Miniesercizio – BONUS – 26/09/2017


Anche oggi vi proponiamo il Miniesercizio!
Questo tipo di esercizio ha l’ambizione di sviluppare la fantasia dello scrittore attraverso un approccio visivo di tipo statico, appunto una fotografia.
L’aspetto di osservazione è fondamentale in quanto bisogna essere in grado di raccontare ciò che si vede a qualcuno che appunto non vede quel che guardate voi. E non è semplice farlo in modo originale e credibile.
Inoltre con i tre parametri definiti ogni volta diversi proponiamo una “confusione” mentale che può far scaturire una storia che non immaginavate neanche di poter pensare.
Per concludere il limite di parole, che vi obbliga a non dilungarvi in concetti relativamente inutili o ripetitivi e a concentrarvi su un buon contenuto.
Buon divertimento!
Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un disoccupato apatico

– Un fumettista sordo

– Un cuscino particolarmente soffice

e

– La foto seguente

 
microphone-2130806_1920
Scrivete la vostra storia qui sotto nei commenti! Buon divertimento!

Invitate i vostri contatti su scriverecreativo.net!

Facciamo come le compagnie telefoniche! Se un vostro amico si iscrive pubblichiamo un vostro svolgimento! 😉

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9 pensieri su “Miniesercizio – BONUS – 26/09/2017

  1. Oggi si brinda! Prosit

    Ormai, disoccupato da tempo, era precipitato nell’apatia.
    Non aveva più stimoli se non quello di attaccarsi alla bottiglia e scolarla stando appoggiato ad un cuscino morbido, morbido.
    Gli faceva compagnia un disegnatore. Ma era di poche parole e duro d’orecchi. Ma faceva fumetti eccezionali. Che bruciati non facevano fumo e mantenevano il tepore nella stanza conciliando insieme al cuscino morbido e alla dose di alcool il sonno del disoccupato.

    e

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  2. Era caduto nella totale apatia da quando era rimasto disoccupato. Lui che amava tanto il suo lavoro di DJ. Ore infinite passate davanti al microfono della radio locale, con la ferma volontà di passare ad altre emittenti più famose: tutto finito! Da quando gli avevano diagnostica una rara malattia che col passar del tempo lo aveva portato alla completa afonia. Crudele destino: nella sua famiglia tutti avevano un handicap; il fratello sordo che, meno lui, si guadagnava da vivere facendo il fumettista; la madre con problemi di deambulazione; il padre inesistente… il suo presente era tutto in quella profonda apatia che gli impediva di fare alcunché. Stava tutto il giorno sdraiato, sotto ad una puzzolente, stacciata coperta e con la testa appoggiata su di un vecchio tatami trovato in una discarica pubblica, a guisa di cuscino che nella sua ormai rassegnazione riusciva a trovare particolarmente soffice, nonostante tutto.

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      • Refuso di battitura: confermo il participio passato di diagnosticare.

        Sono contento oltremodo che vi sia piaciuto: in effetti chi si adatta trova sempre motivo di soddisfazione, effimera che possa essere. Applaudo agli esercizi postati di primo mattino: stimolano la mente pe rimiriate la giornata (spesso dura al lavoro)
        All’amore prossima sfida
        Un cordiale saluto, ciao 🤗
        Sergio

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  3. Truffaldine queste tastiere “intuitive” … Cosa c’entra “all’amore” proprio non lo so! Chiaramente volevo scrivere ‘ alla prossima sfida’… rileggere, rileggere, rileggere prima di postare, caro Maverick!
    Buona serata,
    Sergio 😊

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  4. Sofia amava esibirsi nelle feste paesane. Pochi spiccioli, qualche applauso ma molti fischi. Non aveva una voce eccelsa ma il canto era la sua passione.
    Afferrava il microfono come se fosse il suo amante. Lo strattonava, si avvinghiava flessuosa. Insomma un corpo unico.
    Anche quest’anno il parroco l’aveva invitata per San Lorenzo, alla chiusura della sagra di Bagonzi. Solito repertorio che ripeteva monotono. Qualche coppia ballava nella pista ma la maggioranza sfidava le zanzare restando seduta ai margini senza ascoltare quella lagna.
    Carlo stava a bordo pista annoiato, perché i compagni di merenda avevano disertato il bar. Finito in mobilità tra un mese sarebbe stato disoccupato. Sembrava che questo fosse un dettaglio irrilevante. Si alzava alle dieci per andare al bar, passava il pomeriggio a giocare a carte con tre scansafatiche.
    Ogni sagra che si rispetti ha il suo vignettista ma Ugo era particolare. Sordo come una campana disegnava senza ascoltare i suggerimenti del committente, seduto in posa su un cuscino che sembrava un’anguilla. Era talmente morbido che scivolava per terra a ogni movimento di chi ci stava sopra.
    A mezzanotte il botto mise fine alle canzoni di Sofia dando inizio allo spettacolo pirotecnico.
    La sagra era finita.

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