Miniesercizio – 61


Anche oggi vi proponiamo il Miniesercizio!
Questo tipo di esercizio ha l’ambizione di sviluppare la fantasia dello scrittore attraverso un approccio visivo di tipo statico, appunto una fotografia.
L’aspetto di osservazione è fondamentale in quanto bisogna essere in grado di raccontare ciò che si vede a qualcuno che appunto non vede quel che guardate voi. E non è semplice farlo in modo originale e credibile.
Inoltre con i tre parametri definiti ogni volta diversi proponiamo una “confusione” mentale che può far scaturire una storia che non immaginavate neanche di poter pensare.
Per concludere il limite di parole, che vi obbliga a non dilungarvi in concetti relativamente inutili o ripetitivi e a concentrarvi su un buon contenuto.
Buon divertimento!
Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:
– Un esercito stanco
– Una donna convinta di avere superpoteri
– Un occhio di vetro a specchio
– La foto seguente
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Scrivete la vostra storia qui sotto nei commenti! Buon divertimento!

Invitate i vostri contatti su scriverecreativo.net!

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6 pensieri su “Miniesercizio – 61

  1. Da settimane fermi nel deserto. Ormai le truppe erano stanche.
    Ma la comandante continuava a fissare le foto satellitari, in attesa del momento migliore per lanciare l’attacco.
    Era convinta di avere superpoteri. Che le derivavano dall’occhio di vetro. Quasi fosse la sfera di cristallo.
    Però era vanitosa e, seguendo la moda, lo aveva fatto realizzare a specchio.
    In questo modo tutti vedevano il riflesso di ciò che stava guardando.
    Anche i satelliti spia del nemico che la fotografavano dall’alto.

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  2. L’obiettivo del telescopio satellitare, simile ad un occhio di vetro a specchio, mostrava immagini della costa desertica.
    Soltanto acqua e sabbia. Nient’altro: eppure l’analista del centro ricerche strategiche era convinta che lì, in quell’area, doveva esserci il resto dell’esercito ribelle, ormai ridotto ad ombra di se stesso.
    Dov’era? Con solo sabbia e acqua, difficile nascondere dei soldati stanchi e allo sbando, pur mimetizzati che fossero!
    La donna stava impazzendo. Era convinta di essere imbattibile ai comandi del telescopio satellitare: si sentiva speciale, si sentiva di possedere dei superpoteri a cui tutti gli umani dovevano piegarsi… però nessuna ombra sospetta le appariva sul monitor del computer collegato al telescopio satellitare!
    Poi li vide: punti neri in lentissimo movimento. Una lunga colonna diradata che, dallo spazio, assomigliava a minuscole rocce scure i n tutto quel giallo orca della sabbia. Aveva trovato l’esercito stanco ed in fuga: il suo ego era soddisfatto, i superpoteri che si autoattribuiva erano confermati!
    Prese una ricetrasmittente e diede le coordinate ai droni bombardieri. Questione di istanti e l’esercito stanco avrebbe trovato il suo definitivo riposo.

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  3. Quando la polvere si fu depositata, la comitiva rimase attonita nella calura. Altra fermata altra incursione in cui la guida avrebbe trascinato l’esercito stanco dei turisti che sbattevano le palpebre nel riverbero: “10 minuti per le foto, 5 per il bagno, 5 per asciugarvi (non sporcate il pullman!), 3 per i souvenir, poi a pranzo da Chez Abdallah e nel pomeriggio…”. Ras Mohammed era un cuneo di roccia gialla arrostito dal sole e conficcato nel mare. Una ragazza sfilò davanti al gruppo con una canottiera con su scritto “il mio superpotere è respirare sott’acqua, qual è il tuo?”. Indossò la maschera ad oblò col vetro a specchio, una specie d’enorme occhio riflettente da Polifemo, calzò le pinne, sorrise, e con un balzo scomparì tra gli spruzzi. Un brivido attraversa la falange, la guida fa una smorfia, la formazione si sfascia. Un’ora più tardi il pullman aspettava col motore imballato: la guida strepitava che era tardi, tardissimo, ma nemmeno uno le dava ascolto.

    @IoAndreaMasotti

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  4. Carletto era un bimbo molto vivace e fantasioso. Tutti i pomeriggio prendeva dalla scatola delle scarpe i suoi amati soldatini di piombo. Li disponeva e faceva vincere la guerra a quelli di Napoleone, i suoi preferiti. Un giorno Luis il trombettiere stanco di suonare incitò i commilitoni a sedersi sul pavimento.
    «Siamo stanchi di combattere» arringò i compagni un po’ sbertucciati dalle molte battaglie. «Oggi riposo».
    Iniziarono lo sciopero.
    Carletto si affannava ma loro si fumavano una sigaretta senza ascoltarlo. Era arrabbiato coi suoi soldatini e stava per riporli nella scatola, quando arrivò Lorena, che doveva consegnare un quadro alla madre di Carletto.
    «Che schifo» argomentò il bambino osservando quei due colori. «Mari e monti?»
    La donna lo guardò schifata e decise d’impartirgli una bella lezione.
    «Sim salam bim» disse agitando le mani.
    «Salame?»rispose Carletto guardandola di sbieco. Il salame non gli piaceva.
    Lorena avvampò, perché lui la burlava.
    «Abbacadabra» esclamò tendendo le mani come per generare una fiammata.
    «Abbecedario?» chiese Carletto, che non vedeva nulla a parte quell’orribile quadro.
    Spazientita Lorena, agitò la testa e … pluff!
    «Oh! Che bella biglia colorata. Sei una maga?» fece Carletto raccogliendola.
    «No! Ma ridami il mio occhio di vetro!»

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  5. L’esercito procedeva stanco al riparo tra le dune e la pineta, da settimane i soldati, prostrati dalla lunga guerra, dalla fame, dalla certezza che le guerre non si vincono, ma si subiscono, scrutavano l’orizzonte in attesa di un nemico, negli occhi vitrei del quale si sarebbero specchiati riconoscendosi, più magri, più vecchi, più tristi. Fu allora che videro la donna, attraversava la spiaggia ignorando gli avvisi sul pericolo delle mine. Il capitano cercò di metterla in guardia, urlò, poi tentò di avvicinarsi, lei lo fermò, offrendogli una conchiglia, con un sorriso pieno di vita Al capitano non rimase che tornare sui suoi stanchi passi.

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