Chi sei? #ChiSei – Nuovo gioco/esercizio!


Credo che una delle maggiori difficoltà nella creazione di un racconto siano i personaggi.

Non tutti sanno elaborare una personalità credibile, e coloro che talvolta riescono non sempre sanno replicare tale successo.

Ma come si può migliorare in questa abilità? Come si può inventare o caratterizzare un soggetto in modo preciso, interessante, curioso e soprattutto credibile? Come si può rendere più efficace la procedura di costruzione del personaggio?

Potremmo scrivere un articolo dove presentiamo mille tecniche e mille esempi, ma non è nel nostro stile, e non faremmo altro che inserire dei link che rimandano ad altri siti/blog/libri che spiegano (alcuni anche molto bene) come creare un personaggio.

Quindi proponiamo un nuovo gioco:

#ChiSei

Proponiamo qui di seguito il primo #ChiSei con le istruzioni:

L’immagine che trovate in basso presenta il disegno di un soggetto, un ipotetico personaggio. Sono disegnati dei dettagli che possono aiutare nella caratterizzazione di questo, ma ognuno di voi sicuramente creerà un personaggio diverso nonostante parta dallo stesso disegno.

  1. Osservate l’immagine attentamente, tentando di entrare dentro il disegno.

  2. Usate la terza persona, come se foste un conoscente del personaggio.

  3. Scrivete. Potete raccontare un episodio che descriva il personaggio, oppure una descrizione più schematica. L’importante è che il personaggio diventi reale.

  4. Ciò che scrivete deve essere adatto per un inserimento in un racconto, non create un elenco di caratteristiche.

Ecco l’immagine:

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In un prossimo futuro probabilmente utilizzeremo alcuni vostri svolgimenti per la creazione di qualcosa… ma questa è un’altra storia. Vedrete.

Svolgete nei commenti su WordPress oppure su Facebook o ancora sui vostri canali, ovviamente ci piacerebbe ci citaste! Buon divertimento!!!

scriverecreativo@gmail.com

 

 

 

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21 pensieri su “Chi sei? #ChiSei – Nuovo gioco/esercizio!

  1. Camminava trascinando sulle spalle due vecchie camere d’aria sgonfie e le bandiere che una volta issava sulla sua moto.
    Time e Hell c’era scritto.
    Uomo senza tempo e senza età. La barba raccolta in una treccia fermata da un elastico, due stivaloni ai piedi, un giubbotto salvagente e la cuffietta e gli occhialoni da saldatore navale che gli coprivano integralmente il viso.
    Chi lo incontrava si spaventava.
    Ma io sapevo che era una brava persona.
    Eccentrico. Ma non più di quelli che lavorano in banca.
    Solitario. Ma non più di quelli che lavorano a scuola.
    Affidabile nel tenere i segreti. Più di tanti sacerdoti.
    Mr. Johnny era il suo nome. Nessuno ricordava il suo viso. Se mai un viso avesse avuto.

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  2. 1944. Se ne stava tranquillo, con le mani in tasca ed il salvagente indossato, in attesa del nemico. Lui pilota d’aerei della RAF si era spinto troppo oltre con il suo Spitfire, che ora stava inerte alle sue spalle. Bramoso di abbattere più aerei nemici possibile, aveva osato ed era finito senza carburante e con un atterraggio di fortuna a motori spenti – questo dimostrava la sua bravura – aveva guadagnato terra in quel prato erboso della Normandia, oltre le linee nemiche. Presto sarebbero arrivati i tedeschi, lui si sarebbe arreso e le cose sarebbero andate come dovevano andare. Ne aveva viste in quella sporca guerra; era diventato cinico e a tale punto insensibile da non darsi nemmeno il disturbo di togliersi sia la maschera dell’ossigeno dal volto, nè il casco di pelle che gli ricopriva il capo. Quando lo avrebbero arrestato, qualcuno lo avrebbe fatto al posto suo: era solo questione di tempo…

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  3. Ottima iniziativa.
    Il trattare una persona fisica come fosse il soggetto o l’oggetto di un racconto consente ampio spazio creativo.
    Bravi!

    PS resta per me al primo posto il liposcrostico al quale non manco di partecipare via twitter con l’account Sergio Spagliardi😉
    al prossimo esercizio! 🤗

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  4. Ero disteso su una strada polverosa ai cui lati si estendevano campi di zucchine e lattuga. Odore di terra ed erba fresca mi pizzicava il naso.
    Oltre le coltivazioni i camini sputacchiavano denso fumo da vecchi casolari sul dorso delle colline.
    Amari Ndomba, l’amico di una vita, guardava al mio fianco il cielo di marzo.
    – E così…Domani è il grande giorno… – Gli dissi.
    Sorrise con i labbroni a canotto e inspirò e le narici si espansero a dismisura, invidiavo la sua pelle d’ebano brillare al sole pallido.
    – Domani sarò fratello di quegli uccelli e mi avvicinerò al sole da poterlo toccare –
    Lo disse con la semplicità con cui mi offrì una sigaretta dal pacchetto della tasca dei jeans strappati che andavano tanto di moda.
    La mattina dopo era sedeva nel piccolo aereo e guardava verso di me. Alzò il braccio e indicò il cielo, mi immaginavo il sorriso luminoso dei suoi mille denti nascosto dietro alla maschera prima di sentire il rombo del motore.
    Si alzò in volo e passò sopra i campi, sorpassò la collina, si mischió fra gli uccelli lontani e si immerse nel sole.
    Fu l’ultima volta che lo vidi.
    I giornali parlarono di un guasto al motore, ma io so che si sbagliano.
    Qualche volta, quando guardo il cielo, lo vedo lontano ancora volare fra i suoi fratelli e sparire nella luce del sole.

    Se c’è qualche errore di coerenza, di sintassi o grammaticale vi pregherei di correggermi. Grazie! ❤
    Mi piace molto questo nuovo gioco anche se il mio preferito è la mini storia con parole e immagini!

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  5. Ne avevano buttato tanto di quel gas che a terra non era rimasto nulla di vivo.
    Poi i piloti erano atterrati per controllare
    Tutto O.K. avevano inviato alla base
    Poi John propose a Peter: dai facciamoci una foto
    Peter acconsentì , voleva anche lui quel ricordo, quella soddisfazione
    Gli disse, rimani con la divisa, così si capisce ..
    Per inquadrare meglio il collega, si tolse la maschera..

    Lo trovarono morto vicino alla foto
    Ma che fine aveva fatto John?

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