#Micronarralo – 255


Anche oggi vi proponiamo il tema per il #Micronarralo! Speriamo vi piaccia!

#MICRONARRALO:

Scrivi un microracconto (su twitter o qui nei commenti), di massimo 140 caratteri, che tratti del tema di oggi e inserisci: #Micronarralo nel tuo tweet! Aggiungi #scritturebrevi  ovviamente! Puoi mettere i tag #Micronarralo e #scritturebrevi in un tweet a parte collegandolo.

Tema del #Micronarralo di oggi:

IL PITTORE SENZA SENSO DELL’UMORISMO

Importante: creare una storia, non un aforisma.

Se non ti bastano i caratteri e vuoi creare qualcosa di più lungo non limitarti! Gioca lo stesso! Pubblica la tua storia nei commenti o sui tuoi canali e inserisci il link al nostro esercizio!

 

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3 pensieri su “#Micronarralo – 255

  1. Non so se ti è mai capitato. Se sei un artista ti è capitato di sicuro. Tu ti metti lì e al colmo dell’ispirazione crei un opera, un quadro per esempio. Quando l’hai finito ti sembra incredibile, ti lascia a bocca aperta per quanto t’è venuto bene. Ti complimenti con te stesso e non vedi l’ora di mostrarlo al mondo intero.
    Ma poi, chi lo vede l’accoglie con tiepido entusiasmo. «Carino» ti dice «ma cosa volevi rappresentare?»
    Tu ci rimani male, non capisci come questa opera, che a te piace così tanto, non venga apprezzata. Te la si legge in faccia la delusione.
    «Forse è un’opera postmoderna incomprensibile per noi comuni mortali» ti dicono i tuoi amici «forse volevi rappresentare un pensiero filosofico troppo alto per noi» continuano loro. Tu non capisci se lo fanno per consolarti o per scherzare un po’. Solo che tu non vuoi essere consolato e non hai per niente voglia di scherzare, proprio per niente.

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  2. “Amore ,guarda? Ti sembro io questa? Sembro un’ oca con queste labbra così gonfie!” Lei sta scherzando? Non le pagheremo questo ritratto!Sono così volgare!. Il povero Matias non aveva alcuna voglia quella mattina di scherzare soprattutto con una donna da quei modi così aggressivi ed esibizionisti. Avrebbe voluto dirle: dici bene ,sei un’ oca, è da un quarto d’ora che starnazzi per dieci miseri euro! Ma non aveva la forza di risponderle: lo stomaco con prepotenza bussava al cervello per reclamare cibo. Aveva preso a non fare colazione per risparmiare i soldi per l’affitto. Ora sentiva le tempie pulsargli a suon di tamburo un po’ per la fame, un po’ per la rabbia che gli saliva alla visione di quella donna in abiti succinti,capelli biondi tinti e truccata senza ritegno che gli agitava sotto il naso il suo quadro. Ma cosa poteva capire dell’arte e della bellezza una donna che si accompagnava ad un uomo che poteva essere suo padre, grasso come un cinghiale e che bofonchiava chissà cosa. Cosa poteva saperne lei di lui che aveva lasciato la sua tranquilla dimora in Svizzera,lo studio da avvocato di suo padre, per l’Italia ed il suo patrimonio artistico? Per trovare ispirazione, arricchirsi , magari fare qualche esposizione? Cosa poteva saperne del sole,le intempiere alle quali si esponeva nella sua attività di ritrattista di strada per amore della sua arte?. E mentre si interrogava su questa cosa i due si allontavano irritati ed insieme soddisfatti con il suo ritratto. Ecco altri due furbacchioni che facevano storie per non pagare… perché non aveva imparato i costumi e gli usi italiani di farsi pagare prima?.Mentre si rimproverava sulla sua ingenuità vide una coppia sedersi con l’intenzione di far immortalare con la.sua matita la.loro figlioletta. Matias dimenticò il triste episodio precedente e mentre abbozzava le sembianze della piccola diceva tra sé e sé: devo essere più furbo per non farmi fregare! I suo dentini sporgono come un roditore. Meno topolina,meno topolina possibile!”

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  3. Se ne stava seduto, mirando il sole al tramonto. Le colline davanti a lui, sfumate di quel rosso-arancione tipico di quando sta per concludersi un altro giorno, gli davano la giusta ispirazione per un nuovo dipinto. Riproponeva sulla tela il mescolarsi dei colori; ne sarebbe risultato un contenuto astratto di cui solo lui conosceva i segreti. Dipingeva lentamente per dar modo a tutte le sue emozioni di manifestarsi come meglio volevano: passava così dagli schizzi caldi del tramonto a quelli più freddi di un cielo che andava via via imbrunendosi. Attorno a lui, i tenui suoni della natura cullavano il movimento della sua mano lungo la tela, come fosse una danza. Era intento a dar forma ad un tocco di neve che ancora non si era sciolto giù a valle, quando piombò ad un tratto, proprio in quel punto, uno schizzo bianco che di certo non proveniva dal suo pennello. Rimase per qualche secondo a fissare quello schizzo, incredulo del pensiero concreto che si stava sviluppando nella sua mente. Alzò lo sguardo e vide sopra di sé una poiana che volava e roteava come se nulla fosse, emettendo dei versi che parevano quasi delle prese in giro. Su tutte le furie, scaraventò il dipinto per terra ed urlò: “Finiscilo tu il quadro allora!”.

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