva bevuto dal bicchiere lasciandolo vuoto e sporco?
    Si fosse sporto lo avrebbe notato, quel barbone sempre ubriaco, proprio lì sotto stravaccato contro la parete esterna e che da tempo immemore bivaccava fra quelle mura. Però non si sporse ed in lui ancora oggi rimane il dubbio di chi abbia mai usato quel bicchiere.

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  3. Alice dallo specchio ritornò.
    Ma quella non era la sua casa.
    Un cassettone in noce
    Un divanetto bianco e due poltrone circondavano un tavolino con un grazioso servizio bianco.
    Vide una scalinata e la discese.
    Tutto era identico al sovrastante.
    Solo che qui, tutto era ricoperto da polvere e ragnatele.
    Il cassettone: pasto gradito dei tarli.
    Il tavolo marcito.
    Le sedute logore e ammuffite.
    Qualcosa le sfuggiva…ma le sue gambe furono più veloci e risalirono sino all’ultimo piano.
    Qui…rimase afona a ciò che vide.
    L’intero piano era completamente vuoto e diafano.
    Solo lo specchio era nello stesso posto.
    Appena si specchio…
    Innumerevoli quadrati con figure di ogni tipo apparvero su di esso.
    Esterrefatta e curiosa tocco l’effige di un rubinetto…
    Un bicchiere d’acqua le apparve direttamente nella mano.
    Dalla sorpresa perse la presa facendolo cadere.
    Ma non vi fu alcun tonfo…perché una botola si schiuse a ingoiare la caduta.
    Presa dal terrore scese le scale e si rifugiò al piano intermedio.
    Rientro nello specchio e continuò il suo viaggio…
    Quello che non si rese mai conto…furono le scarpe che spuntavano da dietro il divano…
    Le sue stesse scarpe…seguite da un corpo non più in viaggio.

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  4. Tre. Avevo a disposizione soltanto tre minuti, per dirgli tutte le cose mai dette prima.
    Tre, come i pezzi del servizio da thè sul suo tavolo, rigorosamente di porcellana.
    Tre minuti per guardarci negli occhi, e scegliere invece di restare in silenzio.
    Tre minuti per toglierci i vestiti e denudare l’anima da ogni paura.
    Tre minuti.
    Divenuti eternità.

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  5. Corrado seduto in cucina osserva il bicchiere vuoto sul tavolo vicino alla bottiglia di vino. Si deve trattenere. Un solo goccio può essere fatale.
    “Devo resistere” confessa alla sua ombra. “Non posso cadere nel tranello. Mi hanno detto ‘guarda il bicchiere vuoto e la bottiglia per vincere la sfida’. Ce la devo fare”.
    Corrado è un alcolizzato. Troppi cicchetti durante il giorno: appena alzato, a metà mattina, a pranzo e cena. Il suo fegato è ridotto in pappa. Assiste immobile al tormento del bicchiere vuoto e della bottiglia piena.
    Vive in un vecchio palazzo al primo piano in due stanze con servizi da diversi lustri ma conosce a malapena un paio di persone. Marcello il pensionato e Dora la signora sola del terzo piano.
    Uno squillo lo distoglie dalla vista. Trascinando i piedi, chiede: «Chi è?»
    Un breve tossire e la risposta. «Signor Corrado, sono Dora. Prende un tè con m?»
    Corrado sospira. Se accetto, pensa, finisce il supplizio. «Salgo da lei».
    «Facciamo le scale insieme» suggerisce la donna.
    Detto. Fatto.
    Sul tavolo basso sta un servizio di porcellana bavarese bianca. Teiera, lattiera, zuccheriera e due tazze.
    «Era tempo che la volevo invitare» afferma Dora col sorriso stampato sulle labbra.

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