Miniesercizio – 66


Anche oggi vi proponiamo il Miniesercizio!
Questo tipo di esercizio ha l’ambizione di sviluppare la fantasia dello scrittore attraverso un approccio visivo di tipo statico, appunto una fotografia.
L’aspetto di osservazione è fondamentale in quanto bisogna essere in grado di raccontare ciò che si vede a qualcuno che appunto non vede quel che guardate voi. E non è semplice farlo in modo originale e credibile.
Inoltre con i tre parametri definiti ogni volta diversi proponiamo una “confusione” mentale che può far scaturire una storia che non immaginavate neanche di poter pensare.
Per concludere il limite di parole, che vi obbliga a non dilungarvi in concetti relativamente inutili o ripetitivi e a concentrarvi su un buon contenuto.
Buon divertimento!
Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:
– Una brandina
– Una bacchetta magica rotta
– L’inizio del mondo
– La foto seguente
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Scrivete la vostra storia qui sotto nei commenti! Buon divertimento!

Invitate i vostri contatti su scriverecreativo.net!

Facciamo come le compagnie telefoniche! Se un vostro amico si iscrive pubblichiamo un vostro svolgimento! 😉

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4 pensieri su “Miniesercizio – 66

  1. Sdraiato sulla brandina ripensava ai trucchi che avrebbe potuto fare se, inavvertitamente, non avesse rotto la sua bacchetta magica.
    L’unico trucco che avrebbe potuto fare era quello dell’inizio del mondo.
    L’origine della vita. Come quella rappresentata dalla statua che gli si parava davanti: un bimbo in braccio al padre.
    Ma a parte il tempo che ci sarebbe voluto mancava il terzo componente della famiglia.
    Colei che lui aveva selvaggiamente picchiato con la bacchetta magica. Per questo si era rotta.

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  2. La TV trasmetteva un documentario su Angkor, il sito archeologico più importante della Cambogia.
    Il suo sguardo si soffermò sull’immagine proiettata in quel momento:una statua in granito di madre con bimbo immersa nella vegetazione rigogliosa della foresta pluviale tropicale. mia immagine fu così evocativa:quello era l’inizio del mondo nostro. Dalla vegetazione, una donna appare, suo figlio in grembo. Il ciclo vitale per eccellenza; l’inizio ed il ripetersi dell’esistenza.
    Già. Esistenza che per lui si era fatta grama. Dopo una vita passata a risolvere problemi ed equazioni quel che aveva avuto in cambio era una misera pensione che lo costringeva in quel monolocale in affitto e con una brandiva come letto.
    Lui che pensava di aver trovato nella matematica la sua bacchetta magica… ebbene quella bacchetta si era rotta.
    Disilluso, aveva perso la fiducia nei suoi venerati numeri. Quei numeri così scarni che mostravano l’importo mensile con il quale sopravviveva!
    Il documentario era finito, da seduto si sdraiò sulla grandina, perché non aveva poltrona né divano.
    Pensò al perché non esiste un premio Nobel per la matematica.

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  3. Livia si fermò a guardare la statua nel mezzo del parco pubblico. La donna scolpita pareva triste ma era l’effetto buffo del tempo che aveva fatto colare lo smog in mille rivoli.
    Pensò che una bella pulitura avrebbe reso giustizia alla sua bellezza e tenerezza. Riprese la passeggiata, quando un ragazzino vestito da mago si parò innanzi.
    «Ciao» lo salutò. «Come ti chiami?»
    «Sono il mago Zurlì» e con un bastoncino spezzato disegnò davanti ai suoi occhi strani simboli.
    Lei rise ma il bimbetto con un capello rosso in testa e una mantella di raso sbiadita sulle spalle la guardò torvo.
    «C’è poco da ridere. Il mondo finirà». Scappò via.
    Livia ricordò quando era piccola, all’incirca l’età del finto mago.
    Stava su una brandina al mare e fuori pioveva. Doveva inventarsi qualcosa per passare il pomeriggio. Accoccolata immaginò il Big Bang, allora ignorava che lo chiamassero così, con la formazione della terra. Le avevano spiegato che Dio aveva preso una palla di fango, plasmata e lanciata nel cielo. Fiori, un melo e due incoscienti, Adamo ed Eva, che riuscirono farsi cacciare via a pedate. Un bel disastro.
    Ripassò dalla statua. Un piccione era sulla testa del bambino. Un immagine buffa.

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