Miniesercizio – 68


Anche oggi vi proponiamo il Miniesercizio!
Questo tipo di esercizio ha l’ambizione di sviluppare la fantasia dello scrittore attraverso un approccio visivo di tipo statico, appunto una fotografia.
L’aspetto di osservazione è fondamentale in quanto bisogna essere in grado di raccontare ciò che si vede a qualcuno che appunto non vede quel che guardate voi. E non è semplice farlo in modo originale e credibile.
Inoltre con i tre parametri definiti ogni volta diversi proponiamo una “confusione” mentale che può far scaturire una storia che non immaginavate neanche di poter pensare.
Per concludere il limite di parole, che vi obbliga a non dilungarvi in concetti relativamente inutili o ripetitivi e a concentrarvi su un buon contenuto.
Buon divertimento!
Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:
– Un orto incolto
– Un panettiere pigro
– Un panettone scaduto
– La foto seguente
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Scrivete la vostra storia qui sotto nei commenti! Buon divertimento!

Invitate i vostri contatti su scriverecreativo.net!

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6 pensieri su “Miniesercizio – 68

  1. Abitava al quinto piano di un palazzo posto nel complesso residenziale considerato avveniristico per via delle lucenti mattonelle che rivestivano la facciata degli stabili e per le sinuose forme dei muri, tutti rotondeggianti ed armoniosi. In realtà, di futuribile avevano ben poco: gli interni erano come una qualsiasi altra casa.
    Però un vantaggio c’era: sul tetto a terrazza, i condomini potevano coltivare un proprio orto, avendo diritto ciascuno ad un piccolo spazio dove, mettendoci della terra e del fertilizzante, potevano crescere verdure di ogni specie.
    Per tutti ma non per lui. Nato stanco e geneticamente propenso al non far nulla, proprio non gli interessava zappare e concimare, così il uso appezzamento d’orto era rimasto incolto e continuava ad esserlo.
    Di professione panettiere, anche lì manifestava tutta la sua pigrizia approfittando delle ore notturne di lavoro per schiacciare pisolini tra un infornata e l’altra.
    Pigro a tal punto che una volta vendette ad un cliente occasionale, per mera indolenza, un panettone scaduto causando terribili mal di pancia a chi l’aveva comprato!

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  2. Passeggiando tra un orto incolto ed un torrente secco, Annio meditava vendetta. Vendetta verso quel panettiere pigro e bugiardo che gli aveva venduto un panettone scaduto e che lui senza accorgersene aveva regalato a quella famiglia tanto importante che abitava nel complesso residenziale denominato Gli Specchi, per via delle mattonelle lucide e riflettenti che adornavano i muri esterni dei grattacieli che componevano la residenza. Palazzi proiettati verso il futuro, dove le pareti lineari era state abolite: non esistevano angoli e rette, ma solo sinuose circonvoluzioni dei muri stessi. Un gran bel colpo d’occhio, bisogna ammetterlo, ma anche molto costosi. E ora… ora lui era inguaiato, perché se scoprivano che la causa della dissenteria nella quale era caduta l’intera famiglia era causa sua… ahilui!
    Mal gli cogliesse a quel maledetto panettiere pigro ed anche a lui, il babbeo, che non controllò la scadenza sulla confezione!

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  3. Era talmente pigro quel panettiere che pur avendo un bell’orto a disposizione lo lasciò incolto.
    E fece pure scadere il panettone la cui vendita avrebbe dovuto finanziare il completamento del palazzo che aveva fatto costruire sopra il forno.
    La pigrizia non paga – gli diceva suo padre.
    Ma lui era contento lo stesso. Senza infissi non avrebbe avuto caldo quando avrebbe riacceso il forno

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  4. Clara camminava verso un punto non definito. Ai lati c’erano piccoli appezzamenti chiusi da reti rabberciate. Erano l’immagine della desolazione. Un tempo erano orti, che il comune assegnava ai pensionati, adesso un ammasso di erbacce.
    Seguiva il sentiero tra macerie e terreni incolti. La guerra aveva colpito duro quest’area. Non si vedeva volare una mosca né sentire una voce umana. Solo il rumore dei suoi passi sullo sterrato polveroso.
    In lontananza vide delle costruzioni fatiscenti. Camminò per lunghe ore come se inseguisse il miraggio della fata Morgana.
    «Che cerchi?»
    Udì la voce di un uomo in bianco, anche se questo affiorava solo qua e là.
    «Chi sei?» fece Clara, fermandosi.
    «Nulla. Una volta facevo il pane».
    Appoggiato al tronco stava l’uomo con una cicca spenta in bocca.
    «Lo vuoi?» chiese il panettiere, allungando una confezione.
    «Cos’è?» disse Clara, allungandosi per osservare meglio.
    «Un panettone Motta dei tempi buoni».
    Spalancò gli occhi sorpresa. “Di certo sarà scaduto” pensò, riprendendo il cammino.
    Si fermo davanti a un palazzo dalle forme strane. Pareva disabitato con i rivestimenti esterni cadenti e le finestre senza imposte.
    “Forse prima di questa fottutissima guerra era un palazzo di prestigio. Adesso è solo un rudere” e passò oltre.

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  5. Aprile. Un panettone stava ad aspettare su una mensola della cucina. Ogni giorno guardava la sua famiglia e si chiedeva perché l’avevano scelto se poi non avevano voluto che ne facesse parte. Guardava la moglie, un’infermiera triste, il marito, un panettiere pigro, il figlio, uno studente incallito, e li invidiava. Passava la giornata a guardar fuori dalla finestra di quel condominio di vetro e metallo in cui un giorno l’avevano portato. Vedeva sempre una montagna innevata quando guardava in alto e un orto incolto quando guardava in basso. Se guardava di fronte era costretto a vedere dove si trovava e cosa sarebbe successo. Se guardava di fronte non vedeva niente.
    Giugno.
    Arriva l’estate, e l’altra metà dell’anno é
    dimenticata, passata. Dimenticato il freddo, la neve, le feste, gli auguri, i regali, tutto dimenticato, in attesa che ritorni di nuovo. Giugno. Sulla mensola della cucina c’é un vaso pieno di fiori. Se guardassero in altro vedrebbero le montagne illuminate, se guardassero in basso vedrebbero un orto non piú incolto. Ma loro non guardano. Non sono interessati.
    Hanno preso posto di chi non c’é piú, ed é un peccato.
    Hanno preso posto di
    chi non ha potuto unirsi e festeggiare con la sua famiglia perché era stato dimenticato: un caro, vecchio, sensibile panettone.
    Un panettone scaduto.

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