Miniesercizio – 45


Anche oggi vi proponiamo il Miniesercizio!
Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:
– Una donna in carriera
– Un palombaro
– Una penna
– La foto seguente
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Scrivete la vostra storia qui sotto nei commenti! Buon divertimento!
Invitate i vostri contatti su scriverecreativo.net!
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9 pensieri su “Miniesercizio – 45

  1. Blu e luci fioche…non ricordo altro.

    Vago e apprendono parole da voci sconosciute.

    Voce 1) Giovane : “…è avvenuto intorno alle ore 19:47.
    Sui 30 anni…Architetto.”

    Voce 2) Anziano: ” Che peccato, ci avrei fatto un giro volentieri io! Hahahahaha”

    Voce 1) Giovane: ” Non mi sembra il caso di scherzare su…”

    Voce 2) Anziano: ” Quando avrai tanti anni di esperienza come me allora capirai che…”

    Voce 3) Radio Donna: “Recuperata. Vi aspettiamo al…”

    Voce 1) Giovane: “Arriviamo!”

    Voce 2) Anziano: “Devi fare benzina prima. Guarda il quadro comandi. Facciamo con calma. Non va da nessuna parte intanto! Huahuahua!”

    Voce 1) Giovane: “Il palombaro che ha recuperato i resti adesso è sul molo. È ancora scosso”

    Voce 2) Anziano: “La stronza doveva pensarci prima di dare un passaggio a qualche sconosciuto”

    Voce 1) Giovane: “Le hanno piantato una penna all’altezza della giugulare e poi l’hanno lanciata giù nel canale. La poveretta avrà visto la sua vita scivolarle via”

    Si…cadevo e adesso sto salendo.
    Adesso so chi sono…
    Sono ricordo dinanzi a Dio.

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  2. Il palombaro vide per prima la penna, posta sul cruscotto della potente auto ancora tutto illuminato. Poi vide lei,
    la donna, vestita di tutto punto: senz’altro un “pezzo grosso” di qualche azienda. Un donna in carriera che, chissà, distratta da mille pensieri ed impegni non aveva notato la stretta curva a strapiombo sul lago e c’era finita dento senza neanche un minimo cenno di frenata. Aveva fatto tutto da sola: semplicemente non si era accorta della curva.
    Ora a dieci metri di profondità, il suo corpo era schiacciato contro il tetto dell’auto, nel abitacolo allagato. Poveretta, si disse il palombaro mente cercava di rimuoverne il cadavere dall’interno della vettura, Morire così! In quella lussuosa auto e vestita con abiti firmati: i casi che la vita riserva sono imperscrutabili!
    Improvviso il palombaro capì di doversi affrettare nel lavoro che doveva compiere: la sua riserva di ossigeno stava finendo e lui aveva ancora tanto da fare sotto i dieci metri d’acqua scura e torbida.

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  3. …l’occhio cadde sul cruscotto, mise la freccia per fermarsi al distributore, frenando la penna finì sotto il sedile, attonita non riusciva a togliersi di dosso quella visione di lei, donna in carriera che si faceva possedere da un uomo con il volto coperto da una maschera da palombaro.

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  4. «Non ho una penna, ne ha una lei?»
    «Certo che ce l’ho. Noi donne abbiamo sempre una penna, perché può sempre servire e se non hai una penna quando ti serve…»
    «Va bene signora, ho capito. Mi dia quella penna e facciamo ‘sta costatazione amichevole.»
    «Amichevole un accidenti! Lei non si è fermato e quindi io le sono venuta addosso.»
    «Guardi che lo stop l’aveva lei. Lei avrebbe dovuto fermarsi!»
    «Ma io non potevo fermarmi, non ho tempo di fermarmi io. Lei non sa quante cose ho da fare, dovrei essere in riunione con il direttore amministrativo e per colpa sua sono in ritardo.»
    «Ecco, appunto. Visto che ha fretta compiliamo il modulo e andiamocene. Quindi siamo d’accordo lei non si è fermata allo stop.»
    «Non siamo d’accordo per niente, io la colpa non me la prendo. Voi uomini pensate di essere gli unici a saper guidare. La mia macchina è praticamente nuova, non ha neanche 200 km e lei me l’ha sfasciata. Sono quasi le sette e la riunione inizia proprio ora e poi… Lei non sa che giornata ho avuto io! Mica come lei, che giornata avrà mai avuto lei…»
    «Perfetta fin ora» pensò il pover’uomo. A trenta metri sotto il mare, con bombole, maschera e tanto tanto silenzio…»

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  5. Rosa fermò l’Alfa rossa ai margini della strada. Intorno c’era buio. La strumentazione illuminava debolmente l’abitacolo. Appoggiò il capo sul volante, ripensando alla riunione appena terminata.
    Era una donna di quarant’anni, decisa e senza molti peli sullo stomaco. Aveva scalato in dieci anni tutte le posizioni di potere. Adesso era il CEO di R&M che gestisce recuperi marini.
    L’incontro era stato stressante. Aveva subito gli attacchi di Vincenzo, il suo vice, che non aveva digerito lo smacco di essere stato battuto nella corsa al potere. Non mancava di rimarcare i suoi eventuali scivoloni, come quello di stasera.
    Erano volate parole grosse. Lo scontro verbale tra lei e Vincenzo era stato incandescente. Il resto del consiglio era ammutolito senza intervenire nella disputa.
    «Sei priva di scrupoli» l’aveva aggredito il rivale. «Hai mandato al massacro Dave, il nostro miglior palombaro, che risolve sott’acqua i casini che combini».
    Rosa aveva stretto le labbra, spezzando la penna biro che stava sul blocco degli appunti. Il crac si sentì netto facendo volgere gli sguardi. Lei senza replicare lasciò la sala salendo sulla sua Alfa.
    «Me la paghi, Vincenzo» disse, riavviando l’auto. «Domani apro il contenzioso sulla gestione di Dave e vediamo chi ha meno colpe».

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  6. La giovane manager aspettava in macchina.
    L’uomo con il quale si era appartata in fondo al molo si era immerso con la sua attrezzatura da palombaro, per cercare la penna.
    Era un regalo del marito. Non poteva dirgli di averla persa.
    Le era caduta dalla borsetta quando il cellulare aveva squillato con la suoneria che lei aveva impostato per le chiamate del marito.
    Ed era caduta in acqua. Nell’acqua scura del porto.
    Lui le aveva detto di non preoccuparsi. L’avrebbe recuperata. Era un palombaro brevettato.
    Ma era già passata mezz’ora. E lei, preoccupata fissava il quadro acceso e la lancetta del carburante che scendeva. Già era in riserva. 150 km.
    Lui non risaliva.
    Ed aveva portato con sé la carta di credito.

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