Miniesercizio – 64


Anche oggi vi proponiamo il Miniesercizio!
Questo tipo di esercizio ha l’ambizione di sviluppare la fantasia dello scrittore attraverso un approccio visivo di tipo statico, appunto una fotografia.
L’aspetto di osservazione è fondamentale in quanto bisogna essere in grado di raccontare ciò che si vede a qualcuno che appunto non vede quel che guardate voi. E non è semplice farlo in modo originale e credibile.
Inoltre con i tre parametri definiti ogni volta diversi proponiamo una “confusione” mentale che può far scaturire una storia che non immaginavate neanche di poter pensare.
Per concludere il limite di parole, che vi obbliga a non dilungarvi in concetti relativamente inutili o ripetitivi e a concentrarvi su un buon contenuto.
Buon divertimento!
Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:
– Un serpente enorme
– Ua donna muta
– Ambientazione: in aereo
– La foto seguente
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Scrivete la vostra storia qui sotto nei commenti! Buon divertimento!

Invitate i vostri contatti su scriverecreativo.net!

Facciamo come le compagnie telefoniche! Se un vostro amico si iscrive pubblichiamo un vostro svolgimento! 😉

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8 pensieri su “Miniesercizio – 64

  1. Mancavano due ore all’atterraggio. Lui sicuramente era già in aeroporto ad aspettarla. Si erano conosciuti per caso conversando per iscritto su una chat per cuori solitari.
    Lei era andata nella toilette per rifarsi il trucco.
    Aveva svuotato la borsetta con gli attrezzi per il trucco sul tavolinetto e si apprestava al restauro. Ma prima aveva un bisogno fisiologico. Sollevò la tavoletta e le apparve un serpente enorme. Sibilando le mostrava la lingua biforcuta.
    Impaurita urlò. Ma nessuno la sentì. Era, infatti, muta.
    La trovarono con la testa infilata nella bocca del serpente.
    Lui dopo aver aspettato invano tornò a casa e iniziò una chat con un’altra donna.

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  2. Lo attendevano nove ore di volo. Seduto i quarta fila, lato corridoio, Gigi cercava di passare il tempo guardando films nel monitor posto sullo schienale della poltrona di fronte a lui. Gli venne la nausea dopo l’ennesima, ridicola pellicola: l’ultima poi narrava la storia di un enorme serpente che terrorizzava un piccolo villaggio indiano, a qualche centinaio di chilometri da Madras. Assolutamente ridicolo! In natura non potevano esistere rettili così grandi ed enormi da sembrare un convoglio ferroviario! Si vedeva la produzione di Bollywood… ahahah!
    Penso il video e volse lo sguardo sulla poltrona a fianco alla sua, ma dal lato opposto del corridoio. Una giovane donna ave dispiegato sul tavolino l’intero corredo di pennelli, colori e trucchi contenuti nel suo capiente beauty-case. Si perse seguendo i movimenti della donna che in silenzio e con meticolosa cura si imbellettava.Una bella donna, certo; si accorse di non averla mai sentita parlare, di non conoscere il suono della sua voce… ad un tratto, la donna muta si alzò e si diresse alla toilette dell’aereo. Per un attimo i loro sguardi si incontrarono. A Gigi parve di cogliere un ammiccamento, una silenziosa indicazione che gli indicava la direzione da prendere: verso lo stesso bagno dove lei si stava recando.Rimanendo sempre muta, la donna gli sorrise e lui, improvviso, capì.
    Slaccio la cintura di sicurezza, si alzò e segui la figura femminile fino alla porta della toilette.
    Muti entrambi, scrutarono l’interno e, vistosi inosservati, si chiusero nel piccolo bagno, bloccando la porta alle loro spalle.
    Da lì in poi il viaggio assunse colori e sensazioni esternamente piacevoli e tutt’altro che noiose, perché fu proprio in quell’occasione che Gigi conobbe la donna della sua vita che, una volta atterrarti, sarebbe diventata sua moglie.

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  3. La donna, muta per il terrore, strabuzzò gli occhi, quando, aprendo la cappelliera dell’aereo per appoggiare il suo nuovo set da trucco con pennelli in pelo di martora, trovò un enorme serpente che vi strisciava dentro. Come diavolo aveva fatto a superare i severissimi controlli al check in il suo proprietario, non riuscì proprio a spiegarselo quando si riprese dallo schock

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  4. Se poi fosse vero che la vita è un trucco, che indossiamo delle maschere perché così vuole la società? Se io vedessi quell’hostess come una persona, quando invece in un’altra dimensione ha le vesti di un serpente? Allora io cosa sono? Come reagisco? Devo reagire o rimanere ferma, in silenzio? Tutto continua a marciare e noi ci perdiamo gli attimi, troppo preoccupati di quanto succederà dopo, a pensare che questo aereo precipiterà. Inutile urlare, pensare che tra poco tutto sarà finito. Finito che cosa? Magari sarà il proseguimento della nostra storia. Meglio rimanere fermi, silenziosi e rilassati, creando il vuoto tra i pensieri che non ci permettono di vivere ciò che sta accadendo in questo esatto istante. Ma guarda un po’…siamo al luna park! Continua il divertimento!

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  5. Erika era imbarcata sull’aereo per Tahiti. Un lungo viaggio per un sogno che si realizzava. Aveva il posto accanto al finestrino e poteva distrarsi osservando le nuvole da sopra. Uno spettacolo che non avrebbe mai immaginato. Sembravano batuffoli di cotone ammassati alla rinfusa sullo sfondo di un cielo azzurro incredibile.
    Di fianco c’era una donna di colore, salita allo scalo di Parigi. La osservò curiosa, perché le ricordava i quadri di Gauguin. Provò a conversare usando il suo francese scolastico senza successo. Si rassegnò a leggere il libro.
    Erika si sentiva inquieta senza conoscerne i motivi. Si alzò con la trousse pochette per andare ai servizi. La donna stava dormendo o aveva gli occhi chiusi.
    «Madame…» disse a bassa voce per attirare la sua attenzione.
    Allungò una mano picchiettando con dolcezza una spalla. La donna la guardò, mentre Erika chiedeva di farla passare. Lei rispose con i gesti della mano, tipici dei sordi e si scostò.
    Erika raggiunge la toilette per mettersi un po’ di fard. Si vedeva brutta.
    Tornava al suo posto quando un annuncio la gelò.
    «I signori viaggiatori sono pregati di restare ai loro posti. Dobbiamo fare uno scalo tecnico per catturare un pitone fuggito dal rettilario».

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