Miniesercizio – 58


Anche oggi vi proponiamo il Miniesercizio!
Questo tipo di esercizio ha l’ambizione di sviluppare la fantasia dello scrittore attraverso un approccio visivo di tipo statico, appunto una fotografia.
L’aspetto di osservazione è fondamentale in quanto bisogna essere in grado di raccontare ciò che si vede a qualcuno che appunto non vede quel che guardate voi. E non è semplice farlo in modo originale e credibile.
Inoltre con i tre parametri definiti ogni volta diversi proponiamo una “confusione” mentale che può far scaturire una storia che non immaginavate neanche di poter pensare.
Per concludere il limite di parole, che vi obbliga a non dilungarvi in concetti relativamente inutili o ripetitivi e a concentrarvi su un buon contenuto.
Buon divertimento!
Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:
– Una ciocca di capelli
– Rumore di martelli
– Il fiume Po
– La foto seguente
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Scrivete la vostra storia qui sotto nei commenti! Buon divertimento!

Invitate i vostri contatti su scriverecreativo.net!

Facciamo come le compagnie telefoniche! Se un vostro amico si iscrive pubblichiamo un vostro svolgimento! 😉

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11 pensieri su “Miniesercizio – 58

  1. Scheletri di alberi spogli a stento si riconoscevano nella nebbia mattutina della pianura lungo il corso del fiume Po.
    Lui seduto sulla riva guardava l’acqua scorrere lenta e rigirava tra le sue dita una ciocca di capelli insanguinata.
    Ultimo ricordo di lei alla quale aveva fracassato la testa colpendola con un martello.
    Nella testa gli rimbombava, fastidioso, il rumore delle martellate.
    Più del ricordo delle grida di lei che, con voce sempre più flebile, invocava pietà e aiuto.

    P.S. Triste ma, purtroppo, molto attuale. Però…non trovo più il mio martello e il suo parrucchiere è sparito.

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  2. In un brumosa mattina invernale, vagava sulle rive del grande fiume. La foschia si alzava dalle acque placide del Po, ormai prossimo alla sua foce. Attorno alberi spogli; freddo intenso e nebbia, tanta nebbia. La sessa nebbia che offuscava la sua mente. Nella testa quegli incessanti, forti rumori simili a colpi di martello, annullavano la sua capacità critica.
    Era frastornato e totalmente inconsapevole. Cosa faceva? Dove andava? Chi era?
    Si guardò le mani, stretta a pungo la destra conservava una ciocca di capelli, lunghi biondi…
    dei pescatori trovarono il cadavere della ragazza, composta come fosse in una bara e coperta dalle foglie caduche degli alberi ormai spogli. Aveva lunghi capelli biondi.
    Più tardi la polizia constatò che dalla sua chioma mancava una ciocca di capelli.
    Il direttore sanitario del manicomio di Rovigo, in quegli stessi momenti, denunciava alle autorità la scomparsa nella notte di un paziente affetto da disturbi bipolari e paranoia persecutoria.

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  3. Entrò con impazienza nel grande salone. I lavori non erano ancora finiti, il rumore dei martelli era assordante, ma, le avevano assicurato gli operai, il più era fatto.
    «Finalmente» pensò sistemandosi una ciocca di capelli che caparbiamente sfuggiva da sotto il cappello.
    «La mia prima mostra fotografica tra poco vedrà la luce!»
    Aveva tra le mani il pacco di volantini pubblicitari freschi di stampa. Era soddisfatta della sua scelta, contrariamente al parere di alcuni amici, aveva scelto di mettere in evidenza sui volantini una foto di parecchi anni prima. L’aveva scattata una mattina di fine autunno sulle rive del Po. Lei era nata sulle rive del Po e quella mostra voleva essere un omaggio alla sua terra.

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  4. Cecilia scottò la ciocca di capelli biondi, scivolata dinnanzi agli occhi. Si avvicinò alla finestra per osservare la campagna. Sul vetro appannato con la mano scrisse ‘Cecilia’.
    Era tornata bambina, quando si divertiva a disegnare figure sulla finestrella della cucina, riscaldata dalla cucina economica. Era dicembre e lei aveva dieci anni. Fuori nel chiarore della giornata si intravvedevano appena alberi senza foglie che elevavano al cielo i loro rami in segno di resa. La nebbia li faceva apparire e sparire in un gioco di luci e ombre. Rimaneva incantata da quello spettacolo, immaginandoli relitti fumiganti che implorassero perdono, finché la voce dura della madre non la chiamava a fare i compiti.
    Sugli occhi di Cecilia passò veloce un attimo di nostalgia di quegli anni lontani. La fucina del fabbro risuonava coi martelli che battevano il ferro per preparare cancellate e ringhiere, che finivano nella corte davanti all’officina. Un battere ritmico l’accompagnava, mentre preparava le lezioni per il giorno dopo. Le corse sull’argine del Po con le amiche e il rotolarsi verso la golena erano ricordi gioiosi. Con la nebbia intuiva che laggiù scorreva verso il mare.
    Cecilia si riscosse. Spostò la ciocca bionda, sospirando. Adesso aveva quarant’anni ed era sola.

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