Miniesercizio – 47- LA MUMMIA


Anche oggi vi proponiamo il Miniesercizio!
Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:
– Un quadro dell’800
– Una studentessa in vacanza
– Un pub di Galway
– La foto seguente
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Scrivete la vostra storia qui sotto nei commenti! Buon divertimento!

Invitate i vostri contatti su scriverecreativo.net!

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5 pensieri su “Miniesercizio – 47- LA MUMMIA

  1. Silvia è una studentessa di egittologia. In Irlanda per un corso Erasmus presso l’Università di Dublino.
    Un fine settimana visita Galway nella costa occidentale irlandese. In un pub incontra Sergio, antropologo, bevono una birra assieme e Sergio invita Silvia a visitare il museo della città, promettendole di mostrarle un quadro dll’800 raffigurante un mezzo busto bendato di rosso, una mummia che nulla centrava con l’antico Egitto.
    Si narra raffigurasse un illusionista che, volendo imitare il grande mago Houdini, si fece bendare da capo a piedi, rinchiudere in una cassa bloccata da catene e gettare nel fiume Corrib, che sfocia nella baia di Galway.
    Proprio nella baia, infatti, ritrovarono la cassa ancora chiusa e con il corpo del poveretto, interamente avvolto nelle bende: ora sì mummia in tutti i sensi.

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  2. Seduta, da sola, ad un tavolino del pub frequentato da studenti aspettava il professore di storia dell’arte che l’aveva invitata a spendere un giorno della sua vacanza per visitare la mostra dedicata alla pittura irlandese dei primi anni del 1800.
    Nel frattempo guardava il catalogo della mostra.
    Lo aveva preso, non perché non si fidasse del giovane professore, ma perché tra lei, indonesiana, e lui, egiziano, il colloquio in inglese non era tra i più semplici.
    Era assorta davanti alla foto di un quadro, quando lui si presentò indossando una maglia con cappuccio che lo copriva come una fasciatura integrale. Quasi fosse una mummia.
    Lei sobbalzò.
    Poi si ricordò che a causa di un’ustione il giovane doveva indossare delle bende medicate. E lo ammirò perché nonostante il dolore e il disagio si era prestato lo stesso a farle da guida.

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  3. Il travestimento era perfetto, capelli ricci raccolti in una coda spettinata, occhialoni grandi, uno zaino ai suoi piedi, un forte accento straniero. Sembrava una studentessa in vacanza un po’ svagata e in cerca di avventure più che un’esperta d’arte di livello internazionale.
    Era brava a mimetizzarsi, aveva sviluppato quest’abilità da quando aveva deciso di dedicarsi al mercato nero di pezzi di valore. Una vita più avventurosa rispetto ad una polverosa galleria d’arte e guadagni da favola, se ci sapevi fare. E lei ci sapeva fare. Giusto la settimana prima era riuscita a vendere una bella tela di un artista minore dell’ottocento per una cifra niente male.
    Ora, in quel pub fumoso di Galway, era alla ricerca del colpaccio: doveva piazzare un’antica mummia egizia, trafugata da un museo del Cairo tempo prima, ad un ricco industriale irlandese appassionato di antico Egitto. La posta in gioco era alta, l’uomo era disposto a pagare molto perché il pezzo era di gran valore. Ma doveva concludere prima che la polizia si avvicinasse troppo a lei, poi per un po’ sarebbe sparita dalla circolazione.
    Mentre beveva un sorso di birra e teneva d’occhio la porta d’ingresso sentì una mano poggiarsi alla sua spalla. Sussultò spaventata senza osare voltarsi. «Venga con noi signorina. Deve rispondere a qualche domanda…»

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  4. Virginia studiava per diventare archeologa. Per migliorare il suo inglese zoppicante partì per Gallimh.
    «Sarà nel 2020 la capitale europea della cultura» rispondeva con un franco sorriso a chi chiedeva il motivo della scelta.
    Arrivata a destinazione frequentò un pub del centro città. Più che l’inglese imparò a conoscere le sfumature della birra: scura, rossa, bionda senza migliorare la sua pronuncia.
    Alla penultima sera di permanenza volle salutare tutti compagni bevute.
    Aveva davanti la sua dry stout, la famosa birra scura di Dublino, quando si sedette dinnanzi un uomo coperte di bende violacee. Sembrava una mummia.
    Virginia deglutì, mentre uno sbuffo di schiuma colava dall’angolo della bocca. Posò il bicchierone terrorizzata. Si guardò intorno alla disperata ricerca di aiuto ma tutti erano intenti a bere e ruttare.
    La mummia la prese per mano conducendola nel Lynch’s castle. Virginia era senza parole, terrea in viso, finché non si fermarono davanti a un dipinto dell’ottocento. Rappresentava una donna.
    «Gretta Conroy» disse.
    In un lampo di lucidità Virginia ricordò il racconto The dead di Joyce, rabbrividendo. Le pareva vivere in un incubo.
    Come in un sogno si trovò sul volo di ritorno.
    «Non berrò più birra in vita mia» promise, ripensando alla mummia.

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