Miniesercizio – 57


Anche oggi vi proponiamo il Miniesercizio!
Questo tipo di esercizio ha l’ambizione di sviluppare la fantasia dello scrittore attraverso un approccio visivo di tipo statico, appunto una fotografia.
L’aspetto di osservazione è fondamentale in quanto bisogna essere in grado di raccontare ciò che si vede a qualcuno che appunto non vede quel che guardate voi. E non è semplice farlo in modo originale e credibile.
Inoltre con i tre parametri definiti ogni volta diversi proponiamo una “confusione” mentale che può far scaturire una storia che non immaginavate neanche di poter pensare.
Per concludere il limite di parole, che vi obbliga a non dilungarvi in concetti relativamente inutili o ripetitivi e a concentrarvi su un buon contenuto.
Buon divertimento!
Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:
– L’orologio dell’avvocato
– Odore di rosmarino
– Una strada dissestata
– La foto seguente
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Scrivete la vostra storia qui sotto nei commenti! Buon divertimento!

Invitate i vostri contatti su scriverecreativo.net!

Facciamo come le compagnie telefoniche! Se un vostro amico si iscrive pubblichiamo un vostro svolgimento! 😉

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7 pensieri su “Miniesercizio – 57

  1. Stavo percorrendo una strada lungo litoranea sarda che porta da Palau a Olbia.
    Sbirciavo l’ora che appariva dal quadrante dell’orologio dell’avvocato, perché il mio si era rotto dopo quella attraversata assurda e turbolenta, dove nemmeno l’acqua in un bicchiere riusciva ad essere calma, orrizontale, ma andava da destra a sinistra, simile ad un inarrestabile moto ondoso. Ero caduto sbattendo con violenza l’orologio contro lo spigolo dell’oblò della mia cabina, da dove cercavo di dominare il mal di mare che mi infastidiva assai: così l’insigne avvocato mi aveva donato il suo di orologio. Glielo avrei restituito una volta raggiunta Torino.
    Raggiungemmo un piccolo approdo della Costa nord dell’isola senza altri drammi, fortunatamente.
    Ora non mi restava che guidare lungo quella strada dissestata, ponendovi attenzione, annusando l’odore del rosmarino che rigoglioso cresceva lungo i suoi bordi.

    Riconoscete di che avvocato parlo? 😉

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  2. “Non ci voleva proprio accidenti!”
    Niente, il motore fuso.
    Guardavo sconsolata quell’ammasso di ferraglia fumante, maledicendo il meccanico e la malasorte.
    Lasciai cadere pesantemente il cofano.
    Guardandomi indietro una strada ciottolosa e rovinata si apriva sinuosa.
    La imboccai sperando di trovare qualcuno che potesse aiutarmi.
    Il vento soffiava, le foglie si raccoglievano ai margini della strada.
    C’era silenzio. Respiravo l’aria del sottobosco. Muffa e odore di funghi. Un intenso odore di rosmarino mi aprì un grande buco allo stomaco.
    Avevo fame. Non sapevo che ore fossero, avevo lasciato tutto nella macchina, anche l’orologio che l’avvocato aveva dimenticato due giorni fa sul sedile posteriore.
    Arrivai a pomeriggio inoltrato in un piccolo paesino puntinato di vicoli angusti e casette in pietra colorata. Sembrava dimenticato da tutti e dal tempo. Tutto fermo in un frammento immobile di uno scorcio passato.
    “Bar” diceva l’insegna di un locale lì vicino.
    “Magari hanno qualcosa da buttare nello stomaco”.
    Senza indugiare molto entrai. Ero stanca ed affamata. Il bar era silenzioso ed accogliente, chiesi un bicchiere d’acqua. Il barista me lo passò senza alzare per nulla il suo sguardo. Bevvi tutto d’un fiato. Il tempo sembrava davvero essersi dimenticato di quelle persone. Non potevo certo immaginare quale terribile segreto nascondessero gli strani abitanti di Green River.

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  3. Trascinava il tavolino con il bicchiere d’acqua lungo la strada dissestata. Doveva stare attento a non versarla e doveva restituire l’orologio all’avvocato prima che si accorgesse che lo aveva perso.
    Gli era difficile camminare. Non tanto per le buche. Ci era abituato. Ma l’odore di rosmarino lo inebriava. E gli faceva girare la testa.

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  4. Carolina osservò il bicchiere sul tavolo. Qualcosa non la convinceva. Piegò la testa ma quello continuava ad apparire strano. Si alzò avvicinandosi alla finestra. Sul davanzale stavano una pianta di rosmarino e una di basilico. L’aprì per schiarirsi le idee e fu accolta dall’intenso profumo delle due piante. Andò in cucina per prendere dell’acqua. Avevano sete.
    Passando accanto al tavolo osservò di nuovo il bicchiere. “Non può essere che l’acqua si disponga storta” si disse Carolina, distogliendo lo sguardo da quella visione sconvolgente.
    Annaffiava le due piantine, quando squillò il telefono.
    «Preparati. Tra mezz’ora sono sotto casa» disse Enrico senza lasciarla parlare.
    “Oggi pare tutto confuso” pensò Carolina sconcertata, mentre indossava i jeans e una t-shirt.
    Una violenta suonata di clacson l’avvertì che Enrico era arrivato. Un veloce bacio e una sgommata verso i monti.
    Carolina sobbalzò. Osservò il polso di Enrico e poi il viso. Non poteva crederci. Sembrava Gianni con l’orologio sul polsino della camicia. Anzi era lui. Confusa non capiva dove si trovava. Unica realtà era la strada dissestata che la faceva sobbalzare. Una buca presa male la riportò alla realtà.
    Aprì gli occhi e tastò alla sua destra. Enrico ronfava come un trombone.
    La confusione aumentò.

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