Miniesercizio – 70


Anche oggi vi proponiamo il Miniesercizio!
Questo tipo di esercizio ha l’ambizione di sviluppare la fantasia dello scrittore attraverso un approccio visivo di tipo statico, appunto una fotografia.
L’aspetto di osservazione è fondamentale in quanto bisogna essere in grado di raccontare ciò che si vede a qualcuno che appunto non vede quel che guardate voi. E non è semplice farlo in modo originale e credibile.
Inoltre con i tre parametri definiti ogni volta diversi proponiamo una “confusione” mentale che può far scaturire una storia che non immaginavate neanche di poter pensare.
Per concludere il limite di parole, che vi obbliga a non dilungarvi in concetti relativamente inutili o ripetitivi e a concentrarvi su un buon contenuto.
Buon divertimento!
Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:
– Un palloncino viola
– Una ricetta di cucina
– Un atleta fallito
– La foto seguente
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Scrivete la vostra storia qui sotto nei commenti! Buon divertimento!

Invitate i vostri contatti su scriverecreativo.net!

Facciamo come le compagnie telefoniche! Se un vostro amico si iscrive pubblichiamo un vostro svolgimento! 😉

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9 pensieri su “Miniesercizio – 70

  1. Avvicinandosi la ricorrenza di Halloween non voleva mancare all’appuntamento con una delle tante inutili mode di importazione.
    Aveva preparato una lanterna con una zucca e con le parti di zucca tolte avrebbe preparato un bel risotto. Aveva scaricato la ricetta da internet.
    Sarebbe stato facile e, portandolo alla riunione della società di atletica, avrebbe riscattato la vergogna di aver fallito la prova di ammissione per la staffetta 4×100 metri, quando, inciampando su un palloncino viola che il vento, dispettoso, gli aveva fatto cadere in mezzo ai piedi, era rovinosamente ruzzolato dopo appena 40 metri.
    Ma il suo sogno non si realizzò. La candela accesa dentro la zucca fece esplodere la stanza satura di gas.
    Anche come cuoco aveva fallito!

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  2. “Voglio una torta a forma di palloncino viola”. Questa era stata l’assurda richiesta di Jake per il suo decimo compleanno. Una richiesta per cui ora Annie si ritrovava in ginocchio, circondata da fogli, quaderni e appunti, alla disperata ricerca della ricetta della sua torta preferita. Era ormai da ore su quel pavimento, esausta, quando finalmente scorse l’agenda blu delle ricette. Cominciò a sfogliarla convulsivamente, violentemente, con il rischio di strappare le pagine. Giró l’ennesima pagina con forza e il suo cuore mancò un battito. Si ritrovò di fronte ad una foto di almeno vent’anni prima, che ritraeva due zucche intagliate. Will aveva scattato quella foto. Le lacrime scesero, inesorabili e per un attimo vide di fronte a lei il giovane Will, l’atleta forte e giovane che l’aveva amata tremendamente. Quello era stato il migliore Halloween della sua vita. Dopo quel 31 ottobre tutto era andato a rotoli: lui si infortunó, la sua carriera finí e il loro amore fu stravolto e distrutto dal caso.
    “Mamma, perché piangi?” Jake era entrato nella stanza di soppiatto. ” Mamma è triste, non riesce a trovare la ricetta per la tua torta! Vieni e abbracciala”.

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  3. Seduto alla sedia della cucina beveva lentamente, a piccoli sorsi, il suo cognac. Aspro e dolce al contempo, assaporava la delusione di aver perso di nuovo l’ennesima gara…lo avrebbero rimpiazzato…certo. Gli occhi fissavano immobili un vecchio foglio malandato, abbandonato sul ripiano della cucina.
    La mamma era passata, come al solito gli aveva lasciato una ricetta facile e veloce. Si preoccupava tanto, povera donna. Mille sacrifici, le ore attese in macchina aspettando che finisse gli allenamenti.
    Continuò a fissare il vuoto davanti a sè, sentì una presenza alle spalle, si voltò di scatto cercando di darsi una spiegazione nei pochi secondi che correvano folli.
    Un palloncino viola fluttuava nell’aria, rimase di pietra, chiuse gli occhi immaginando di trovarsi altrove, li riaprì. Il palloncino era scomparso, aveva bevuto troppo, forse. Nello spegnere le luci di casa guardò il calendario appeso di fronte a lui in salotto. 31 Ottobre…scherzi di Halloween, pensò sorridendo, spense le luci desiderando solo di andare a dormire.

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  4. ….prima di andare a letto, però, pensò bene di prendere dal frigo la zucca vuota che gli aveva lasciato la mamma in frigo. La intagliò alla meglio, aprì un cassetto della camera da cui tirò fuori una candela bianca, di quelle profumate.
    La luce si spandeva calda, diffondendo di arancione le tenebre…
    “Buon Halloween caro Jack…grazie della visita”
    Girando le spalle si diresse in camera pronto per incontrare Morfeo e i suoi terrificanti folletti stregati.

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  5. Giuseppe guardava con curiosità quel palloncino viola che dondolava pigro in mano a un giovane dall’aspetto atletico.
    Guardò sua madre che lo teneva per mano nella speranza che cogliesse il suo desiderio ma non fu così. Lei aveva solo gli occhi per quel giovane e non per quello che teneva stretto nel pugno.
    Enrico si era ridotto a vendere palloncini colorati dopo aver fallito l’avventura di calciatore. Giovane promessa bruciata dal suo scarso rendimento in campo. L’unica cosa di buono rimasta era un fisico atletico che colpiva l’immaginazione delle donne. La madre di Giuseppe non aveva saputo resistere dall’osservarlo.
    Giuseppe, visto il suo scarso interesse per il palloncino viola, volse lo sguardo verso una vetrina. C’era esposto un disegno con uno strano ghigno.
    «Mamma cos’è?»
    «Stasera inizia Simhian e i morti escono nel mondo» provò a spiegargli. «Quello è una zucca di Halloween».
    «Ma io ho paura dei morti» piagnucolò il bimbetto.
    «Ma no. Loro sono buoni se gli offri un dolcetto» gli disse la madre.
    «Andiamo a casa a preparare i dolcetti».
    «Oltre ai biscottini ti preparo il risotto di zucca. Quello che ti piace tanto».
    Allegri si avviarono verso casa.

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  6. Torno’ a casa dopo l’ennesima corsa persa. Il trofeo, macabro premio di consolazione, un palloncino viola.
    Ma non finisce qui, era la vigilia di halloween è magro e sconfitto sembrava già fosse vestito da atleta zombie sulla strada di casa.
    Entró, e in cucina c’era la madre ad aspettarlo, intenta a seguire la ricetta del suo dolce preferito, fatto con il cervello di quella spaventosa zucca vuota.
    Non avrebbe mai più vinto una gara ma fini per riempire la sua stanza di zucche vuote e resti di palloncini sgonfi.

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