Miniesercizio – 52 – Il ponte


Anche oggi vi proponiamo il Miniesercizio!
Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:
– Un risultato da raggiungere
– Una barca vuota
– Tre bottoni costosi
– La foto seguente
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Scrivete la vostra storia qui sotto nei commenti! Buon divertimento!

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6 pensieri su “Miniesercizio – 52 – Il ponte

  1. La potente auto corre veloce luogo il ponte.Ha fretta.Sta per raggiungere il suo risultato.
    L’obiettivo che si era poso: una barca vuota, stupenda, lo stava aspettando nel piccolo,porto, alla fine di quel lungo viadotto, sospeso sul nulla.
    Si atteggia a skipper, indossa una giacca blu doppiopetto, fregiata da tre costosi bottoni d’oro raffiguranti lo stemma del noto Yacht club locale. certo avrebbe imparato a nuotare, si dice tra sè. Lui uomo del deserto sarebbe diventato lupo di mare! Grazie a quei pozzi petroliferi ereditati dal nonno

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  2. “Che me ne faccio della barca, se il fiume è in secca?” disse sbattendo rabbiosamente la giacca con i tre bottoni dorati e preziosi da ammiraglio. I bottoni cadendo finirono nel pozzetto. Persi per sempre.
    “Pazienza. Prenderò la macchina e passerò sul nuovo ponte. Allungherò di trecento miglia il percorso ma devo per forza raggiungere la zia prima che muoia”.
    Partì facendo stridere le gomme. Ma non si accorse che non c’era carburante sufficiente; l’aveva usato tutto per riempire la barca, vuota di equipaggio ma piena di gasolio. E lungo la strada non c’erano distributori.
    La zia sarebbe morta e non lo avrebbe visto con la giacca da ammiraglio, sia pure sbottonata.

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  3. Dal ponte riuscivo a scorgere la mia barca vuota, arenata sulla spiaggia. Avevo fretta, ma non potevo far altro che aspettare l’alta marea. Solo allora avrei potuto salire sulla barca e arrivare dall’altra parte del golfo. Ma l’alta marea non sarebbe arrivata che di lì a qualche ora.
    Impaziente continuavo a camminare avanti e indietro sul ponte deserto. La vista da lì era affascinante e non mi stancavo mai di guardare il mare da una parte e i monti dall’altra.
    La mano in tasca continuava a giocare con i tre bottoni che mia nonna vi aveva infilato qualche ora prima. «Vai, vendili. Sono preziosi, puoi ricavarci un bel po’ di denaro» mi aveva chiesto implorante.
    Non l’avrei delusa, aveva bisogno di quei soldi, la carestia aveva colpito duro dalle nostre parti e mio nonno aveva bisogno di cure. Sempre che fossi arrivato in tempo…

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  4. L’acquedotto romano era dinnanzi a Cinzia. Attraversava la pianura illuminato dal sole calante. Una visione meravigliosa, pensò la ragazza. Aveva tre obiettivi per vincere il contest di Meravilandia. Una fotografia originale, tre preziosi bottoni, una barca abbandonata.
    Sistemato il cavalletto, prese dallo zaino una rara Hasselblad 2000FC e fotografò l’acquedotto. Per sicurezza fece altri tre scatti.
    Adesso veniva la parte difficile trovare tre bottoni di eccelsa fattura ma preziosi come l’oro. ‘Chi usa simili gioielli?’ si chiese, ritornando in città. Per la barca ci sarebbe stato tempo, quando l’occhio cadde su qualcosa d’insolito. In mezzo a un campo stava adagiato uno sloop senza vele e l’albero mozzato. Fermata la macchina si diresse verso questa barca vuota e abbandonata per immortalarla con un’immagine. Un vero colpo di fortuna. Una barca lontana dal mare!
    Rimanevano i tre bottoni e il risultato sarebbe stato perfetto. Si aggirava per via Veneto alla caccia di qualche ricco sceicco. Disposto a farsi fotografare. Ecco la preda. Tre bottoni rotondi. Nero e oro, al centro un solitario da tre carati. Una meraviglia.
    Cinzia nella camera oscura nella soffitta sviluppò la pellicola e appese le fotografie ad asciugare. Era sicura di avere la vittoria in tasca.

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