Miniesercizio – 42


Anche oggi vi proponiamo il Miniesercizio!
Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:
– La bandiera svedese
– Un’unghia rotta
– La foto seguente
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Scrivete la vostra storia qui sotto nei commenti! Buon divertimento!
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8 pensieri su “Miniesercizio – 42

  1. Ma come ti è venuto in mente di usare la mia Mini rossa per portare la bandiera svedese a quella smorfiosa, che all’incontro di ieri pomeriggio si è messa a piagnucolare solo per un’unghia rotta? Meno male che è partita!

    È il mio primo tentativo 🙂

    Vicky

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  2. Il trofeo del “Campionato Internazionale Assemblaggio Modellini d’Auto” doveva essere mio.
    Senza discussioni! Mi ero allentato per mesi, avevo assemblato centinaia, migliaia di prototipi. Nessun modello, per piccolo che fosse, aveva segreti per me. Li avrei potuti montare tutti ad occhi chiusi.
    Figuriamoci se potevo temere quella valchiria bionda che veniva data per favorita. Ma dai! Una donna, bionda per di più! Con lei come favorita la vittoria era già in mano mia.
    Con calma, aprii la scatola contenente i pezzi da montare. Toh! Una mini rossa identica all’auto nuova che stava nel mio garage. Un segno del destino probabilmente.
    Osservai di sottecchi la mia avversaria che, silenziosa, guardava le sue mani in attesa del fischio dell’arbitro.
    “Si, guardati pure le tue belle unghie, te le spezzerai tutte in un attimo!” pensai sogghignando.
    “Signori siete pronti?” chiese l’arbitro prima di fischiare.
    Con mosse precise e veloci disposi tutti i pezzi davanti a me e cominciai: prima le ruote, poi la carrozzeria e via via tutti i pezzi.
    “Ma quant’è facile” continuavo a pensare. All’improvviso udii il fischio dell’arbitro, fui preso in contropiede. Mi mancava ancora un pezzo, non avevo alzato la mia bandierina per segnalare che avevo finito. Perché aveva fischiato allora?
    Alzai lo sguardo e vidi lei, la bionda valchiria, sorridere felice sventolando la sua bandiera.

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  3. Ero ansioso di recarmi all’appuntamento, nella concitazione urtai lo spigolo del cruscotto della mia vecchia mini rossa rompendomi l’unghia del dito indice della mano destra.
    Quando arrivai al consolato della Svezia, dove lei lavorava come interprete, Astrid era già uscita dall’ufficio e mi aspettava a fianco dell’asta della bandiera svedese. Salì in auto mostrandomi contrariata l’incidente che le era accaduto: per la fretta di non tardare al nostro appuntamento, ripose velocemente i faldoni nell’armadio, urtò forte contro lo spigolo della porta e ruppe l’unghia del dito indice della mano destra. Quando ci mostrammo a vicenda le nostre dita con i loro moncherini d’unghia, ci innamorammo: lì, proprio lì, baciando reciprocamente i nostri indici destri, lì proprio lì, capimmo di essere fatti l’uno per l’altra.

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  4. Si sentiva molto Mister Bean Alberto con la sua fiammante Mini rossa. L’auto aveva due porte e il portellone posteriore. Per far entrare i suoi due metri era un gioco di prestigio. Nemmeno il contorsionista più abile ci sarebbe riuscito.
    Alberto sorrise al pensiero di Lucia seduta al suo fianco. Il bello era la guida a sinistra, che ogni tanto lo mandava nel pallone nell’uso delle marce.
    Un giorno dopo un lungo viaggio da casa sua a Stoccolma scese dalla sua Mini davanti a Lego Store nell’immenso centro commerciale Mall of Scandinavia. In cima all’edificio svettava una bandiera blu con una croce gialla. La bandiera della Svezia.
    Tutti si girarono verso di lui. Alberto si pavoneggiò al pensiero degli sguardi delle bionde vichinghe su di lui. Gonfiò il petto e girò intorno alla Mini per segnalare che il proprietario era lui. Però ci rimase male. Invece di posare i loro occhi su di lui, sfioravano le cromature dell’auto lanciando gridolini di sorpresa.
    «Sveglia, pelandrone» disse sua madre tirando via le coperte.
    La visione di Stoccolma svanì in un battere di ciglia.
    «Accidenti» imprecò Giulia, guardandosi l’unghia del medio spezzata.
    Aveva preso contro il modellino di Austin Mini rossa che stava sul comodino.

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